Mantova: morti 72 operai, dopo 15 anni di processo scattano assoluzione e prescrizione

Tumori professionali, l’ennesimo capitolo delle morti bianche

Con l’annullamento delle condanne e una prescrizione, dopo 20 anni la Corte di Cassazione ha messo la parola fine. Una “pietra tombale sulla morte di 72 operai per tumori professionali alla Montedison di Mantova“, scrivono in un comunicato AIEFA e Medicina Democratica.

“Con la sentenza della Corte di Cassazione dello scorso 7 aprile, 72 operai morti per tumori professionali al Petrolchimico di Mantova, resteranno per sempre senza giustizia: 20 anni di attesa, tanto ci è voluto per quest’ultima sentenza sconvolgente, che ha definitivamente mandato assolti gli ultimi 9 imputati, di cui uno nel frattempo deceduto, accusati della morte di 6 lavoratori”.

Queste le parole di Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziarie di AIEA, Associazione Italiana Esposti Amianto, che con Medicina Democratica era parte civile in questo processo iniziato nel lontano 2001, rappresentati dall’avvocata Laura Mara. “Siamo fortemente preoccupati – ha aggiunto – perché quanto accaduto per Mantova rischia di ripetersi in numerosi processi, in cui siamo parte civile, con una durata processuale che suona come una beffa, rispetto a quanto sancito dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sulla ragionevole durata del processo”.

15 anni di processi e poi la assoluzione e la prescrizione

Vale la pena di riepilogare la sequenza sfibrante di un processo iniziato formalmente nel 2010, dopo 9 anni di fase istruttoria: La sentenza del 14 ottobre 2014 del Tribunale di Mantova condannava in primo grado 12 imputati dei 16 complessivi, con la sentenza del  5 febbraio 2016, il Tribunale di Brescia confermava, sia pur riformulando, la condanna. Il 14 novembre 2017 la sentenza della Corte di Cassazione procedeva con l’annullamento parziale, parte amianto, con rinvio alla Corte di Appello. Il 20 gennaio 2020 la sentenza della Corte di Appello di Brescia decideva per la assoluzione nella parte riguardante le implicazioni da amianto e il 7 aprile 2021, sempre la Corte confermava tale sentenza.

Nessun riconoscimento di colpe per l’esposizione all’amianto, quindi, salvo il caso di un solo lavoratore morto per mesotelioma, per il quale, però, è scattata la prescrizione: il riconoscimento del danno c’è, ma il reato è prescritto, per cui ci sarà soltanto il rinvio al giudice civile per il calcolo del risarcimento.

“Siamo convinti che la verità su questo immane crimine industriale non raggiunta nelle aule di giustizia, stia sotto gli occhi della società civile che continua pervicacemente a lottare per ridare dignità ai tanti lavoratori e lavoratrici uccisi sul luogo di lavoro”, ha detto Laura Mara, avvocata di parte civile.

In Italia 35 processi legati all’industria in corso

Trentacinque processi in corso, tutti legati all’industria, tutti iniziati mediamente 15 anni fa. Come quello della Marina Militare 2, la cui udienza è prevista a Mestre il 29 maggio e in date prossime non ancora non note. I processi in Corte d’Appello a Novara per ETERNIT bis e a Napoli per ETERNIT bis Bagnoli , e ancora, in Corte d’Appello a Lecce per l’ILVA Taranto. Processi sfibranti, tirati per le lunghe, impensabili per le tasche dei comuni cittadini senza crowdfunding e difese pressoché probono. Processi che finalmente vedranno la luce, come quello per l’incidente ferroviario di Pioltello, per il momento solo di primo grado, iniziato proprio il 15 aprile, o quello per i morti di amianto al Teatro alla Scala, che inizierà invece il 30 aprile.

Operai, lavoratori spesso costretti a scegliere tra il perire di malattia o di fame, in un Paese dove alle morti sul lavoro è usanza dare una passata di bianco quasi a volerle rendere più accettabili, meno brutali, morti bianche, appunto.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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