Migranti in calo ma “sbarchi fantasma” in aumento, ecco il vero problema

Lontano dai riflettori, in Sicilia e in Calabria gommoni e piccole barche continuano ad arrivare sulle coste italiane. Ma il Governo non ne parla.

Fonti ufficiali del Ministero degli Interni riportano i seguenti dati a proposito dei migranti sbarcati in Italia: 85.207 sbarchi nel 2017, 16.935 nel 2018, e 3.073 nel 2019. A scanso di equivoci, al di là delle strumentalizzazioni politiche e della distanza, legittima, tra la realtà dei fatti e la percezione dei cittadini, il calo degli sbarchi in Italia è incontestabile. In particolare a Lampedusa, si è passati dagli 11000 del 2017 ai 3900 del 2018 ma oggi, a inizio estate, nel 2019 sono già 1084, segno evidente che “i porti chiusi” pubblicizzati dall’attuale governo non sono affatto chiusi.

L’audizione in commissione antimafia portata dal procuratore della Repubblica di Agrigento dott. Patronaggio mette sul banco fatti molto distanti dalla narrazione della propaganda di Salvini. Se è vero che gli sbarchi registrati nella provincia di Agrigento, in particolare a Lampedusa, sono crollati, il procuratore mostra preoccupazione per i cosiddetti sbarchi fantasma: imbarcazioni di piccole dimensioni, che giungono soprattutto dalla Tunisia, non dalla Libia, con a bordo poche decine di persone, delle quali si sa poco o nulla. Sugli “sbarchi fantasma” a inizio anno il Sole 24 Ore scriveva che ogni anno arrivano in Italia fra le 3.500 e le 5.000 persone, ma in realtà quanti siano nessuno lo sa esattamente, i dati in possesso non sono certi.

Persone che sbarcano senza che si sappia chi sono, cosa portano con sé e dove sono dirette, perché i riflettori sono tutti puntati sulle Ong, responsabili di trarre in salvo e accompagnare soltanto il 10% dei migranti che giungono in Italia. Il 90% di loro rimane in mano ai trafficanti, a quelli veri, che come giustamente fa notare il giornalista Antonello Caporale durante la trasmissione di L’aria che tira su La7, non vengono arrestati. E aggiunge:

“I confini dell’Italia sono i confini europei. Un governo e una missione europea e militare debba sorvegliare e servire a provare una linea di investimento politico, economico e organizzativo con gli hotspot che si devono fare nel Sud Sudan e in Nigeria. È come se non esistessero. Adesso che la prossima emergenza sarà quella dei migranti climatici, che facciamo?”.

A riprova del clima schizofrenico dell’ultimo periodo, mentre la politica criminalizza e combatte le ong i trafficanti di esseri umani e le mafie prosperano indisturbati. Diverse procure, a partire da quella di Catania, negli ultimi 5 anni hanno avviato numerose inchieste sulle ong, non rilevando però, in nessuna inchiesta, nessun rapporto tra le stesse e i trafficanti di esseri umani. Non c’è stato nessun reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.Tutte le inchieste sono state archiviate. Intanto continuano le attività mafiose sulle coste italiane, dove, sempre per bocca del dott. Patronaggio, si consolida l’impegno delle mafie italiane a collaborare con i trafficanti per quanto riguarda il business di traffico di armi e di droga legato alla tratta umana dei migranti. Anche se gli scafisti, più che con gli introiti delle traversate sul Mediterraneo, devono il loro fatturato ai soldi che l’Italia manda in Libia nonostante lì siano venuti meno anche gli interlocutori di carta pesta che c’erano durante le attività di Minniti, e agli slogan “aiutiamoli a casa loro” non seguono i fatti.

“Migranti, gli sbarchi fantasma valgono come 31 Sea Watch, ma nessuno ne parla”. A titolare così non è Il Manifesto ma Il Sole 24 ore, che in un bell’articolo apparso il 26 giugno a firma di Valentina Furnaletto. Durante i giorni del caso della nave Sea Watch 3 sono sbarcate sulle coste italiane circa 1.000 migranti nel silenzio generale, un numero 30 volte le 42 persone che aveva a bordo la nave ong capitanata da Carola Rackete.

I dati riferiti dal dott. Patronaggio contraddicono tre punti cardine della propaganda di Matteo Salvini: i porti si chiudono solo nelle occasioni che si prestano a teatralizzare gesti simbolici rivolti agli elettori e all’Unione europea; a fronte di una emergenza migranti che non c’è più, aumentano gli sbarchi fantasma; le ong sono in mare a salvare vite e non a commettere reati.

“Nella provincia di Agrigento nel 2017 abbiamo avuto 231 sbarchi con l’arrivo di 11.159 immigrati, nel 2018 il dato è calato con 218 sbarchi e 3.900 immigrati, nel primo semestre del 2019 abbiamo soltanto 49 sbarchi e 1.084 immigrati”, ha detto. Di questi sbarchi “quelli riferiti ai salvataggi delle ong sono una porzione assolutamente minore e per quanto riguarda quest’anno sono statisticamente insignificanti”.

Chiarissima anche la posizione sull’aspetto legale della vicenda della Sea Watch e in particolare sull’illecito amministrativo introdotto dal decreto sicurezza, definito da Patronaggio come una “criticità”:

“Appare chiaro che l’illecito amministrativo è stato introdotto per fronteggiare le attività di soccorso dell ong […] Parliamoci chiaro, prima della introduzione della norma, l’attività di salvataggio delle ong e il recupero di immigrati erano del tutto leciti e in perfetta linea con il diritto del mare e con le convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia”. Ma questo già lo sapevamo.

Stela Xhunga

Stela Xhunga