Lorenzo Orsetti in Italia sarebbe stato un “sorvegliato speciale”

Perché chi combatte il terrorismo è trattato come un terrorista?

Il valore di persone come Lorenzo Orsetti non è argomento da snocciolare in 3500 battute. Forse, il valore di chicchessia non dovrebbe proprio diventare argomento di articoli di giornali o presunti tali.

Lorenzo è stato un combattente italiano delle Unità di protezione popolare (YPG) che rientrano nell’inquadramento delle Forze siriane democratiche (SDF). È morto a 33 anni, in uno scontro a fuoco ravvicinato nell’area di Baghuz, in Siria, pochi giorni prima che venisse liberato dalle ultime tracce del sedicente Stato Islamico. Altri 5 giorni e avrebbe festeggiato la liberazione di Baghuz.

Mustafa BaIi, portavoce delle Forze democratiche siriane, ha dedicato la vittoria alle «migliaia di martiri» e a tutti quelli che in questi anni hanno lottato assieme ai curdi siriani contro gli jihadisti dello Stato islamico.
Si stima che siano centinaia i combattenti stranieri che si sono uniti alle YPG nella guerra contro l’ISIS,  donne e uomini provenienti da diverse parti degli Stati Uniti e dell’Europa; ma intorno a loro l’opinione pubblica è divisa e molti, troppi, insinuano che non ci siano differenze tra loro e gli altri foreign fighters. La speranza è che i mezzi d’informazione nazionali che in questi giorni hanno fatto girare sulle pagine dei giornali o sui servizi in TV il testamento video di Lorenzo non soltanto mantengano viva l’attenzione su Lorenzo, ma approfondiscano i profili, i contesti e le differenze dei foreign fighters, perché ci sono. Nel suo video testamento, Lorenzo Orsetti si dice pronto a morire «con il sorriso». Nessuno muore con il sorriso, la morte è orrenda, sempre, e la sua continua reiterazione in ogni angolo non le toglie un grammo di orrore. È però con il sorriso che alcuni uomini andrebbero tenuti nel proprio animo. Non eroi, non morti, non fiori come canta quella certa canzone, ma uomini.

Se Lorenzo fosse tornato in Italia vivo, una procura avrebbe richiesto per lui la sorveglianza speciale con l’accusa di essere un soggetto «socialmente pericoloso».

Sfugge il motivo. Lorenzo Orsetti non ha violato nessuna legge dello stato italiano né alcuna legge europea. Le truppe del YPG con cui Lorenzo combatteva non rientrano fra le organizzazioni considerate terroristiche, né in Italia, né altrove. Le YPG non compaiono nella lista compilata dall’Italia, dall’Unione Europea o dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Le YPG fanno parte delle Forze siriane democratiche, alleate dell’Italia nella guerra contro l’Isis attraverso la Combined Joint Task Force voluta proprio dagli Stati Uniti che hanno lanciato la missione internazionale Inherent Resolve, dove oggetto del resolving è proprio la distruzione.

I successi dei combattenti curdi hanno però messo in allarme il Presidente turco Erdogan, che teme l’autonomia del popolo curdo, da anni in lotta contro le forze di sicurezza di Ankara, alleata degli Stati Uniti. Recentemente Donald Trump ha annunciato  una drastica riduzione delle proprie forze militari a sostegno dei curdi (circa duemila uomini), e il timore è che lo abbia fatto per dare buon gioco a Erdogan per chiudere “la questione dei curdi”. Chiuderla con rappresaglie come quella del 2018 ad Afrin, nella Siria del Nord, quando l’esercito turco pro-jihadista, che fa parte della Nato, ha assalito la città violando qualsiasi legge territoriale siriana e trattato internazionale con l’obiettivo di distruggere proprio quelle YPG che si sono rivelate così indispensabili nella lotta contro l’Isis. Per tutti noi. L’Isis contro cui combatteva Lorenzo e contro cui continuano a combattere le milizie del YPG è l’Isis che rivendica gli attacchi terroristici che tanto ci scuotono quando avvengono in Europa.

Perché l’Italia tratta come terroristi coloro che hanno combattuto e combattono contro i terroristi?

Lorenzo Orsetti, se fosse rientrato in Italia, sarebbe stato sottoposto a sorveglianza speciale. La sorveglianza speciale consiste in una serie di provvedimenti estremamente limitanti: al sorvegliato speciale viene proibito di dimorare presso la propria città, viene ritirato il passaporto e la patente di guida, viene revocata qualunque licenza o iscrizione ad albo professionale, non può incontrare più di tre persone alla volta (non può partecipare a riunioni, conferenze, presentazioni di libri, manifestazioni, in una parola, gli è preclusa la collettività), ha il divieto di frequentare persone che abbiano avuto condanne (anche minori), ha l’obbligo di coprifuoco, eccetera.

Non ultimo, per chi ha rischiato la vita in difesa, non in offesa, di quella altrui, la sorveglianza speciale è un tentativo di infamia. Rimane però un mero tentativo.

Perché a Lorenzo Orsetti, a Jacopo Bindi, a Davide Grasso, a Fabrizio Maniero, e a Eddi Marcucci diciamo grazie.  

Allo Stato italiano, chi per esso, diciamo invece che aspettiamo che faccia almeno una telefonata al padre di Lorenzo.

E no, non è una questione di stile. 

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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