Natalità in calo? La soluzione si chiama “modello Svezia”

(e nessuno tocchi l’aborto)

Nel 2017 in Italia sono nati 458 mila bambini, meno della metà dei nati durante il “baby boom”. Un trend che, al contrario, la Svezia è riuscita a invertire con un massiccio investimento sulla spesa pubblica tra “bonus bebé”, congedo parentale e asili nido.

In Italia si fanno sempre meno figli e il trend non sembra destinato a invertire la rotta. Nel 2017 ha toccato un nuovo minimo storico con soli 458 mila bambini iscritti in anagrafe. Meno della metà delle nascite durante il “baby boom”, con 1.016 nuovi arrivati nel 1964. La soluzione? A detta del ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, l’aborto sarebbe tra le cause principali di questa tendenza negativa tant’è che, poco dopo il suo arrivo a Palazzo Chigi, esortava lo Stato ad «aiutare le donne a non farlo».

Ma se si dà un’occhiata ai numeri nel contesto internazionale, appare evidente che più aborti non significa necessariamente meno nascite. Secondo dati Eurostat, infatti, rispetto a tutti gli Stati membri, i tassi di natalità netti più alti del 2016 sono stati registrati in Irlanda (13,5 per 1.000 residenti), Svezia e Regno Unito (11,8‰), e Francia (11,7‰). Al contrario i più bassi si registrano negli Stati membri del Sud, tra cui Italia (7,8‰), Portogallo (8,4‰) e Spagna (8,7‰). Analogamente, nello stesso anno il maggior tasso di abortività ogni 1.000 donne in età fertile (15-44 anni) si è registrato in Svezia (20,8‰), Regno Unito (15,6‰), Francia (14,9‰), mentre i più bassi in Italia (7,9‰), Portogallo (8,1‰) e Spagna (10,5‰).

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