Negli Usa si commemora la fine dello schiavismo

Ma il razzismo non è morto e la lotta per debellarlo è ancora lunga

Migliaia di persone parteciperanno  a molte manifestazioni pianificate da New York a Los Angeles per il 155° anniversario del “Juneteenth“, quel giorno del 1865 quando gli schiavi di Galveston, in Texas, seppero che ‘Ora erano liberi”.

Ma quest’anno diverse tragedie hanno costretto il paese a fare un esame di coscienza sul razzismo che ha segnato la sua storia e permea ancora alcuni gangli essenziali della società.

L’uccisione di George Floyd

George Floyd, un afroamericano di 46 anni, è stato soffocato da un ufficiale di polizia bianco durante il suo arresto a fine maggio a Minneapolis. È morto dopo essere rimasto più di otto minuti sotto il ginocchio di Derek Chauvin, al quale continuava a dire: “Non riesco a respirare”, mentre gli altri poliziotti presenti aiutavano il loro collega che stava uccidendo Floyd.

La trasmissione della scena, filmata dai passanti nella sua interezza, ha causato un’onda d’urto nel paese e dimostrazioni gigantesche contro il razzismo quotidiano e la violenza della polizia.

“La triste verità è che questo non è un caso unico”, ha detto il fratello della vittima Philonise Floyd “Il modo in cui mio fratello è stato torturato e ucciso  è il modo in cui i neri vengono trattati dalla polizia in America”.

Black Lives Matter

Al grido di “Black Lives Matter, diversi milioni di persone sono scese in strada per denunciare le disuguaglianze razziali. La mobilitazione  ha gettato una luce cruda sui metodi della polizia e sui suoi comportamenti vessatori verso le minoranze ma non ha impedito che episodi del genere continuassero a ripetersi.

L’uccisione di Rayshard Brooks

Il 12 giugno scorso un’altra notizia ad Atlanta ha scatenato la rabbia: un agente di polizia bianco ha sparato a Rayshard Brooks, un afroamericano, mentre tentava di sfuggire all’arresto con due proiettili sparati alla schiena. Brooks era “colpevole” di essersi addormentato ubriaco nel parcheggio di un supermercato.

Come a Minneapolis, l’ufficiale che ha sparato è stato rimosso dall’incarico e accusato di omicidio.

Trump getta benzina sul fuoco

Donald Trump ha attaccato i manifestanti e minacciato di reprimere le proteste con l’esercito.

Il presidente repubblicano ha persino gettato benzina sul fuoco pianificando il giorno del “Juneteenth” a Tulsa, in Oklahoma, per una grande manifestazione elettorale per la sua rielezione a novembre. La città è segnata dal ricordo di una delle peggiori stragi razziali della storia, dove fino a 300 afroamericani furono massacrati da una folla bianca nel 1921, “rei” di aver creato un quartiere prospero e pacifico.

Questa scelta è stata denunciata da più parti come una provocazione, costringendo Trump a rinviare l’incontro al giorno successivo.

La strategia di Trump, tesa a esasperare gli animi, mira a compattare il fronte conservatore ostile all’uguaglianza e a terrorizzare gli incerti con il fantasma di disordini violenti.

Una prosperità basata su schiavitù e sterminio

Le manifestazioni hanno anche costretto gli americani a interrogarsi nuovamente sulla storia del loro paese che ha basato il suo sviluppo economico sulla schiavitù e sullo sterminio delle popolazioni indigene.

Si vanno moltiplicando le richieste di eliminare i monumenti eretti per generali e funzionari confederati durante la guerra civile (1861-1865), che combatterono per difendere lo schiavismo e di cui brulica il  sud del paese, e alcuni sono stati distrutti o rimossi.

I primi risultati simbolici per il movimento

Il campionato automobilistico Nascar ha vietato le bandiere confederate sui suoi circuiti, che sono spesso sventolate dalla folla del sud dove sono ancora molto popolari. E la presidente democratica del  Congresso Nancy Pelosi ha ordinato la rimozione dei ritratti di quattro ex presidenti della Camera dei rappresentanti che avevano militato tra i Confederati.

Le proposte di democratici e repubblicani e le richiesta del movimento

Il movimento di protesta ha indotto sia democratici sia repubblicani a presentare delle proposte di legge per limitare lo strapotere e l’immunità della polizia. Tuttavia nessuna delle proposte contiene finora la richiesta più forte avanzata dal movimento: quella di ridurre l’enorme budget della polizia per destinare parte dei soldi a cause sociali.

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Bruno Patierno

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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