L’inutile business dell’igiene intima femminile

La vagina è auto-pulente: quindi perché esiste un’industria igienica a essa destinata, per giunta spesso pericolosa per la salute?

Premessa: la vagina è un muscolo tubolare che unisce la cervice all’apertura vaginale, che invece si chiama vulva e rappresenta i genitali esterni.

Secondo un sondaggio condotto nel Regno Unito su oltre 2 mila donne dalla Jo’s Cervical Cancer Trust, il 35% delle donne si imbarazza per il proprio corpo durante il pap test, il 34% si preoccupa dell’aspetto della proprio vulva e il 38% è in ansia rispetto all’odore che può emanare. Percentuali che possono solo aumentare quando la paura del giudizio si sviluppa nel corso di un rapporto sentimentale. Secondo una indagine riportata sul New York Times, una donna su tre si preoccupa, in generale, che la propria vagina abbia un cattivo odore. Tutte queste paure alimentano un mercato, non inutile ma proprio dannoso, che è l’industria igienica riservata alle donne: lavande vaginali, ovvero miscele di acqua e detergenti da spruzzare all’interno della cavità vaginale; ma anche assorbenti profumati; o anche detergenti intimi spesso molto aggressivi.

Il grande, inutile e pericoloso mercato dell’igiene intima femminile

Come ci spiega la pubblicità, le donne avrebbero bisogno di un detergente intimo dedicato – che abbia sì un pH specifico, certo, ma anche magari che sia antibatterico e deodorante – mentre gli uomini no. Da qualche anno anche le bambine – ma i bambini no – hanno detergenti intimi pensati per loro. Tutto gioca (alla fine è la mamma che compra) sulla nostra abitudine a sentirci inadeguate, e anche un po’ sporche, quando parliamo di parti intime, di mestruazioni e di leggi ad hoc per garantire il congedo mestruale.

Eppure la scienza ha stabilito da tempo che un detergente antibatterico può creare resistenze pericolose e comunque non lava meglio di uno non-antibatterico (e vale anche per le pulizie della casa), che le profumazioni dei prodotti per l’igiene in generale possono danneggiarci (e invece vengono proposti, e con buon successo, addirittura assorbenti profumati), e che il talco, messo lì, non è benefico (ma collegato al tumore alla cervice) per la nostra vulva, mentre le lavande vaginali sono il prodotto di una distorsione (indotta) della nostra psiche. Sarebbe un po’ come pensare di dare una lavata al pancreas o al retto.

Il rischio di cancro alle ovaie sale in rapporto all’uso dei prodotti detergenti della vagina

Un recente studio statunitense ha dimostrato che il rischio di sviluppare un cancro alle ovaie quasi raddoppia nelle donne che hanno l’abitudine di usare lavande vaginali, e sono milioni di donne nel mondo (un quarto delle donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni usa lavande vaginali negli Usa, secondo una stima dell’HHS). Studi precedenti avevano già collegato l’uso di lavande o l’uso di dispositivi per il lavaggio vaginale all’infezione da lieviti, a malattie infiammatorie e a gravidanze ectopiche.

I ricercatori hanno anche trovato associazioni tra le lavande e il cancro alla cervice, riduzione della fertilità, maggior rischio di contrarre HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili.

Insomma, paghiamo per consumare prodotti che danneggiano la nostra salute, proprio come sprechiamo tempo per renderci sempre migliori di quello che siamo, ma solo limitatamente all’aspetto fisico: ci depiliamo, ci levighiamo, ci sottoponiamo a trattamenti di bellezza di ogni tipo, e infine ci trucchiamo, ma solo dopo aver scelto il colore di scarpe giusto da abbinare al vestito. Spesso andiamo anche oltre, nel “curare” la nostra inadeguatezza, e lo scorso anno 22 donne con tumore alle ovaie sono state rimborsate da Johnson&Johnson perché un giudice ha stabilito, sulla base di studi come questo, che la causa della loro malattia risaliva al talco usato per profumarsi le parti intime. Sei di queste donne sono già morte.

In tutto sono ad oggi oltre 13.000 le donne che hanno citato in giudizio Johnson&Johnson per tumori associabili ai suoi prodotti. Eppure il talco continua ad essere commercializzato, solo o all’interno di altri prodotti, esattamente come le lavande vaginali e molti altri prodotti “igienici” potenzialmente dannosi.

Photo by Gesina Kunkel on Unsplash

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente