Stan Smith ecologiche adidas

Moda green: ecco le prime sneaker realizzate con i funghi

100% ecologiche per un look sostenibile

Siamo partiti con Greta Thumberg, abbiamo partecipato a flash mob e abbiamo raccolto migliaia di firme; tutto questo per un obiettivo comune, detto anche “benessere sostenibile”. Abbiamo visto grandi multinazionali come Mc Donald’s cambiare le loro abitudini sostituendo le classiche cannucce con altre ricavate dalla carta, insomma, ognuno sta facendo il suo per pesare di meno sulla nostra amata “Gaia”.

Chiaramente questa evoluzione è frutto di anni e sperimentazioni che col tempo sono riusciti a dare i loro frutti, ma cosa succede se l’innovazione e il riciclo dovessero diventare parte integrante dei nostri giorni o addirittura del nostro abbigliamento? Ultimamente, grandi multinazionali come Nike e Adidas, stanno provando ad imporre sul mercato prodotti nati da “una seconda chance” o meglio, prodotti di scarto che lavorati in una determinata maniera possono rivelarsi molto performanti.

L’innovazione parte dalle “radici”

Sono sempre stato un amante del vintage e da tutto ciò che lo caratterizza, dalle auto alle biciclette, dalla musica alle sneakers e proprio in questi anni ho notato con piacere che parecchie icone del passato sono tornate in auge portando, inoltre, una buona ventata di freschezza!

Pensiamo alle Stan Smith, vero e proprio caposaldo di un’azienda che ha fatto di questa scarpa uno dei suoi cavalli da battaglia più apprezzati in tutto il mondo. È stata realizzata in pelle, in pelle sintetica, in tessuto e addirittura con i velcri al posto dei lacci! ma la vera novità consiste in un’idea a dir poco rivoluzionaria, utilizzare una molecola contenuta nelle radici di un particolare fungo chiamato “Reishi” o ganoderma per ricavarci un prodotto molto simile in tutto e per tutto alla pelle.

Tale molecola è il micelio, estratto dall’apparato vegetativo del fungo (niente meno che le radici, quello che invece viene consumato sulle nostre tavole è il frutto). Stando ai risultati scientifici il “Mylo” risulta essere addirittura più resistente della pelle, biodegradabile e molto più veloce da produrre. Le particolari serre che vengono usate per la produzione sono verticali e con un periodo vegetativo di due mesi, dunque; nonostante tale progetto, per ora, sia solo un concept possiamo dire che, produttività, efficienza e sostenibilità sembrano essere le parole chiave della nuova moda sostenibile.

Cultura, collaborazioni e ..sana concorrenza

Aldilà dei concept e delle nuove idee non dobbiamo dimenticarci che tutto ciò viene fatto per delle ragioni ben precise; limitare il consumo di materie prime, evitare sprechi ma soprattutto per dimezzare (o abbattere) l’inquinamento. Secondo le statistiche ogni anno si riversano circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici nelle acque degli oceani e per sensibilizzare la popolazione mondiale, sempre Adidas, ha collaborato con la nota rivista ambientalistica “Paerley” elaborando e infine mettendo in commercio prodotti creati con gli scarti plastici che sono stati raccolti dalle spiagge e dalle isole galleggianti di tutto il mondo. Ciò ha creato scalpore, suscitando un grande interesse generale alimentato ancor di più dal fatto che artisti e stilisti del calibro di Pharrel Williams e Stella McCarteney hanno partecipato alle collaborazioni dando un tocco di stile e di personalità a prodotti che, grazie a questa “seconda vita”, saranno in grado di far capire l’importanza del riciclo anche alle generazioni future.

C’è da dire che, dove vi è innovazione e progresso anche la concorrenza chiaramente non manca. Fortunatamente, grazie a questa nuova concezione di economia verde e circolare il guadagno sembra essere passato in “secondo piano” per lasciare spazio alla creatività e alla sostenibilità.

Proprio come Adidas, anche Nike ha lanciato una nuova linea interamente prodotta su base di scarti; si chiama “Space hippie”. Nata dall’idea di voler creare un connubio fra i materiali facilmente reperibili e appunto gli scarti di lavorazione. Le loro calzature sono prodotte con l’85-90% di materiale riciclato, e inoltre per spedire le scarpe, stanno cercando di sostituire la scatola doppia con una confezione singola, realizzata anch’essa per il 90% in materiale riciclato.

Dunque, sembra che a livello globale qualcosa si stia muovendo, chiaramente non saranno né le sneakers nè le t-shirt a salvarci dall’effetto serra o dallo scioglimento dei ghiacci, ma almeno possiamo dire che il pensiero collettivo sta cambiando e anche a livello politico le istituzioni si stanno dando da fare.

Non dimentichiamoci però, che la Terra è composta da persone come noi e per forza di cose sta a noi contribuire a questa rivoluzione direttamente con i piccoli gesti.

Igor Fodella

Igor Fodella

Laureato in economia, amante degli animali, della natura e dello sport ci racconta tutto ciò che è in sintonia con quello che ci circonda per conoscere più da vicino quello che vediamo e viviamo ogni giorno. Acerrimo nemico del monouso e “reporter” per hobby.

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Igor Fodella

Igor Fodella

Laureato in economia, amante degli animali, della natura e dello sport ci racconta tutto ciò che è in sintonia con quello che ci circonda per conoscere più da vicino quello che vediamo e viviamo ogni giorno. Acerrimo nemico del monouso e “reporter” per hobby.

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