Foto di Sabine van Erp da Pixabay

Liste d’attesa troppo lunghe: 2 milioni di italiani rinunciano a curarsi

Dal ministro della Salute arriva il nuovo piano di Governo che fissa i tempi massimi per le prestazioni sanitarie. Ecco cosa cambia

Due milioni di italiani nel corso del 2017 hanno rinunciato a sottoporsi a visite o accertamenti specialistici a causa della lunghezza delle liste di attesa. Il dato arriva dal documento “Attività conoscitiva preliminare all’esame del disegno di legge recante bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”, redatto dall’Istat e presentato dal Presidente dell’Istituto Maurizio Franzini alle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato il 12 novembre scorso.

I più anziani rinunciano maggiormente

A rinunciare più spesso le persone tra i 45 e 64 anni e gli ultrasessantacinquenni. Parlando in percentuali, rispettivamente il 5% e il 4,4% delle persone comprese in queste due fasce d’età lo scorso anno, davanti a tempi di attesa eccessivamente lunghi, ha desistito dal farsi visitare o dal sottoporsi a un accertamento specialistico. Distinguendo le prestazioni sanitarie, la rinuncia a causa di liste di attesa troppo lunghe è più frequente per le visite specialistiche (2,7%) rispetto agli accertamenti specialistici (1,6%).

Accesso alle cure e povertà non vanno d’accordo

Se la rinuncia a visite o accertamenti specialistici a causa delle liste di attesa riguarda nel complesso circa 2 milioni di individui (ovvero il 3,3% dell’intera popolazione), oltre 4 milioni di persone nel nostro Paese  rinuncia invece a curarsi per motivi economici (6,8%). “Rilevante – ha affermato il presidente dell’Istat – è l’intreccio tra rinuncia e condizioni economiche”. “Tra quanti dichiarano che le risorse economiche della famiglia sono scarse o insufficienti – si legge nel documento dell’Istat – l’incidenza della rinuncia alle prestazioni specialistiche è complessivamente pari al 5,2%, a fronte dell’1,9% tra le famiglie che dichiarano di avere risorse ottime o adeguate”.

Il nuovo piano nazionale di Governo

Nel tentativo di mettere un argine alla problematica dei tempi troppo lunghi, il ministro della Salute Giulia Grillo ha trasmesso alle Regioni il nuovo Piano Nazionale di Governo per il contenimento delle Liste d’Attesa (PNGLA) che fissa i tempi massimi per le prestazioni sanitarie. ” Il piano mancava da quasi 10 anni e conteneva generiche azioni di governo”  ha affermato il ministro della Salute . “Ora mettiamo regole certe e stanziamo fondi per dire basta alle attese infinite per una visita medica o un esame diagnostico. Pur lasciando l’autonomia alle Regioni, il ministero della Salute garantirà il monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici, ma anche delle prestazioni ambulatoriali in regime libero-professionale. Sembrano concetti tecnici, ma riguardano la vita di tutti noi cittadini”. Per controllare la piena attuazione del Piano nazionale verrà istituto presso il ministero della Salute l’Osservatorio Nazionale sulle Liste di Attesa, composto da rappresentanti del ministero della Salute, dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), delle Regioni, dell’Istituto Superiore di Sanità e dalle Organizzazioni civiche di tutela del diritto alla salute.

Cosa cambierà

Il nuovo Piano di contenimento delle liste d’attesa sarà valido fino al 2020 e conferma il diritto dei cittadini di ricorrere all’intramoenia (la possibilità di essere visitati “privatamente” da un medico in strutture pubbliche) a carico dell’azienda come strumento “eccezionale e temporaneo” per abbattere le liste d’attesa quando la prestazione medica non può essere erogata entro i tempi stabiliti. Il paziente dovrà pagare soltanto il ticket come se si trattasse di una normale visita in regime pubblico (diritto del paziente già previsto dall’articolo 3 del dlgs 124/1998, ma finora ignorato dalle asl). Previste quattro classi di priorità per visite e analisi (urgente entro 72 ore; breve entro 10 giorni; differibile entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per le analisi; programmata entro 120 giorni) e quattro classi anche per i ricoveri (dai casi gravi entro 30 giorni, ai casi non gravi entro 12 mesi).

 

Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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Miriam Cesta

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Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.