Meno traffico grazie a droni, sensori e auto intelligenti

La mobilità del prossimo futuro sarà all’insegna di veicoli elettrici o ibridi, con le stesse case automobilistiche in prima fila contro le emissioni di CO2 e prototipi tutto sommato realistici di auto zero emission. Tutti veicoli che parleranno sempre più il linguaggio dell’hi-tech e saranno sempre più intelligenti. Ma resta il problema del numero di questi veicoli che circolano sulle nostre strade. Traffico, ingorghi, stress persone in coda per ore. Anche su questo fronte gli esperimenti sono molteplici, soprattutto nei centri abitati ad alta densità di popolazione (e di veicoli), in quelle città che sognano di diventare davvero smart city. Il problema del traffico, anche non considerando la questione inquinamento, è complicato da risolvere. La soluzione più scontata sarebbe quella di costruire nuove strade per uno scorrimento più fluido dei veicoli, ma non sempre la morfologia del territorio lo consente, oppure semplicemente non c’è spazio. Suggerire alle persone di scegliere la bicicletta o di andare a piedi non è sempre possibile, quindi che fare? Potrebbero salvarci la tecnologia e le stesse automobili.

Meno traffico grazie a droni, sensori e auto intelligenti

Le auto parlanti scelgono la strada più sgombra

Ricordate i vecchi cellulari? Ci servivano soltanto per effettuare chiamate, pagavamo lo scatto alla risposta e i minuti effettivi di conversazione. Quando dagli sms siamo passati agli mms (da semplici messaggi di testo a messaggi multimediali) ci è sembrata una rivoluzione e i costi sembravano proibitivi. Poi sono arrivati nuovi modelli più evoluti, i touch screen e gli smartphone con le loro app. Esistono app per giocare, per distrarsi, per comunicare, per sfogare il nostro istinto social, ma esistono anche app per monitorare, raccogliere dati o controllare da remoto i dispositivi presenti all’interno delle nostre abitazioni. Oggi siamo abituati a questo scenario. E, tutto sommato, non c’è voluto poi molto tempo perché quest’evoluzione si perfezionasse.

Cosa c’entrano le automobili? C’entrano perché oggi le nostre auto sono sempre più connesse. Quando saliamo a bordo, da buoni smartphone-addicted, avvertiamo subito l’esigenza di auto che ci consentano di rispondere al telefono, di ricevere messaggi, di non perdere in nessun caso i contatti con il mondo. Le auto non sono più semplici mezzi di trasporto, chiediamo loro di comunicare con noi e per noi. E loro lo fanno, grazie a sensori, grazie a device che ci avvertono del pericolo o di eventuali anomalie. E che dire del navigatore satellitare? Ormai quello integrato non è nemmeno più un optional, consideriamo indispensabile che una guida ci indichi dove dirigerci. Sono questi stessi sensori presenti nelle auto a rivelarsi preziosi nel monitoraggio del traffico, fornendo dati sugli spostamenti dei veicoli a centraline in grado di raccoglierle e trasformarle in informazioni, che il guidatore può poi ricevere indietro real-time.
Tecnicamente, si parla di tecnologia Vehicle-to-vehicle (V2V) per indicare la capacità di un veicolo di comunicare con un altro nei pressi grazie a sensori che ‘capiscono’ cosa c’è intorno, e di tecnologia Vehicle-to-infrastructure (V2I) per indicare la capacità del singolo veicolo di ricevere o inviare informazioni. Nel primo caso l’esempio classico è la guida autonoma, nel secondo caso basti pensare ai sistemi di allerta meteo o, appunto, a segnalazioni sul traffico inviate alle vetture.

Traffic Congestion Management: città diverse, esperimenti diversi

In molte città del mondo sono già in vigore strategie di Traffic Congestion Management e misure specifiche per decongestionare le zone più critiche, se non altro per rendere gli spostamenti meno stressanti per i cittadini e abbattere l’inquinamento.
Oltre a progettare nuove infrastrutture, grazie all’esistenza di auto smart e app, si sfrutta la possibilità di comunicare con i guidatori in tempo reale fornendo informazioni su tempi di percorrenza ed eventuali imprevisti. Sembra banale, ma una segnaletica più efficace e messaggi con informazioni su percorsi più brevi o strade alternative possono aiutare parecchio.
Questi ad esempio sono gli ultimi step messi in atto a Perth, in Australia.

Anche chi viaggia a piedi contribuisce a creare caos sulle strade cittadine, ecco perché informazioni chiare sui percorsi dei mezzi pubblici, sulle modifiche alla viabilità, sulle ztl, sui parcheggi o sulle postazioni di bike sharing e car sharing sono preziose. Qualche anno fa è nato “Muoversiatorino”, che citiamo come esperimento italiano: tutte le informazioni su mobilità e traffico provenienti da varie piattaforme dei singoli gestori sono state unite in un unico portale, utilissimo anche per i turisti.

