A Bolzano si estrae valore dai torsoli di mela

Mela, il “frutto proibito” è (molto) meglio bio

Cosa ha trovato un’inchiesta de Il Salvagente nelle mele dei supermercati? Dall’ottimo bio del discount alle pessime sorprese di alcuni celebri supermarket, ce n’è per tutti…

Diverse culture nel mondo riservano alla mela un posto d’onore nell’immaginario collettivo, e la utilizzano per riti e tradizioni speciali. Nella cultura ebraica la mela è protagonista dell’anno nuovo, e si mangia a Capodanno, intinta nel miele, per assicurarsi un anno di dolcezze. La mela è considerata dagli ebrei un frutto speciale, unico e prezioso, associato a tutte le virtù, all’amore, al rispetto reciproco, alla forza d’animo e alla determinazione. Da Eva a Biancaneve, passando per Ercole e i pomi d’oro (il regalo nuziale di Zeus a Era), arrivando a Paride e alla guerra di Troia (scoppiata per via del pomo della discordia), per giungere al simbolo della Apple, appunto, ma soffermandosi prima sul frutto corrotto del Caravaggio e sul colpo della mela di Newton, rimirando innumerevoli madonne col bambino e una mela in mano, siamo a Venere, che ne fece il suo simbolo, e poi c’è una mela verde a coprire il volto dell’uomo di Magritte… mentre simbolismo e sacralità della mela si trovano già nei celti, per i quali, nientepopodimeno, l’aldilà era l’isola delle mele (ovvero avalon, da aval, mela, da cui le attuali apple in inglese e Apfel in tedesco). La mela è oggi in assoluto il frutto più mangiato al mondo: se ne staccano quasi 76 tonnellate l’anno (per fare un paragone, di arance ne produciamo “solo” 50 tonnellate).

Deve aver pensato anche a questo il mensile Il Salvagente, titolando la sua inchiesta sulla qualità delle mele nella grande distribuzione, “La mela proibita”. E deve aver pensato anche al fatto che la mela è uno degli alimenti che assorbono e concentrano maggiori quantità di pesticidi e diserbanti. Insieme a fragole, pesche, spinaci, mandarini, patate, pomodori, uva e pere, le mele fanno parte della cosiddetta sporca dozzina, secondo l’indagine condotta ogni anno dall’Enviromental Working Group statunitense. Vittime degli assalti di parassiti e funghi, le mele necessitano infatti di numerosi trattamenti con sostanze chimiche anche tossiche durante tutto il tempo del loro ciclo produttivo. E tendono a trattenerli. Che fare? Scegliere bio? Biodinamico o lotta integrata basteranno? E a lavarle bene bene?

Il Salvagente ha analizzato 22 campioni di diverse marche di mele, acquistate tra supermercati comuni, discount, negozi bio e persino in un fast food. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti Coop, Conad, Esselunga, Lidl, Carrefour, Eurospin, Pam&Panorama, Todis, Simply, Castoro, Almaverde Bio Market, Naturasì e McDonald’s. Fatta eccezione per il celebre fast food statunitense, che serve la mela ai clienti sotto forma di snack a fette in bustina e non ha indicato la tipologia sull’etichetta, tutti i campioni sono stati analizzati in quanto esemplari interi e appartenenti alle più diffuse varietà reperibili sul mercato: Gala, Stark (red) delicious, Pink lady, Kanzi.

Per effettuare i test oggettivi e indipendenti è stata presa in considerazione la presenza di residui derivanti da diverse sostanze nocive, come metalli pesanti, rame, pesticidi e patulina per citarne alcuni.

Il risultato complessivo è di ben 14 pesticidi rinvenuti sulle bucce delle mele, con un esemplare (mela stark acquistata da Todis) che ne ha raccolti addirittura cinque differenti. “Va sottolineato che in nessuno dei casi presi in esame sono stati superati i limiti massimi previsti dalla legge, ma la quantità di molecole presenti obbliga tuttavia il consumatore a una certa attenzione”, dicono da Il Salvagente. “Come dimostrato da molti studi scientifici, l’effetto moltiplicatore della sommatoria multiresiduo è un rischio tangibile e concreto”. Oltre al fatto che sostanzialmente non si conoscono gli effetti a lungo termine di un’esposizione bassa, a norma di legge, a queste sostanze.

Attraverso le analisi effettuate dal Salvagente è inoltre stata confermata la maggior qualità fornita dal biologico, che non ha mai mostrato residui di pesticidi, mentre nel caso del marchio di garanzia Igp non si è trovato alcun vantaggio: le mele a indicazione geografica protetta si sono piazzate soltanto a metà classifica.

Le mele migliori, totalmente prive di pesticidi e con concentrazioni di piombo e rame nei valori di legge, sono risultate essere le varietà “Gala Bio Canova” acquistate da Almaverde Bio Market, “Stark Biosüdtirol” di Naturasì, “Red Delicious Bio” comprata da Pam&Panorama e le “Rosse Bio Gala Bioorganic” provenienti da Lidl.

Tra quelle che hanno fatto registrare almeno due pesticidi, occupando così la parte bassa della classifica stilata dal Salvagente in seguito ai propri test, troviamo le mele “Pink Lady” dei supermercati Il Castoro, le “Stark Naturama” di Esselunga, le “Stark Melinda” di Todis , le “Cripps Pink Pink Lady” di Carrefour e le “Red Delicious Percorso Qualità” acquistate presso gli ipermercati Conad. Gli effetti per la salute possono essere i più svariati. Sebbene nessuna delle analisi effettuate abbiano delineato uno scenario allarmante, i rischi derivanti dall’assunzione ripetuta e a lungo termine di sostanze tossiche a basse dosi non è da sottovalutare, come nel caso del piombo (comune a tutte e 22 le mele e che può comportare problemi cardiovascolari) o dei vari insetticidi utilizzati durante il ciclo produttivo.

Per fare del nostro meglio con una mela non biologica, non è tanto importante togliere la buccia, quanto lavarla nel modo giusto. Un interessante studio americano ha mostrato che il metodo più efficace per lavar via i pesticidi dalla buccia della mela è immergerla in una soluzione di bicarbonato per almeno un quarto d’ora, strofinando poi bene con acqua corrente. Questo sistema è sufficiente, secondo i test effettuati dai ricercatori, a rimuovere la totalità dei prodotti chimici presenti sulla buccia. Peccato però che alcuni di questi penetrino la polpa e si concentrino fino a un 20% al di sotto della buccia. Ecco perché scegliere biologico resta, soprattutto nel caso della mela, una scelta consigliata.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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