Milano a caccia di Covid-19 in camper

Intervista a Matteo Saporiti, responsabile del progetto a tutela degli ultimi

Era (e tornerà ad essere) un bellissimo progetto per lo screening della tubercolosi, tra italiani e immigrati, di cui People for Planet aveva parlato in esclusiva qui. Adesso il progetto Camper è stato convertito a screening per il coronavirus, grazie alla collaborazione tra Ats e Ospedale Niguarda. “Il progetto è partito il 28 aprile”, mi spiega Matteo Saporiti, pneumologo che a bordo di questa ambulanza attrezzata sta dando la caccia assieme al suo team “ai tanti positivi sintomatici o asintomatici, ma ancora contagiosi, che nei vari centri di accoglienza di Milano riuniscono senza fissa dimora, immigrati, richiedenti asilo e minori non accompagnati”.

“Disinneschiamo potenziali bombe”

Tante le realtà che nella città metropolitana concentrano comunità promiscue e chiuse, con mense, bagni e dormitori in comune. Realtà potenzialmente esplosive, un po’ come le RSA di cui tanto si è parlato, ma che invece erano completamente sfuggite all’attenzione mediatica e anche a quella politica o amministrativa. L’idea di controllare la nascita e lo sviluppo di potenziali focolai tra gli ultimi è venuta agli stessi medici che già giravano in “camper” per lo screening della Tbc, e che, fermi a causa dell’emergenza coronavirus, che aveva interrotto anche gli sbarchi, hanno pensato di rendersi utili con lo stesso schema di lavoro, proprio per combattere il nuovo nemico.

Anche un lavoro di ricerca

“Quando avremo analizzato tutti i dati che stiamo raccogliendo, capiremo anche le prevalenze della malattia, a seconda, ad esempio, dei vari gruppi etnici o di specifici fattori di rischio”. Si ipotizza infatti, ma ancora senza conferme, che chi ad esempio proviene dall’Africa centrale sia più protetto dal contagio. Informazioni importantissime per un virus pericoloso e ancora largamente sconosciuto. “Di sicuro la nostra esperienza conferma ad esempio già da adesso che i malati di diabete e ipertensione – e non, come si pensa, chi ha problemi alle vie respiratorie – sono i più predisposti al contagio”. Tra le altre considerazioni del gruppo di lavoro, quelle che vedono gli operatori sanitari mediamente meno esposti al virus, perché più attenti a rispettare i protocolli di sicurezza. Mentre i centri psichiatrici si sono rivelati i luoghi a maggior rischio assoluto, proprio per la difficoltà di far rispettare le misure di distanziamento e protezione alle persone.

Dove si muove il Camper

Casa dell’Accoglienza ‘Enzo Jannacci’ di Viale Ortles, il centro d’accoglienza di via Aldini, quello di via Mambretti, le case dei Fratelli di San Francesco. Queste alcune delle strutture monitorate, alcune a tappeto, altre indagando su casi che negli ultimi mesi avevano presentato sintomi.

I contagi calano, ma poco

“Abbiamo visto ad oggi 870 persone, con l’obiettivo di raggiungere un migliaio, e i tassi di positività stanno andando a decrescere. Su tutto il periodo, siamo a un 10,34% di tamponi positivi (in linea con la media nazionale) e di infettati asintomatici con anticorpi positivi al 36,18% (chi ha fatto la malattia ed è guarito). Molti gli asintomatici contagiosi, come nella media nazionale”, specifica Saporiti.

I numeri sono in diminuzione? Mica tanto. “Se all’inizio di questo percorso eravamo a un 12,5% di positivi oggi siamo appunto al 10%“.

Uno schema vincente

“Il senso ancora oggi importante di questa iniziativa è l’isolamento dei focolai. Controlliamo 35-40 persone ad ogni uscita e il mattino dopo, a 24 ore di distanza, abbiamo il risultato dal Niguarda. Lo comunichiamo immediatamente e la stessa struttura ospitante ove possibile isola i positivi e i loro contatti,  ponendoli in quarantena. Altrimenti li mandano all’Hotel Michelangelo. Uno schema che funziona molto bene. Abbiamo una convenzione aperta fino a dicembre, e quindi anche nel caso di una eventuale seconda ondata saremo presenti”.

L’Hotel Michelangelo è la struttura che ha accolto i malati di covid asintomatici da inizio pandemia. Prima le forze dell’ordine o chi non poteva isolarsi in casa, oggi i senza fissa dimora e immigrati che vivono in comunità e possono così isolarsi dal gruppo in caso di tampone positivo.

“Se lo riteniamo necessario, i malati vengono sottoposti subito a visita pneumologica nella nostra struttura mobile – finora 111 persone su 870. Di questi, il 10% è stato sottoposto anche a radiografia del torace in loco”.

Il lato umano

“Ci tengo a sottolineare il valore umano dell’esperienza”, continua Saporiti. “Già il progetto per lo screening della tbc era un’esperienza umanamente alta, adesso è ancora accresciuta dall’idea che anche gli ultimi possano avere accesso a un controllo. Sottolineo lo spirito di festa e accoglienza con il quale siamo sempre stati accolti dalle strutture, dal personale e dagli ospiti, che hanno sempre collaborato con noi nel più sereno dei modi”.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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Michela Dell'Amico

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Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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