Maleducati manager

MALEDUCATI

Una questione di cultura?

I manager che contattano aziende per proporre prodotti o servizi sanno bene di cosa sto parlando. Alcuni dei manager che per lavoro ricevono proposte di prodotti e servizi, ci meditino sopra (se pensano di averne bisogno).
Quando il manager A contatta il manager B (su linkedin, via email…) per chiedere di presentare la propria azienda o i suoi prodotti sta offrendo un servizio informativo. Il manager B che è stato contattato dovrebbe essergliene grato.

Un esempio: un marketing manager che ha bisogno di modalità innovative per comunicare dovrebbe avere fra le sue mansioni quella di cercarle sul mercato, e dovrebbe ringraziare il manager A che lo contatta per segnalargliene alcune.
Bene, è noto che non funziona sempre cosi. Spesso le email inviate restano senza risposta, molte promesse di un contatto successivo restano inevase. Non si perde neanche un minuto per declinare l’offerta: proprio non vengono date risposte. Il manager che non risponde mai perché ha “ben altro da fare” non sa ( e noi ci permettiamo di ricordarglielo) che rispondere a una domanda posta con educazione, cortesia e senza invadenza è solo una questione di buona educazione: se non lo fai, manchi di rispetto a chi ti scrive, e mancare di rispetto al prossimo (chiunque esso sia) è da maleducati.

Ma le aziende pagano i manager per essere efficaci, non per essere educati (in realtà dovrebbero pretendere anche questo dai propri dipendenti, e alcune lo fanno). E allora abbandoniamo il punto di vista della civiltà nelle relazioni, e guardiamo la cosa dal punto di vista aziendale.
Un manager figo di solito è un tipo molto curioso, guarda il mondo anche fuori dal suo computer per trovare spunti, idee: insomma per nutrire il proprio cervello.
Investire una piccola parte del proprio tempo lavorativo dando ascolto a interlocutori che sono fuori del circuito tradizionale di fornitori/consulenti è uno dei modi per uscire dalle paludi dell’autoreferenzialità e dell’ancoraggio a routine consolidate.

Aprirsi al mondo (anche concedendo un quarto d’ora a una persona che non si conosce, ma che si è presentata in modo adeguato) può rivelarsi un’attività preziosa per un manager, sopratutto oggi che le cose girano velocissime e si rischia di restare indietro senza neanche essersene resi conto. Concedersi anche quando si lavora di cavalcare ogni tanto a pelo l’entropia del Caso oltre che a pianificare, programmare, proceduralizzare il proprio lavoro ci apre, in definitiva, alla Vita, e alle tante possibilità che la vita offre. “Se volete fare ridere Dio raccontategli i vostri progetti” recita un aforisma yiddish. Vale per la nostra esistenza, ma anche per il lavoro.

Le persone più importanti della mia vita le ho incontrate, tutte, per puro caso. E’ cosi per tutti: quando siete andati a quella festa, magari controvoglia, e avete incontrato la donna che avreste poi sposato, sapevate forse che li avreste incontrato la vostra futura moglie?

Molti dei miei incontri professionali più interessanti sono nati rispondendo alla telefonata di una persona che prima non conoscevo. E, devo dire, anche qualcuno che poi ha trovato utile avermi conosciuto lo ha fatto rispondendo a una email scritta da me, che cominciava con “Egregio dottor etc etc”.
Ma è ovunque cosi? Non proprio. In alcune delle grandi multinazionali più di successo rispondono, sempre, anche i CEO (o chi è stato delegato da loro a farlo). E’ un fatto di cultura, as usual.
Noi italiani abbiamo l’imprinting, difficile da cancellare, del senso del potere Borbonico (e, per il nord Italia, della dominazione spagnola): il potere è privilegio, status: se fuori dalla mia corte qualcuno mi chiede un incontro, si tratta di una questua, e lo tratto col malcelato fastidio con cui si trattano, appunto, i questuanti.
Nei Paesi di cultura calvinista (Max Weber ce lo ha insegnato) non è, in genere, cosi. Loro la pensano come Spiderman: with great power comes great responsibility.

Ercole Giammarco

Ercole Giammarco

Ercole Giammarco (58 anni, tre figli, un cane e cinque biciclette) è consulente d’azienda e co-founder di Value in Action, società consortile benefit che aiuta le imprese a trasformare in azione la propria responsabilità sociale. Il tempo libero lo dedica alla sua associazione no profit,“Sentieri”, nata per sostenere i ragazzi fragili delle periferie di Milano. (ercole.giammarco@gmail.com)

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Ercole Giammarco

Ercole Giammarco

Ercole Giammarco (58 anni, tre figli, un cane e cinque biciclette) è consulente d’azienda e co-founder di Value in Action, società consortile benefit che aiuta le imprese a trasformare in azione la propria responsabilità sociale. Il tempo libero lo dedica alla sua associazione no profit,“Sentieri”, nata per sostenere i ragazzi fragili delle periferie di Milano. (ercole.giammarco@gmail.com)

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