Messner - Everest turismo di massa

Messner: l’Everest oggi è turismo di massa. Così ci dimentichiamo dell’ambiente

Morti da 11 mila dollari sulla montagna più alta del mondo

E poi un giorno Reinhold Messner irrompe nella vita pubblica italiana con un’intervista a Repubblica che ha il merito di ricordare che cosa sia e quanto si possa ragionare e fare attorno a un tema che è in Italia è caduto nel dimenticatoio: l’ambientalismo. L’uomo che raggiunse la vetta dell’Everest nel 1978, esprime concetti che sono spariti dal lessico quotidiano della politica come ad esempio “governare il proprio destino”. Veste anche i panni del passatista («La priorità adesso è il pianeta e il prezzo da pagare è cambiare radicalmente vita»), ma sa anche fare i conti con la realtà. È tra coloro i quali hanno firmato per l’abbattimento dei lupi in Alto Adige. È tra i fautori della linea della concretezza e non quella del romanticismo che vagheggia forme di pastorizia che non esistono più.

Decreta finito il grande gioco dell’alpinismo e lo fa con cognizione di causa politica. «Le spedizione pesanti in Himalaya sono diventate turismo. Abbassare costi e difficoltà dell’alpinismo estremo si è rivelato un disastro. Interessi senza cultura assicurano che tutto è possibile ovunque per tutti». Fino alla frase clou dell’intervista, preceduta da una considerazione sugli abitanti delle montagne nepalesi che non battono i palmi dicendo “Namasté” ma stringono il loro telefonino: «L’addio a quel gesto è il congedo da una curiosità millenaria, sorgente della spiritualità. Lo sterminio sistematico della diversità è la tragedia più sottovalutata del nostro tempo».

[Leggi l’articolo completo su PEOPLEFORPLANET Il Disertore: Messner ricorda che l’ambientalismo è una cosa seria di Massimiliano Gallo]

Cosa sta succedendo sulla vetta più alta del mondo?

EVEREST, TUTTI IN FILA PER LA CIMA: COSÌ LA VETTA È DIVENTATA UNA TRAPPOLA MORTALE

Leggi l’articolo completo [Fonte: VIDEO.REPUBBLICA.IT]

EVEREST, QUANTO PUÒ ESSERE PERICOLOSO SALIRE SU UNA MONTAGNA AFFOLLATA Ha fatto il giro del mondo la foto che mostrava l’Everest affollato nei giorni scorsi. Non di rado lo ha fatto come accompagnamento purtroppo a notizie relative alla morte di alcuni degli scalatori che si cimentavano nell’impresa di raggiungere la vetta della montagna più alta del mondo (8.848 metri).

Coda sull’Everest (foto: Nirma Purja, profilo Facebook)
[…] L’aspetto commerciale collegato a queste spedizioni è forse il fattore che più ha pesato sull’affollamento: non solo perché più permessi rilasciati significano più persone sulla montagna (molti scortate dalle guide sherpa), ma anche perché la ridotta finestra di bel tempo avrebbe spinto molti, scalatori e accompagnatori, a tentare la salita, proprio per soddisfare anche le necessità commerciali legate alle spedizioni.

Rischi per la salute – Ma tempi ridotti di salita possono peggiorare sensibilmente lo stato di salute di chi tenta l’impresa, racconta a Wired.it Luigi Festi, presidente della Commissione centrale medica del Cai (Club alpino italiano).

Se è pur vero che la predisposizione personale (come i fattori genetici) e la preparazione fisica possono influenzare la risposta alle alte quote e la sopravvivenza in ambienti estremi, l’acclimatamento è e resta fondamentale, spiega Festi ricordando alcune regole fondamentali di base: “Generalmente si consiglia, per altitudini sopra i 3000-3500 metri, di procedere non superando i 300-400 metri di dislivello al giorno, e di prendersi una giornata di riposo ogni 2-3 giorni. Il campo base dell’Everest si trova a oltre 5000 metri, senza un adeguato acclimatamento, avremmo tutti bisogno di ossigeno a quelle altezze”. Leggi l’articolo completo [Fonte: WIRED.IT – Anna Lisa Bonfranceschi]

Tra i problemi del sovraffollamento anche Qui Everest: abbiamo un problema con la cacca!

LA PRIMA SCALATA DELL’EVEREST La storia del neozelandese Edmund Hillary e del nepalese Tenzing Norgay, che sessant’anni fa arrivarono per primi sulla vetta della montagna più alta del mondo.

Il 29 maggio 1953 due esperti alpinisti, il neozelandese Edmund Hillary e lo sherpa nepalese Tenzing Norgay, raggiunsero la vetta dell’Everest, la montagna più alta al mondo – qui si vede per intero, molto bene, in due miliardi di pixel – che fa parte della catena dell’Himalaya, al confine tra Cina e Nepal. Era la prima volta che una spedizione riusciva nell’impresa: i due si fermarono sulla vetta dell’Everest per circa 15 minuti, prima di essere costretti a iniziare la discesa a causa della mancanza di ossigeno.

La spedizione fu organizzata e finanziata dal Joint Himalayan Committee britannico, e fu molto importante anche per il prestigio che il suo successo garantì al governo di Londra. L’impresa di Hillary e Norgay fu poi raccontata in diversi libri e in occasione del suo sessantesimo anniversario è stata celebrata molto in tutto il mondo, in particolare dalla stampa britannica (il sito del Telegraph ha pubblicato una bella e completa infografica interattiva che spiega chi furono i membri della spedizione, quale percorso fecero per raggiungere la vetta, molte foto e le trascrizioni di alcuni estratti dal diario di Hillary). Leggi l’articolo completo [Fonte: ILPOST.IT]

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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