Lo stupido continua a guardare il dito

La sapete la barzelletta sul gufo?

C’è una vecchia barzelletta che mi rappresenta bene: un tizio va in un negozio di animali e vuole comperare un pappagallo ma il negoziante li ha finiti e allora gli vende un gufo dicendogli che è un pappagallo. Dopo una settimana il cliente va ancora nel negozio di animali e il proprietario gli chiede: “Come va il pappagallo?” e il cliente risponde: “Non parla ma sta tanto attento!”

Ecco, da anni questa è la mia storia di riferimento. Come il gufo sto attenta ma soprattutto mi stupisco, guardo e non capisco bene, sto attenta e continuo a non capire.

In questi giorni il mio gufo guarda sconcertato le notizie su Greta Thunberg, o meglio il fango che le stanno tirando addosso da tutte le parti.

Rita Pavone, Maria Giovanna Maglie, Vittorio Feltri, il suo pranzo sul treno, la sua sindrome di Asperger definita malattia e che malattia non è come è ben specificato in questo articolo.

«Definire la sindrome di Asperger non è semplice, ma volendo offrire una prima identificazione, possiamo usare quella fornitaci dal DSM-5 (Manuale Diagnostico-Statistico dei Disturbi Mentali, versione aggiornata del 2013): disturbo dello spettro autistico. Per semplicità e chiarezza continueremo ad utilizzare il termine ‘Sindrome di Asperger’ anche se il DSM-5 ha deciso di abolire tale termine e di sostituirlo con ‘Disturbo dello Spettro Autistico livello 1 senza problemi intellettivi e di linguaggio’».
Cosa significa? Che le persone con la Sindrome di Asperger presentano alcune caratteristiche e manifestano alcuni comportamenti afferenti all’autismo.  
Avere la sindrome di Asperger non significa essere “malati di mente”, ma avere un cervello che funziona in modo differente rispetto ad uno “neurotipico”, e dunque essere “neurodiverso”.
Significa che per tale ragione i bambini e gli adulti con sindrome di Asperger possono e devono svolgere una vita del tutto normale, sia sotto il profilo scolastico-lavorativo che delle relazioni interpersonali.»

Tutti a guardare il dito, evitando accuratamente di guardare la luna.

Malafede? Grettezza? Idiozia? Cattiveria?

Non lo so, il mio gufo non riesce a capacitarsi. Ed è sempre più convinto che i mondi paralleli siano qui, senza scomodare troppa fantascienza.

C’è un mondo parallelo che ha paura dell’uomo nero, che ritiene che poche decine o migliaia di migranti metteranno a ferro e fuoco il nostro bel Paese, che non si rende conto che l’Italia invecchia a vista d’occhio e i migranti sono un’opportunità perché giovani, forti e «hanno il futuro nel Dna», come ha scritto la mia amica Cinzia Lenzi in occasione della manifestazione per il clima a Bologna mentre guardava sfilare migliaia di ragazzi; mi ha inviato una foto di una bimba di non più di 5 anni con un cartello che diceva: “Siamo le nipoti delle streghe che non siete riusciti a bruciare”. Geniale.

C’è un mondo parallelo che è convinto che tutti, ma proprio tutti vogliano fregarti qualcosa. Che non esiste la buonafede, l’impegno, la passione, l’amore per gli altri, l’empatia.
Il mio gufo pensa che fanno una gran brutta vita ma non può smettere di sentirli perché sono quelli che urlano più forte. Gli altri sono troppo occupati a fare volontariato, a ridere e a fare cose belle per mettersi a sbraitare.

Ecco, qui il mio gufo si consola un po’. Perché Maria Giovanna Maglie, Vittorio Feltri, Rita Pavone e simili in realtà sono persone infelici, troppo prese a preservare il loro poco prezioso culo per girare la testa e guardare avanti e vedere il nuovo che avanza.

Su Vanity Fair un articolo dove Greta Thunberg risponde alle critiche «Non c’è nessuno “dietro” di me: Greta Thunberg risponde agli haters»

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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