Lo spinnamento degli squali: una barbarie da eliminare

Il Canada è il primo Paese del G7 a bandire – finalmente – una pratica disumana come il finning. Ecco perché ci stiamo arrivando così tardi (e così lentamente)

La strage di squali, torturati e uccisi tramite l’arte barbara dello spinnamento, o finning, è l’emblema di quanto sia approssimativa la nostra conoscenza del mondo naturale. L’immaginario collettivo, quando parliamo di animali, spesso si basa su una cinematografia del tutto ingiusta. È il caso de “Lo Squalo” di Steven Spielberg, del 1975. Pensato come prototipo del blockbuster estivo, la sua uscita è stata poi considerata un momento di svolta nella storia del cinema. Vinse 3 premi Oscar, e addirittura è spesso citato come uno dei film migliori di sempre. Fu seguito da tre sequel, e da infiniti thriller copia. Quel che è peggio, nel 2001 “Lo squalo” venne selezionato dalla Biblioteca del Congresso per la Conservazione nel National Film Registry degli Stati Uniti, essendo considerato “culturalmente, storicamente o esteticamente significativo”.

Dal punto di vista di un conservazionista, tuttavia, “Lo Squalo” ha fatto danni immani, un po’ come la storia di Cappuccetto Rosso ha fatto con il lupo, o Bambi ha determinato – per il verso contrario – con i cerbiatti, emblema della bontà assoluta (ma oggi vanamente combattuti dagli agricoltori, vista la crescita esponenziale del loro numero in molte zone d’Italia: leggi qui per saperne di più).

Tornando agli squali, per ragioni sommariamente riconducibili al capolavoro di Spielberg, l’opinione pubblica e la politica hanno a lungo considerato lo squalo un nemico da combattere. Ma nessun animale è inutile, e tantomeno esiste una specie dannosa. Animali molto più pericolosi dello squalo sono la zanzara, o l’ippopotamo: e lo sapremmo, se il paffutto predatore non fosse stato scelto per rappresentare la tenerezza nella campagna pubblicitaria di una nota marca di pannolini.

E così, quando parte degli ambientalisti ha cercato di smuovere le acque a favore degli squali, ha trovato un muro.

Gli squali sono decimati per varie ragioni, tra le quali la prelibata zuppa di pinna di squalo, celebre in Asia e in tutte le China Town del mondo. Tuttavia per produrre questa ricetta, per un animale che non viene altrimenti considerato dall’uomo una fonte di sostentamento, si pratica il cosiddetto spinnamento: si pesca l’animale, gli si taglia la pinna da vivo, e lo si rilascia in mare, dove soffoca perché ovviamente non riesce più a nuotare.

Secondo le Nazioni Unite, ogni anno circa 73 milioni di squali vengono uccisi solo per le loro pinne. Il ministro della pesca canadese, Jonathan Wilkinson ha quindi fatto sapere: “Lo spinnamento degli squali è una pratica distruttiva che contribuisce al declino del numero degli squali e rappresenta un’attiva minaccia agli ecosistemi oceanici”.

Il Canada, che vanta una enorme comunità di origine asiatica e cinese, è ora il primo Paese tra i membri del G7 a vietare il commercio di pinne di squalo. Aveva vietato lo spinnamento nelle sue acque territoriali, a partire già dal 1994, ma fino ad oggi aveva permesso l’importazione delle pinne, restando comunque uno dei principali mercati di destinazione di questo prodotto, dopo l’Asia.

È chiaro che a minacciare le varie specie di squalo non è tanto questo fenomeno, quanto la pesca intensiva e i cambiamenti climatici, ed è pur vero che non sempre la produzione di pinne di squalo avviene con i metodi disumani dello spinnamento. Tuttavia questa è la pratica più frequente, e una presa di posizione come quella canadese non serve solo ad arginare un fenomeno crudele, e a fermare il declino delle specie di squalo, oggi a rischio, ma soprattutto a gettare luce su una specie animale affascinante e cruciale per l’ecosistema marino. Proprio come tutte le altre.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente