Lotti di Amazzonia in vendita su Facebook: L’inchiesta della BBC

Quando il progresso fa rima con barbarie

Decine di annunci pubblicitari nella sezione “Vendita di immobili residenziali” di MarketPlace, uno spazio Facebook aperto a tutti gli utenti. Tra gli annunci si trovano in vendita pezzi di Amazzonia e aree appena disboscate altrove da individui, criminali, che se ne sono impossessati illegalmente. Lotti di terra destinati esclusivamente ai popoli indigeni, in aree protette come quelle Unidades de conservação e Terras indígenas, sulle quali la legge brasiliana ha da sempre imposto il divieto di vendita e di deforestazione (reato che prevede multe e detenzione fino a 4 anni). Da quando nel 2019 è entrato in carica il presidente Jair Bolsonaro, la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana è cresciuta dell’85% rispetto all’anno precedente, arrivando a 10.123 km2 e superando per la prima volta la soglia simbolica di 10.000 km2, da quando cioè il fenomeno della deforestazione ha cominciato ad essere monitorato ufficialmente dall’INPE nel 2008. Una devastazione in gran parte imputabile all’abbattimento selvaggio e senza controllo della legna, destinata per oltre il 70% al mercato europeo, all’estrazione mineraria e all’attività agricola su terreni normalmente protetti.

I grileros

Il mercato fondiario illegale è condotto da criminali che agiscono forti dell’imminente Congresso federale brasiliano voluto dallo stesso Bolsonaro, che, da un lato, introdurrebbe un’amnistia per i “grileros”, i predatori di terre, dall’altro, convaliderebbe attraverso una sorta di condono il passaggio di proprietà dagli indios ai predatori, dai legittimi proprietari di terre ai ladri di terre.

Ciò significa che i lotti di terra attualmente messi in vendita dai grileros e dalle loro agenzie di intermediazione sono sprovvisti di atti di proprietà, anzi, negli annunci, molti rivenditori ammettono di avere deforestato le aree e di non possedere titoli per dimostrare la proprietà dei lotti. Lo ammettono con evidente senso di impunità, tutto alla luce del sole.

L’inchiesta della BBC

A denunciare la fitta rete di intermediazione responsabile di promuovere e vendere illegalmente lotti di terra su Facebook sono stati i giornalisti investigativi della BBC, dalla cui inchiesta è poi scaturito il documentario “Amazônia à venda: o mercado ilegal de áreas protegidas no Facebook“, trasmesso il 26 febbraio sul canale BBC News Brasil su YouTube e in tutto il mondo dalla BBC in cui vengono mostrate:

“Le strategie che i venditori utilizzano per aggirare le ispezioni ed evitare multe, come rendere difficile l’accesso a terreni illegali e conservare documenti per conto di terzi. L’utilizzo di Facebook, piattaforma pubblica, per la vendita di aree forestali rivela anche la percezione di impunità espresso dagli intervistati nell’inchiesta”.

Come spiega BBC Brasil:

“Attualmente solo le aree pubbliche disboscate entro il 2014 sono soggette a regolarizzazione, ma la bancada ruralista e il governo federale stanno articolando un disegno di legge per coprire ed estendere le azioni illegali”.

La Bancada ruralista

Sono oltre duecento, i parlamentari del Frente parlamentar da agropecuaria agli ordini degli agrari brasiliani che formano la Bancada ruralista brasiliana. Tra loro figurano deputati e senatori trasversali ai partiti perché fedeli alla bancada molto più che al partito. “Bancada da boi”, la “lobby del bue“, li chiamò per scherno una deputata del Pt, alludendo alle bancadas da biblia (gli ultrà religiosi) e da bala (i difensori delle armi). Spregiudicati, assunsero con orgoglio quel nome sprezzante e oggi la Bbb è il cuore del potere di Jair Messias Bolsonaro, dal quale in cambio riceve impunità e leggi ad hoc. Terre strappate alle persone e vendute sul social media network nato per “connettere” le persone. Quel che si dice progresso.

Leggi anche: Bruxelles, blitz di Greenpeace: l’Amazzonia brucia l’Europa griglia

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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