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Lotta al Covid 19: l’esempio di Piacenza

Il metodo di assistenza domiciliare messo a punto da Luigi Cavanna

Da Piacenza Lorena Tassara mi scrive:

Anche a Piacenza i contagi crescono gradualmente  ma ci sono più asintomatici che casi gravi, per ora. Le USCA funzionano e i sintomatici non gravi sono curati a casa. Bisogna dire che in Emilia Romagna i servizi sono efficienti. Gli screening sierologici per studenti e famiglie degli studenti sono garantiti da una settantina di farmacie nella città di Piacenza e provincia e i vaccini anti-pneumococco e antinfluenzali gratuiti  ci sono in qualsiasi ambulatorio di base. Diciamo che Bonaccini  (il presidente della Regione)conferma  la tradizione preventiva dei nostri servizi sanitari. Però Milano è  una metropoli! In Emilia Romagna non ci  sono metropoli! Il territorio si gestisce meglio…. forse….

Quindi, si può fare…

Il “caso Piacenza” ci dice che si può fare, con una buona organizzazione preventiva si possono curare meglio le persone affette da Covid-19, si può ridurre il numero di casi gravi, si può dare maggiore sicurezza e fiducia alle persone rispetto alle istituzioni. Vale la pena di parlarne perché, mai come oggi, abbiamo bisogno di casi esemplari da mettere in evidenza che indichino alle istituzioni che li vogliano vedere la strada da seguire.

Il metodo Luigi Cavanna

Luigi Cavanna, sessant’anni, primario di oncoematologia all’ospedale di Piacenza, ha messo in piedi, sin dai giorni del lockdown in Italia,  quello che ormai all’estero è conosciuto come il “metodo Cavanna”. Ne hanno parlato e ne parlano i media internazionali come metodo da seguire, dal Time ai giornali indiani, se ne parla meno in Italia…

Il “metodo Cavanna” è centrato sulla assistenza domiciliare, sin dai primi sintomi, delle persone affette da Covid-19. Come funziona? Facciamolo raccontare da lui, con le parole che ha usato in una intervista alla trasmissione La Bussola di Radio24. Vale la pena di ascoltarlo.

Più velocemente ci rendiamo conto che il covid va curato a domicilio, prima risolveremo questa pandemia. Il covid è una malattia infettiva che provoca come complicanza la polmonite. Più precocemente viene curata, più si hanno risultati buoni e meno le persone peggiorano e questo lo abbiamo toccato con mano. Ma se di fronte a una malattia virale dai una risposta ospedalocentrica sbagli tutto. Noi ce ne siamo accorti. Già ai primi di marzo ci siamo resi conto che in ospedale arrivavano centinaia di malati e questi erano tutti – e dico tutti – con una storia di tosse, febbre e mancanza di fiato che durava da giorni. La gente era a casa, non guariva e poi ad un certo punto non resisteva più e andava al Pronto Soccorso disperata. Così veniva ricoverata, intubata e poteva capitare che morisse. Da lì per noi è scattato l’uovo di Colombo. Ci siamo chiesti: queste persone quando sono in ospedale che cura ricevono? Somministravamo inizialmente antivirale e idrossiclorochina mattina e sera, tre pastiglie e ci siamo detti: se noi queste pastiglie le diamo 15 giorni prima può cambiare qualcosa? Possono non intasare gli ospedali? Se portiamo queste cure a casa non è meglio? Così siamo partiti con una squadra

Sette équipe per l’assistenza domiciliare a Piacenza

“I cinesi dicono che se gli antivirali sono somministrati precocemente molto facilmente non si innesca quel processo infiammatorio che si chiama “tempesta citochinica”. Abbiamo visto che se si interviene precocemente si blocca la risposta iper-immunitaria e i polmoni non vengono devastati. Abbiamo cominciato ad andare nelle abitazioni a Piacenza con una metodica approvata: un medico e un’infermiera con un ecografo e il tampone. Fatta la diagnosi di Covid lasciamo un saturimetro e i farmaci. In questo modo abbiamo curato tante persone con una risposta favorevole. Dopo 15 giorni, abbiamo rafforzato le équipe e siamo arrivati a sette équipe su tutto il territorio di Piacenza. Abbiamo raggiunto finora 300 pazienti, non è morto nessuno. Stiamo monitorando il follow up dei 30 e 60 giorni per la pubblicazione scientifica, ma il risultato è quello“, ha continuato Cavanna.

“Serve una linea guida a livello centrale”

Manca una linea guida a livello centrale che dica: se il malato ha febbre fino a 38 chi lo va a visitare a casa? Nella nostra realtà ci vanno le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), ma non è così in tutt’Italia. I medici di base non hanno protocolli dato che cambiano tutti i giorni. Allora i malati chiamano il Pronto soccorso. È questo l’errore da evitare. Lo ripeto: bisogna curarli a casa. Andando al Pronto Soccorso succede che vengono ricoverati mentre non andranno in ospedale quelli che hanno il cancro o l’infarto o l’ictus con gravi ripercussioni su una fetta di patologia umana. I decisori al governo devono smetterla di continuare a parlare di terapie intensive, devono cominciare a dire “curiamoli a casa” altrimenti dovremo riempire le chiese per curarli“, ha continuato l’oncoematologo.

“I cinesi hanno codificato cinque stadi. Il primo è quello della forma asintomatica o paucisintomatica chiamata Mild (blanda), che non necessita alcuna cura. Il secondo stadio è una polmonite semplice. Qui si interviene con idrossiclorochina, quando finalmente tornerà possibile e spero presto. In più azitromicina e cortisone, che può essere desametasone o prednisone. Il terzo stadio è la polmonite di moderata gravità. Ossigeno a domicilio; è sufficiente avere un care giver che si prenda cura del malato a casa. Solo col IV e V stadio, rispettivamente forma severa e quella di pre-collasso, allora si va in ospedale. Come vede la diagnosi medica è fondamentale, non stiamo parlando di automedicazione. Mentre oggi in Italia si va in ospedale già al secondo stadio. In ospedale arrivano malati che possono e devono essere curati a casa. Bisogna invertire immediatamente la tendenza e domiciliare il più possibile il malato“.

Foto comune.piacenza.it: Piacenza, piazzale Cavalli al tramonto

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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