Spiagge private - Italia

Lo scandalo delle spiagge private italiane

Lo stato ha rinnovato le concessioni senza gara per 13 anni. E i gestori ne approfittano aumentando i prezzi

Nella penisola, oltre la metà delle spiagge sono date in concessione dallo Stato a società private. Secondo le regole europee, la concessione degli stabilimenti balneari dovrebbe essere assegnata al miglior offerente in base a una gara ma l’Italia ha deciso di estendere le concessioni agli attuali gestori senza nessuna gara per altri 13 anni e ora rischia una penalità dall’Unione Europea.

Più della metà delle spiagge in Italia non sono libere

In Italia, molto più che in qualsiasi altro Paese che affacci sul Mediterraneo, le spiagge in maggioranza sono gestite da operatori privati che affittano sedie a sdraio e ombrelloni ai clienti e impediscono l’accesso a chi non paga, sebbene l’accesso al mare in teoria dovrebbe essere garantito a tutti per legge.

Secondo le stime di Legambiente le spiagge libere rappresentano meno del 50% del totale delle spiagge italiane. La maggior parte del litorale è quindi in mano ai privati per concessione dello Stato.

Assegnazioni senza gara prorogate fino al 2013

E, anche se in teoria le concessioni allo scadere dovrebbero essere assegnate attraverso una gara, in realtà sono sempre state automaticamente rinnovate alla scadenza. E addirittura questo mese di luglio tutte le concessioni sono state rinnovate fino al 2033.

Canoni di affitto irrisori

Inoltre i canoni pagati da questi gestori allo Stato quasi sempre sono irrisori. Un’incoerenza denunciata anche dall’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che ha dichiarato a Repubblica: “L’Italia riceve solo 100 milioni di euro all’anno da tutte le concessioni marittime. Non è praticamente nulla. Queste concessioni, che vengono trasmesse in famiglia, non sono mai oggetto di una competizione e pagano affitti irrisori. Un esempio? Lo stabilimento più vicino a Capalbio in Toscana paga 4.500 euro di affitto all’anno. Un posto al suo interno per la stagione estiva costa circa 3.000 euro. Noleggiando un solo ombrellone , questa struttura rimborsa quasi tutto l’affitto. Questo ovviamente non è giusto“.

Per Carlo Calenda, sarebbe quindi necessario mettere a gara le concessioni. Un bando di gara che ricompensi i gestori “che hanno fatto investimenti per migliorare la costa dando loro punti aggiuntivi“. Se questo sistema – che lui stesso aveva proposto quando era ministro – non è stato messo in atto la ragione è semplice secondo Calenda: i gestori di queste strutture balneari sono una lobby molto potente e ramificata, capace di influire sulle scelte politiche.

Gestori in difficoltà?

Critiche inaccettabili per Deborah Bergamini di Forza Italia che è stata la promotrice in parlamento di questa estensione delle concessioni. “In un momento del genere ci deve essere un ulteriore aiuto per le piccole aziende italiane in difficoltà”, ha detto.

Il prezzo salatissimo per andare al mare

Le “aziende italiane” in questione citate dalla Bergamini del resto spesso fanno pagare molto salato l’accesso al mare. Ecco alcuni esempi citati dal Codacons:

  • Venezia, Lido Hotel Excelsior. Capanna per 3 persone 453 euro al giorno;
  • Forte dei Marmi, Spiaggia dell’Augustus Hotel. Tenda per 3 persone 450 euro al giorno;
  • Marina di Pietrasanta, Twiga. Tenda araba per 4 persone 400 euro al giorno
  • Lerici, Eco del Mare, Cabina de luxe per 4 persone 389 euro al giorno,
  • Savelletri (Brindisi), Lido Pettolecchia. Gazebo per 3 persone 300 euro al giorno.

E ancora: “causa il coronavirus” molte amministrazioni cittadine hanno ristretto l’accesso alle spiagge private e molti stabilimenti hanno aumentato a dismisura i prezzi. Per esempio in penisola sorrentina segnalano che i prezzi in alcuni casi sono addirittura triplicati rispetto all’anno scorso.

L’accesso al mare in questa condizioni diventa una questione di discriminazione di classe tra chi è abbiente e può permetterselo a gli altri.

La Commissione europea interverrà?

La proroga delle concessioni viola le regole del mercato interno dell’UE, nell’ambito delle quali le concessioni dovrebbero essere date solo per periodi limitati e attraverso procedure di gara. Secondo un avvocato intervistato dal giornale online di Bruxelles Politico, esiste “il rischio concreto che la Commissione europea avvii una procedura di infrazione contro l’Italia in materia”.

Un intervento dall’Europa che Legambiente richiede anche attraverso un comunicato stampa: “l’Europa deve intervenire. Devono essere introdotti standard chiari e trasparenti per l’assegnazione delle concessioni marittime, con criteri che migliorino questi stabilimenti che adottino esperienze virtuose e che consentano un accesso corretto e sostenibile alla costa. E inoltre è necessario prendersi cura delle spiagge libere, un bene primario che si riduce di anno in anno. ”

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Bruno Patierno

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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