Mobilità: Berlino è la nuova Amsterdam. Per merito di tre persone qualsiasi

Una lezione di vita e socialità arriva dalla Capitale tedesca.

E mostra come noi stessi potremmo essere il cambiamento che vogliamo.
La città, grazie all’impegno dei suoi abitanti, ha un nuovo e ambizioso piano per la mobilità

Non solo, non sempre, ha senso lamentarsi per un governo inetto. L’azione che sta rivoluzionando la mobilità della capitale tedesca – una capitale antica, tradizionalista, legata al suo passato e alle sue Trabant – è stata possibile grazie a una raccolta firme nata dalla semplice iniziativa di tre persone qualsiasi.

Traduco dal Berliner Zeitung, che ha raccontato la loro storia, le frasi che i tre hanno usato a commento del successo ricevuto: Ragnhild, che arrivava dalla Norvegia, ha detto: “A Berlino mi sentivo all’età della pietra”, qualcosa di davvero empatico per noi italiani, che possiamo immedesimarci subito nel loro stato d’animo (teoria della relatività a parte, visto che Berlino era comunque già molto più avanti di noi in civilità ciclistica). Michael ha detto: “Le piste ciclabili erano usate come parcheggi”, una lamentela che avrete notato anche qui. Mentre Denis ha magistralmente affermato: “Il grosso deve ancora iniziare!”. Capito? Lui stesso, che non è un politico, non è un imprenditore di biciclette, e ha il solo interesse che noi tutti potremmo avere a vedere le cose migliorare, sente che il suo lavoro è appena cominciato.

Comunque sia, i tre hanno semplicemente dato vita a una raccolta firme, una petizione destinata al Parlamento cittadino, a seguito – nel 2015 – di una serie di incidenti che avevano colpito pedoni e ciclisti berlinesi. In quel periodo, dal 2010 al 2017, si contarono 87 incidenti mortali solo tra i ciclisti della capitale.

Ma, per capire meglio quel numero, relativizziamolo. Valutando i dati stilati dalla Ue sulle morti che coinvolgono i ciclisti in Europa, in quel periodo, l’Italia ha contato 249 decessi l’anno. In Germania sono stati 354 i morti (più che da noi: ma loro sono 83 milioni, e noi 60, e, soprattutto, loro usano la bici e noi no: sempre secondo i dati della Commissione europea, la percentuale di tedeschi che usa la bici in un giorno qualsiasi era allora al 12%. Da noi al 6%). Quindi la pericolosità statistica delle nostre strade era (ed è) molto più elevata, ma loro sono intervenuti, dal basso, e noi no.

Andiamo avanti. I tre amici berlinesi hanno mosso le acque (evidentemente fertili) tra i loro contatti, poi tra alcuni attivisti, hanno coinvolto intellettuali e politici. Hanno organizzato veglie, dimostrazioni, sit-in. Hanno allargato la loro schiera di amici. In tre settimane hanno raccolto 105mila firme a sostegno di un referendum, ma la politica diceva non se ne parla. Nel 2017 iniziò il dialogo, che finì quando il Parlamento approvò una legge di bilancio che aumentava del 300% il budget per le piste ciclabili, portandolo a 100 milioni. Ma ancora non bastava.

La lobby di ciclisti che si era formata si propose per lavorare a una nuova legge sulla mobilità pulita, e al Dipartimento del Senato si riunirono 17 volte, insieme ad ambientalisti, alla SPD e ai verdi. Una società di consulenza, la KCW, ha collaborato gratuitamente. Ad agosto 2017, il progetto di legge era disponibile. “L’ultimo incontro è durato fino all’una di notte”, ricorda Denis. “Nel mezzo arrivò la Critical Mass a portarci la pizza. Il Segretario di Stato rimase colpito quando improvvisamente 400 ciclisti si fermarono davanti all’Amministrazione del Senato”. A fine giugno di quest’anno, quel progetto di legge è stato approvato.

Nel frattempo, la squadra del referendum è diventata un’associazione – Changing Cities -, che oggi può permettersi tre dipendenti pagati dai circa 400 sponsor. “Oggi siamo presenti anche a livello nazionale”, continua Denis. “Ci sono iniziative per promuovere referendum in dieci città, così come nella regione Reno-Westfalia e in Baviera, e ne vengono aggiunte altre in continuazione”. Cosa ha ottenuto Berlino? Potete leggerlo qui. Ha ottenuto tutto.

Per vostro agio, ecco uno schema dei punti salienti del nuovo piano per una mobilità sostenibile:

  • Saranno costruite piste ciclabili separate su TUTTE le strade principali
  • Ci saranno 100 km di piste particolarmente ampie, con priorità sul resto del traffico, pensate per coprire velocemente grandi distanze
  • Sono previsti 100mila nuovi parcheggi per bici
  • Saranno messi in sicurezza almeno 30 incroci all’anno, iniziando da quelli che maggiormente vedono incidenti per i ciclisti
  • I poliziotti si muoveranno anche in bici, in tutti i quartieri
  • I trasporti pubblici saranno potenziati, specialmente nelle periferie e nei collegamenti fra periferia e centro
  • Gli autobus saranno a emissioni zero entro il 2030
  • Sarà garantita migliore accessibilità alle stazioni del trasporto pubblico per le persone a mobilità ridotta
  • I biglietti per il trasporto pubblico saranno scontati su base reddittuale


Immagine di copertina:
fotomontaggio di Armando Tondo – 2018

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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