Milano: 3mila bambini esclusi a sorpresa dalla scuola dell’infanzia. Cade un diritto

L’esperienza di tre famiglie

“Ci è appena arrivata la comunicazione del Comune. Mia figlia, 3 anni, che ad aprile era stata accettata alla scuola dell’infanzia, adesso – e lo sottolineo: il 22 luglio – viene lasciata fuori, causa covid-19. Siamo a un mese e mezzo dall’apertura delle scuole, senza più prospettive: il pubblico ci ha rifiutati solo adesso, e i privati sono ormai tutti pieni”.

La storia di Filippo, giovane papà milanese, è assurda “soprattutto se pensiamo che in Europa le scuole hanno riaperto a maggio e giugno. Qui ci siamo presi tutto il nostro tempo per capire queste fatidiche linee guida per il distanziamento a scuola e per arrivare a quale soluzione: lasciare i bimbi a casa?” Ma sono moltissime le famiglie nella stessa situazione: circa 3mila.

Tagliate le classi con l’accetta

In più, il metodo del Comune lascia più che perplessi. “La nostra è la Scuola dell’Infanzia di via Benini, 80, a Nolo. Ci siamo iscritti, e siamo stati accettati ad aprile. Ora la mail che comunica che i posti sono stati tagliati causa covid da 31 a 13: siamo fuori perché siamo il numero 26 in quella scuola. Ma avrebbero dovuto rifare tutte le graduatorie per tutte le scuole, perché se cambiano i parametri delle selezioni, tu devi rimettere in ballo tutti, in modo che tutti abbiano gli stessi diritti. Io sono il numero 26 in questa scuola: ma se la mia famiglia – dove io e mia moglie lavoriamo entrambi a tempo pieno – venisse confrontata con tutte le famiglie di Milano magari le cose cambierebbero”. Invece hanno tagliato con l’accetta, scuola per scuola, eliminando bambini da quello che – almeno quello – le famiglie italiane avevano vissuto finora alla pari di un diritto. Il posto all’asilo nido in Italia non si trova quasi mai, ma la “materna” si chiama scuola non a caso. “Nella nostra classe erano 22 gli ammessi“, mi racconta Angela, che non sa come farà con il figlio, “ne hanno confermati solo 6“.

La scuola dell’infanzia era di fatto considerata un diritto

Una fascia d’età completamente abbandonata nonostante come dichiarato pochi mesi fa dalla viceministra Anna Ascani: “Più che di obbligo parlerei di un diritto da garantire: il diritto dei bambini ad andare a scuola a 3 anni, a poter accedere a questo primo step della formazione e dell’educazione. è noto che i bambini che partono dalla scuola dell’infanzia hanno meno difficoltà negli studi ed escono meglio dal percorso formativo”.

“Siamo di fronte a un diritto dell’infanzia negato – continua Filippo – una tappa fondamentale della crescita di Matilde che ci troviamo a dover pianificare in pochissimo tempo, senza preavviso e auspicando di trovare posto ancora in qualche scuola privata: stiamo chiamando ogni giorno le scuole private. Ma ci dicono che adesso sono chiuse, o già complete. Non voglio lasciare mia figlia con i nonni o una tata: non è giusto! Lei ha diritto a una formazione professionale e adeguata alla sua età, come tutti gli altri!”

La risposta del Comune di Milano e del Comune di Milano – Educazione e istruzione “è stata quella di sperare, si, di sperare, che qualcuno rinunci al posto – nel mio caso dovrebbero rinunciare praticamente tutti! -, di sperare che la situazione cambi, oppure che riescano a trovare nuovi spazi, perché ancora si, i nuovi spazi li stanno cercando a fine luglio, prima evidentemente avevano da fare altro e questa non era una priorità. Ma è giusto sperare che trovino all’ultimo un posto per mia figlia quando era già stata accettata? Sindaco Beppe Sala batti un colpo e facci “uscire dalla grotta” come auspicavi tu, noi, e pure mia figlia che non vede l’ora di tornare con i suoi coetanei e non ne può più di stare con mamma e papà”.

Le mamme che lasciano il lavoro

In una situazione simile a quella di Matilde si trovano oggi a Milano 3mila bambini e le loro famiglie, che – lo sottolineamo – per la prima volta non possono più mettere le pezze all’assenza dello Stato con l’aiuto dei familiari. Il coronavirus ha allontanato nonni e nipoti, e distanziarli è anche una questione di sicurezza. Anita Pirovano, capogruppo di Milano Progressista, in un post sulla sua pagina Facebook scrive: “Non nascondo una forte preoccupazione e un po’ di imbarazzo per questa situazione che è allarmante e che coinvolge a pieno titolo anche il livello istituzionale cittadino.” Parole. Ma il dramma resta. Come racconta via social anche la mamma di Olivia: disperata perché, senza posto per la bimba, a settembre dovrà abbandonare il suo lavoro.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 16 del 22/07/2020. Il sindaco di Milano Beppe Sala spiega che la scelta è dovuta a richieste del governo centrale, e promette una soluzione.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

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Michela Dell'Amico

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