Mobilità, Granelli: «A Milano 5 auto dei vigili solo per fotografare le auto in divieto»

Ma anche filtri alle pizzerie a legna, più treni nelle metro per consentire l’intermodalità e lotta al caldo negli edifici pubblici. Sono molte le novità in arrivo per ripulire l’aria.

È una delle città più inquinate della pianura padana, a sua volta la zona più inquinata d’Europa, con il maggior numero di morti conseguenza di infarti e tumori ascrivibili ad alti livelli di inquinanti nell’aria. Eppure, rispetto a altre capitali europee, gli sforzi di Milano per migliorare sembrano ridicoli, quasi in mala fede. Le piste ciclabili. Iniziamo da qui. Sono poche, non collegate tra loro, mancano di manutenzione ordinaria e straordinaria, e, soprattutto, non sono rispettate. Ci parcheggiano sopra le auto, comprese quelle dei vigili e del carico-scarico, ci passeggiano le mamme col passeggino, e alle volte sembrano disegnate per uccidere i ciclisti, più che per sostenerli: ciclisti che invece sono, e meritano di essere considerati, super-eroi dell’epoca moderna. Disposti a rischiare la vita per l’ideale di una città delle persone, e non solo delle macchine. Una città dove anche i bambini possano tornare a usare la strada e dove tutti possano respirare senza il rischio di un sensibile taglio all’aspettativa di vita. Ne abbiamo parlato con l’assessore alla mobilità di Milano, Marco Granelli, durante il nostro ultimo Party for Planet.

«Per quanto riguarda i parcheggi selvaggi sulle piste ciclabili, abbiamo aumentato i controlli sui divieti di sosta con un sistema mutuato da Amsterdam. Ci saranno 5 auto dei vigili urbani sempre in giro per la città a fotografare le targhe di chi parcheggia in divieto, anche sulle ciclabili».

Sembrano poche 5 auto, per tutta Milano.

«Amsterdam ne ha 10…»

Ma è molto più piccola di Milano…

«Abbiamo perfezionato il progetto per l’area B, per cui i vecchi diesel non potranno più entrare in città».

Cosa stimate di guadagnare da questo, in termini di emissioni risparmiate? 

«Un 11% in meno di polveri sottili, e NOx [ossidi di azoto e le loro miscele]. Inoltre stiamo potenziando il trasporto pubblico, con l’avvio della M4, linea della metropolitana di Milano in costruzione che prevede il collegamento della città da est, con capolinea Linate Aeroporto, a sud-ovest, attestandosi al capolinea di San Cristoforo. Partirà entro il 2021, con nuove fermate nei due anni successivi (completamento entro il 2023). In più c’è il prolungamento della M1 e della M5 verso Monza: progetto appena finanziato. Del resto la percorrenza è aumentata del 10% dal 2011 a oggi. I viaggiatori sono aumentati del 6,4% solo nell’ultimo anno. Per questo la riforma che vogliamo, con un biglietto unico per tutta la città metropolitana, permetterà di abbassare il costo dell’abbonamento e avere dunque più utenti. Perché questo? Sappiamo che oggi il 46% delle auto in circolazione viene da fuori Milano, dove non a caso il trasporto pubblico è meno efficiente e costa di più. La nostra riforma punta ad abbassare il costo e migliorare l’offerta per chi viene da fuori Milano: andando quindi a cercare nuovi utenti dei mezzi pubblici tra chi oggi li può usare meno. Fino a che punto? Oggi mediamente una famiglia di 4 persone che abita fuori Milano spende in abbonamenti 1.085 euro l’anno: con questa riforma scenderanno a 850. Ancora, potenzieremo il bike-sharing».

C’è però da rilevare – parlando di bici e metro – che Milano ancora non sfrutta l’inter-modalità… la possibilità “chiave” di portarsi la bici sui mezzi, specie sulla metro, e dunque rendere non solo possibile, ma anche facile, usare la bici per spostarsi ovunque, anche su “lunghe” distanze, ovvero per attraversare la città. Al momento, purtroppo, Milano consente di portare la bici in orari abbondantemente fuori l’orario di punta. Cioè solo entro le 7 del mattino e prima delle 16 del pomeriggio. Davvero troppo poco: se è vero che il traffico cittadino è composto prevalentemente da chi va e torna dal lavoro, è impossibile pensare di aumentare i ciclisti tra i lavoratori, se questi non hanno accesso alla metro proprio negli orari di punta. Come già avviene all’estero.

