Mafia, quattro arresti per l’omicidio di un uomo freddato davanti alla figlia

La sua tabaccheria lavorava troppo e faceva concorrenza a quella del cognato del boss

I fatti

Catona, provincia di Reggio Calabria. Lo hanno freddato in strada davanti agli occhi della figlia, poi hanno lasciato l’arma sulla scena del crimine. Un messaggio eclatante, che doveva arrivare forte e chiaro a tutto il territorio calabrese: con quelli che non abbassano la testa, noi ci comportiamo così, da infami. È morto con due colpi di pistola calibro 7,65 Bruno Ielo, che non era un boss mafioso, ma soltanto un semplice e onesto tabaccaio, come hanno dichiarato la squadra mobile e la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Ielo non si era piegato alla cosca Tegano, che voleva fargli chiudere l’esercizio commerciale. Ieri lavorava troppo, senza pausa pranzo, il suo bar tabacchi faceva concorrenza alla rivendita di tabacchi di Franco Polimeni, cognato del boss Pasquale Tegano e suo braccio destro.

Ielo, ex carabiniere, non si era fatto intimorire dalle “ambasciate” che aveva ricevuto negli ultimi due anni: minacce, avvertimenti, segnali, fino ad agosto 2016, quando due sicari erano entrati con il casco addosso nella sua tabaccheria e gli avevano sparato in bocca. È morto il 25 maggio 2017, Bruno Ielo, sulla via Nazionale a Catona, a poche centinaia di metri da casa sua, a pochi metri da sua figlia.

L’operazione “Giù la testa” è scattata stamattina, 14 gennaio, all’alba. Franco Polimeni, già detenuto perché coinvolto in un’altra inchiesta antimafia, si è visto notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Karin Catalano su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti della Dda Stefano Musolino e Giovanni Gullo. Come mandante del delitto Ielo, Polimeni è accusato di omicidio aggravato dalle modalità mafiose assieme al complice Cosimo Scaramozzino e all’esecutore materiale Francesco Mario Dattilo.

Anche loro sono stati destinatari dell’ordinanza di arresto così come il quarto coinvolto, il siciliano Giuseppe Giaramita, a sua volta detenuto per un’altra accusa, tentato omicidio. 

«Mio padre era una persona ligia che non avrebbe accettato i soprusi da parte di chiunque – aveva detto la figlia di Ielo. – D’altronde qualcuno, parlando della morte di mio padre, mi ha detto, qualche tempo fa, che ha sbagliato a non andare a presentarsi dal malavitoso che controlla la zona nel momento in cui ci siamo trasferiti».

I dati 

E la mafia, che cosa è? In primo luogo un mucchio di merda, come disse Peppino Impastato. In secondo luogo una emergenza planetaria. Durante l’assemblea generale dell’Interpol, tenuta nel 2019 a Santiago del Cile, i rappresentanti delle polizie di tutto il mondo si sono trovate d’accordo nell’affermare che la ‘ndrangheta è oggi una delle mafie più potenti, influenti e invasive del pianeta. Dello stesso avviso il direttore centrale della Polizia criminale, il prefetto Vittorio Rizzi, che ha dichiarato: «La ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più estesa, ramificata e potente al mondo; presente in trenta Paesi di tutti i continenti, principale broker del mercato mondiale degli stupefacenti». Rizzi, a capo della delegazione italiana in Sudamerica, non ha dubbi: «Essa penetra e inquina il tessuto imprenditoriale e sociale delle realtà che aggredisce grazie all’investimento di flussi enormi di denaro provenienti dalle attività criminali».

Un mucchio di merda, infame, che inquina dallo Stretto di Messina alle Alpi. La pervasività delle ’ndrine è certificata da dati e fascicoli: soltanto nel 2019 sono state portate a termine 40 inchieste in tutta Italia. Oltre tre al mese, quasi un migliaio tra indagati e arrestati

Tra i 949 comuni sciolti per mafia dal 1991 ad oggi in Italia, ben 155 sono calabresi.

Non solo: le infiltrazioni di boss, picciotti e prestanomi negli enti pubblici territoriali hanno portato allo scioglimento di assemblee municipali anche in Piemonte (Leinì, Rivarolo Canavese e Bardonecchia), in Liguria (Lavagna), in Lombardia (Sedriano) e nell’altro teatro delle prossime elezioni regionali, l’Emilia Romagna (Brescello). Eppure per mesi qualcuno ci ha fatto credere che in Calabria il problema fosse Mimmo Lucano, scagionato dalla Cassazione in merito alle presunte irregolarità negli appalti del comune di Riace. Nessuna prova di frode o irregolarità, «non favorì matrimoni di comodo, cercò solo di aiutare Lemlem. Gli appalti assegnati con collegialità e con pareri di regolarità tecnica».

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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