Sensori e dati per un monitoraggio più efficace

Per ridurre il traffico nelle grandi città occorre studiarne a fondo le cause: l’afflusso quotidiano verso il centro, dove ha sede la vita economica, la mancanza di strade e la difficoltà di costruirne altre, la mancanza di servizi pubblici efficienti quali navette, treni o autobus e così via. Parte del traffico è però generato dal numero massiccio di pedoni che attraversano la strada o guidatori fermi un dato incrocio in certe ore del giorno. Un monitoraggio costante realizzato attraverso tecnologie moderne può consentire previsioni accurate e un adeguamento della segnaletica – i semafori in primis – perché reagisca al minore o al maggiore afflusso. In altre parole, se in un certo momento i pedoni sono concentrati in massa in una certa zona allora le auto saranno indirizzate dalla segnaletica verso strade meno trafficate. Questo significa anche che tutti potranno camminare e guidare in sicurezza.

Non è nulla di utopico. A Los Angeles si è già andati oltre: i dati su pedoni e veicoli sono stati resi pubblici, in questo modo soggetti terzi come i costruttori possono capire meglio quali zone sono più vantaggiosi per il proprio ritorno economico, magari perché meglio servite dagli autobus o perché meno congestionate di altre. A Columbus, in Ohio, proprio la tecnologia V2I è stata invece usata per monitorare le tempistiche di sosta delle auto ai semafori e regolarli di conseguenza.

Droni al posto dei veicoli ingombranti

Ma la vera rivoluzione potrebbe arrivare dal cielo. Molte attività che oggi vengono svolte su strada utilizzando veicoli grandi e lenti, che bloccano il traffico per ore, potrebbero essere svolte da remoto o inviando droni. Basti pensare al controllo dei livelli dell’acqua o dello stato dei viadotti, ad azioni programmate lungo l’arco dell’anno che non necessitano ad ogni costo di uno spostamento di uomini e mezzi. Los Angeles addirittura pensa ai droni come aiuto per spegnere gli incendi, nulla di impossibile grazie alla tecnologia attuale.
In Texas i gestori del servizio elettrico hanno provato ad utilizzare i droni al posto degli operai che solitamente svolgevano il proprio lavoro sulle strade a bordo di veicoli ingombranti. Un progetto pilota ha dimostrato che con i droni è possibile velocizzare e massimizzare i risultati dei controlli alle centraline e alla linea di distribuzione, di solito svolti su piattaforme di lavoro elevabili, con gli operai posizionati su mezzi voluminosi che li portano all’altezza dei pali dove si trovano le centraline.
I droni guidati a distanza hanno permesso alla New Braunfels Utilities il controllo di circa 250 centraline su una linea elettrica di circa 5 miglia, con un notevole risparmio in termini di costi ed un bottino di informazioni cruciali per creare una reportistica dettagliata su aspetti quali perdite di connessione, deterioramento dei materiali e surriscaldamento. Preziose le immagini termiche raccolte da questi droni, dotati anche di telecamere a infrarossi. A beneficiarne è anche il traffico cittadino e i guidatori che così, se non altro, possono evitare di fare lo slalom per oltrepassare i tradizionali mezzi dei “men at work”.

Fonte foto 1 | Facebook, New Braunfels Utilities  – Fonte foto 2 | Ron Cortes /For The San Antonio Express-News

La soluzione definitiva al traffico: gli esseri umani non devono guidare

Riesumiamo un video di qualche anno fa per sdrammatizzare e riflettere. Spesso quando si chiama in causa l’intelligenza artificiale o si pensa alle auto a guida autonoma si ha qualche timore. Eppure per risolvere il problema del traffico vorremmo proprio auto che aiutassero i guidatori a limitare gli errori, a mantenere una velocità ideale, ad essere più ‘robotici’ e meno esseri umani. Tutti alla guida tendiamo invece a distrarci, abbiamo bisogno di musica e stacchiamo le mani dal volante, ci soffermiamo a guardare qualcosa oltre il finestrino e per un secondo rallentiamo o non premiamo sull’acceleratore quando scatta il verde… tutto questo genera ingorghi. E aggiungiamo la stanchezza di chi entra in auto dopo una giornata di lavoro.
Noi umani non possiamo fare calcoli mentre guidiamo, ma le nostre auto possono farlo. E possono farlo già adesso. Se le auto non fossero guidate da esseri umani rispetterebbero sempre le regole, le distanze di sicurezza e le precedenze. E nessuno insulterebbe nessuno.

 

 

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo, luglio 2018

Commenta con Facebook
Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

commenta

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.