«Dipende dal fatto che non abbiamo al momento la possibilità di aumentare i vagoni, e dunque abbiamo un affollamento nelle metro che non consente di ammettere le biciclette anche negli orari di punta. Però, grazie a un cambio dei sistemi di segnalamento, negli orari di punta riusciremo a breve a potenziare i vagoni, facendo passare un treno non più ogni 210 secondi come succede adesso, ma ogni 90. Per la metro 1 è già così. Per la 2 abbiamo stanziato 400 milioni con questo obiettivo, che raggiungeremo tra 3 anni. Dopo il potenziamento del numero di treni, le bici si potranno portare sempre».

Aspetteremo con ansia questo momento. E i tram?

«Al momento solo 4 tram lo consentono. Ma per implementare il numero dei ciclisti, aprendo anche le porte dei mezzi pubblici, puntiamo sulla diffusione della bici pieghevole, che si può già adesso usare sempre. Abbiamo stanziato 20mila euro per finanziare il 50% dell’acquisto di una bici pieghevole per chi ha un Isee fino a 20mila euro».

Non credo che la bici pieghevole sia la risposta: un mezzo comunque inevitabilmente più piccolo e meno prestante, meno veloce, se pur comodo da trasportare, non può valere quel che costa (mediamente sopra i 150 euro, compresi gli incentivi). Ma comunque. Perché crede che a Milano ci siano così pochi ciclisti?

«Stanno aumentando. Pensiamo di passare dal 6% di oggi al 20% in dieci anni. Un’indagine sul bike sharing parla di 4 milioni di utilizzi l’anno, che è un buon aumento. A frenare l’uso della bici ci sono poi soprattutto i furti, e per questo abbiamo da poco lanciato una piattaforma per registrare il proprio mezzo in accordo con la polizia per una gestione unica della piattaforma per contrastare il fenomeno dei furti».

Speriamo che funzioni… Resta il fatto che paragonando Milano a città come Oslo, che da quest’anno mette al bando tutte le auto dal centro, ma anche Parigi (obiettivo del governo francese è vietare la vendita di nuovi veicoli a combustione interna entro il 2040) o Londra (che ha appena lanciato la prima Ultra Low Emission Zone al mondo) , Milano, che avrebbe più gravi motivi per fare lo stesso, ha invece politiche piuttosto pavide, o comunque insufficienti a fronteggiare il problema, visti anche i continui sforamenti dei già generosi limiti di legge. Per non parlare poi di Amsterdam o Copenhagen…

«L’area C ha ridotto del 30% l’uso dell’auto in città. L’area B porterà un ulteriore taglio alle emissioni, unita a quanto si farà sul trasporto pubblico e le ciclabili. Inoltre aumenteremo le soste a pagamento: e questo è fondamentale per disincentivare l’uso dell’auto. Libereremo l’occupazione dello spazio pubblico, recuperando aree pedonali anche in periferia, non solo in centro. Ne abbiamo appena inaugurate due, in piazza Dergano a nord e Angilberto a sud, che sono andate bene, e ne apriremo altre 4 a primavera e altre 4 in autunno: questo nell’ottica di togliere spazio alle auto per dare spazio alle persone, alla vita. E’ un progetto che portiamo avanti assieme alla fondazione Bloomberg per ripensare lo spazio urbano. Abbiamo poi il progetto car-free, per bloccare al traffico la strada di fronte alle scuole negli orari di ingresso e uscita, in modo da disincentivare i genitori all’uso dell’auto. Abbiamo inaugurato la cosa da pochissimo in via Quarenghi, siamo a 10-12 scuole per ora, e puntiamo ad aumentare».

Qualcosa di bellissimo da vedere, devo dire: una marea di bimbi e genitori affollano la strada al mattino, e per poche manciate di minuti sembra che la faccia delle nostre città potrebbe essere diversa. Anche la pedonalizzazione è estremamente utile in un Paese che fa della (anti) cultura dell’auto una (anti) cultura diffusa: basti confrontare il nostro parco auto con quello di tutti gli altri Paesi europei.

«A Milano oggi siamo a 5,2 auto ogni 10 abitanti, contro una media nazionale del 6,5. Il nostro obiettivo in 10 anni è arrivare a 4 auto ogni 10 abitanti».

Investirete in nuove piste ciclabili? Penso soprattutto ai collegamenti, e alla manutenzione.

