Ma quali ambientalisti da salotto, di salottiero c’è solo il condono

Il Governo se la prende con l’Europa e gli ‘ambientalisti da salotto’, ma intanto riesuma il condono di Craxi

L’articolo 25 del “decreto Genova”, alla voce “Definizione delle procedure di condono”, dispone che i Comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno dell’Isola di Ischia “definiscono le istanze di condono relative agli immobili distrutti o danneggiati del sisma del 21 agosto 2017” presentate in base a tre condoni del passato. A una prima lettura si potrebbe anche pensare che abbia ragione Luigi di Maio quando dice che non si tratta di condono, ma di accelerazione nella risoluzione di istanze rimaste in sospeso per via di lungaggini burocratiche. Peccato che le suddette istanze, ovvero migliaia di pratiche di condono inevase accatastate negli archivi dei Comuni di Ischia, in base all’articolo 25 del decreto Genova, verranno esaminate secondo parametri a dir poco permissivi e addirittura precedenti al Governo Berlusconi. Le domande di condono verranno infatti selezionate in base alle disposizioni del condono approvato dal Governo Craxi, nientemeno che nel 1985.

Un condono, quello del 1985, che –  come ha detto il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – “consentirebbe di sanare edifici che perfino i due condoni approvati successivamente dai governi Berlusconi nel 1994 e nel 2013 vietavano, proprio perché posti in aree pericolose da un punto di vista idrogeologico e sismico, oltre che vincolate sotto il profilo paesaggistico”. Dunque in futuro tutte le istanze di condono che nessuno dei governi precedenti, con le relative leggi del 1985, 1994 e 2003, aveva osato accogliere, sarebbero accolte nel giro di sei mesi, con i soldi pubblici. Detto altrimenti, un edificio costruito in un’area vincolata da criteri di sicurezza o per motivi paesaggistici e rimasto abusivo perché il condono di Berlusconi del 2003 escludeva, se non altro, i luoghi demaniali o protetti, con il decreto Genova potrebbe venire condonato nel giro di sei mesi. Il motivo che ha spinto l’attuale Governo a ricorrere a parametri obsoleti come quelli del condono del 1985 è del resto evidente: qualsiasi criterio in materia di condono aggiornato, o addirittura risalente a venti anni fa sotto Berlusconi, non avrebbe potuto condonare praticamente nulla.

Il terremoto di Ischia del 2017 interessò abitazioni già di per sé instabili perché costruite tramite superfetazioni, sopralevazioni e ampliamenti di strutture sottodimensionate. Costruzioni palesemente abusive, che nulla hanno a che vedere con la fantomatica “necessità abitativa” con cui abitualmente si giustifica l’abusivismo stile “tengo famiglia”. Per comprenderlo non è necessaria una laurea in ingegneria edile, basta un breve calcolo: il numero degli edifici da sanare a Ischia è oltre il doppio del numero degli abitanti di Ischia. Se si rapporta il numero delle case da sanare con il numero degli abitanti tenendo conto della distribuzione delle età anagrafiche, risulta che ogni abitante di Ischia, bambini e anziani compresi, possiede due case (abusive) di proprietà da sanare. Senza considerare il figlio, il coniuge, il nonno, lo zio, l’amico, e il prestanome senza proprietà immobiliare a cui all’occorrenza si intesta l’edificio come prima casa.

La critica all’articolo 25 del decreto Genova e la lotta ai condoni edilizi non sono vezzi da ambientalisti da salotto. Pensiamo alla Sicilia, dove il bilancio a seguito del maltempo è stato pesantissimo. Dei dodici morti, nove, di cui due bambini, si trovavano in una villa situata al confine dei Comuni di Altavilla Milicia e Casteldeccia, non lontano dall’autostrada Palermo-Catania. L’edificio è stato letteralmente travolto dall’esondazione del fiume Milicia. La villa era stata costruita a meno di 150 metri dal fiume, in una zona di inedificabilità assoluta, in totale violazione dei limiti di legge. Di più: stando ai dati del fisco, la villa risultava disabitata.

“La casa travolta dal fiume era abusiva e pendeva dal 2008 un ordine di demolizione del Comune che è stato impugnato dai proprietari dell’immobile davanti al Tar. Da quanto ci risulta il Tribunale amministrativo non ha provveduto, per cui la demolizione non è stata possibile” ha dichiarato il sindaco di Castedaccia Giovanni Di Giacinto.

Se fossero stati rispettati i vincoli ambientali e paesaggistici che oggi Giuseppe Conte e Matteo Salvini dipingono come sgarbi di un’Europa ingiustamente accanita contro l’Italia, quella casa a Casteldaccia non sarebbe mai esistita, e quei due bambini ora starebbero facendo i compiti per domani.

 

Foto: Stylo24.it

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Stela Xhunga

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