«Assolutamente sì. Ci sono progetti pronti per la zona del Cimitero Monumentale, via Cenisio e fino a piazzale Clotilde. La fine di viale Certosa avrà un raccordo fino a Gallarate. Oggi abbiamo 215 km di piste, e arriveremo a 300 per l’inizio del 2021. Ci sono 10 progetti in opera, il primo dei quali, questa settimana, porterà una pista ininterrotta da Conciliazione, via Amendola, e fino a Lotto. Abbiamo destinato a questo 30 milioni. C’è poi un progetto sperimentale per il quale abbiamo ricevuto il nulla osta dal Ministero, e faremo ciclabili solo in segnaletica: in sostanza la bici passa tra il marciapiede e la fila di auto parcheggiate. Questo permetterà ad esempio di completare punti come il cavalcavia Bussa [emblema milanese della politica anti-ciclabilità, ndr], dove al momento la ciclabile finisce nel nulla. Al momento questo sistema è attivo in via Comacchio in modo sperimentale, faremo poi in via Quadrio e fino a via Cenisio in primavera».

Passiamo all’altro grande tema che incide sulla qualità dell’aria milanese: il riscaldamento.

«Le case popolari di proprietà del Comune – circa 30mila appartamenti – dal prossimo inverno non saranno più riscaldate con caldaie a gasolio, ma a metano, grazie a un investimento di 30 milioni di euro. Il Bando Be2  (22 milioni di euro) incentiverà il cambio caldaia anche tra i privati, come pure la coibentazione per aumentare l’efficienza termica e minimizzare la dispersione di calore dalle case. Ricordiamo che metà del patrimonio edilizio di Milano è in classe G: la peggiore da questo punto di vista. Se tutti cambiassero, arriveremmo a un -50% di consumo di carburante. L’idea, sostenuta dall’Unione europea, è quella di coinvolgere gli istituti bancari per abbassare il tasso di interesse di chi ha un mutuo sulla casa, se procede a ristrutturarla pensando anche alla coibentazione».

Tutto bellissimo. Peccato però che chi frequenta gli edifici pubblici – le scuole, gli ospedali o gli uffici del Comune – possa – ancora nel 2019 – esperire un’anacronistica temperatura primaverile all’interno degli stessi anche a gennaio. Negli ospedali e nelle scuole si vive in maglietta tutto l’anno. Questo non le sembra… pazzesco?

«Vogliamo lavorarci. Cerchiamo meccanismi per rivedere le temperature medie negli edifici pubblici e aumentare la coibentazione e ridurre i consumi».

Cosa ne pensa invece dei negozi a porte spalancate, con riscaldamento o condizionamento a tutta forza?

«Stiamo lavorando a un regolamento che contiene anche questo divieto. Serve una legge regionale che noi, al contrario ad esempio dell’Emilia Romagna, non abbiamo ottenuto dalla regione Lombardia. Di conseguenza a marzo porteremo in Consiglio comunale la proposta, in modo che per il prossimo inverno sarà parte del Regolamento comunale, assieme al divieto alle caldaie a gasolio dal primo ottobre 2023».

Una postilla sulle pizzerie. I forni a legna in città soffocate dalle polveri sottili sono – notoriamente – un lusso che non possiamo permetterci. Londra, tanto per citarne una, ha proibito le pizzerie a legna a meno che non abbiano filtri molto costosi e molto efficienti. Invece, Milano…

«Ne siamo consapevoli e stiamo valutando come operare. Vorremmo mettere anche questo nel prossimo regolamento: l’obbligo di filtri ai forni delle pizzerie per abbattere una fonte non trascurabile di polveri sottili».

Tutto fa, nel tentativo di migliorare l’aria che sa di bruciato anche quando nessuno appicca un incendio a un deposito di rifiuti nell’unica città europea d’Italia. Marco Granelli sembra crederci, e noi ci crediamo insieme a lui, anche quando, salutandomi, mi ha ringraziato per lo “stimolo”, la sollecitudine data. Perché purtroppo, anche quando la politica lavora per il bene comune in modo così evidente, anche allora non può esagerare, non può disturbare troppo l’interesse di chi si vede toccato nei privilegi raggiunti: si tratti del milanese che parcheggia (da sempre) sulle aiuole delle strade, e vive impunito, o si tratti dei commercianti ambulanti che manifestano ogni settimana sotto il Comune, contro l’area B.

Per questo motivo abbiamo pensato di aumentare il nostro livello di sollecitudine: il tema è importante, ed è urgente. Ma lo riconosciamo anche come molto difficile.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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