Negozi aperti o chiusi la domenica e nei giorni festivi?

Italia divisa in due

Lanciato su Facebook la scorsa settimana, il sondaggio “Negozi aperti la domenica e nei giorni festivi: favorevoli o contrari?” di People for Planet ha fatto registrare un 44% di opinioni favorevoli e un 56% di opinioni contrarie. La maggior parte dei partecipanti al sondaggio preferisce quindi che di domenica le serrande degli esercizi commerciali rimangano abbassate, rispetto a chi vorrebbe continuare a  fare acquisti 7 giorni su 7. Ma la vittoria degli uni sugli altri è tutt’altro che schiacciante, e lascia intravedere un Paese a metà.

Rivedere le liberalizzazioni Monti

Il M5S e la Lega in campagna elettorale avevano fatto della promessa di chiusura dei negozi di domenica e nei giorni festivi un cavallo di battaglia e ora hanno deciso di passare ai fatti. Cosa accadrà è però ancora presto per saperlo: l’iter per rivedere le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali introdotte dal governo Monti dal 2012 è infatti iniziato alla Camera dei deputati in  Commissione Attività produttive solo un paio di settimane fa attraverso la presentazione di una proposta di legge della Lega. “Abbiamo iniziato l’iter per rivedere le assurde liberalizzazioni del Governo Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali – ha scritto su Facebook lo scorso 6 settembre Barbara Saltamartini, Presidente della Commissione -. Cambiamo rotta per non penalizzare più i piccoli commercianti e le botteghe storiche, e ridare a lavoratori e famiglie la libertà della domenica. Dalle parole ai fatti senza perdere tempo! Questo è il #Governodelcambiamento
#lega  #MatteoSalvini“.

La nuova proposta di legge

La proposta di legge è di iniziativa di 14 deputati tra cui la stessa Saltamartini. “La presente proposta di legge – recita il testo – si prefigge di modificare la normativa vigente in materia di orari di apertura e di chiusura degli esercizi commerciali ripristinando l’obbligo di chiusura domenicale e festiva degli stessi”. Con alcune eccezioni, ovvero per “le domeniche del mese di dicembre, nonché ulteriori quattro domeniche o festività nel corso degli altri mesi dell’anno” in cui i negozi potranno rimanere aperti, e per gli esercizi commerciali ubicati in località turistiche, di montagna o balneari, per i quali l’orario di apertura e chiusura non è soggetto ad alcun obbligo. Per il resto, di domenica serrande giù.

Vantaggio per i consumatori

“Il vantaggio di tale revisione – si legge nella proposta di legge – ricadrebbe anche sui consumatori che, pian piano, riscoprirebbero il piacere di riappropriarsi di alcuni valori all’interno del contesto sociale in cui vivono come, ad esempio, quello di trascorrere le festività in famiglia o di impiegare il proprio tempo libero passeggiando all’aria aperta o nei piccoli centri”.

Cosa dicono i commercianti

Come riporta l’Ansa il Presidente di Federdistribuzione (l’associazione che raggruppa centri commerciali e ipermercati) Domenico Gradara afferma che “con lo stop all’apertura domenicale si potrebbero perdere decine di migliaia di posti di lavoro” poiché “la domenica è il secondo giorno della settimana per fatturato“, spesso con un valore doppio rispetto a un giorno feriale. La proposta sulla chiusura dei negozi la domenica all’esame del Parlamento sarebbe quindi un “passo indietro”. Confesercenti (che associa 60 associazioni che rappresentano piccole e medie imprese di ogni settore economico di interesse nazionale) scrive in una nota che “le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali, introdotte dal governo Monti a partire dal primo gennaio 2012, avrebbero dovuto dare una spinta ai consumi grazie all’aumento delle opportunità di acquisto per i consumatori”, ma che quest’ultimo “non sembra essersi trasformato in acquisti reali: nel 2017 le vendite del commercio al dettaglio sono state inferiori di oltre 5 miliardi di euro ai livelli del 2011, ultimo anno prima della liberalizzazione. È importante, a questo punto, arrivare ad una revisione dell’attuale regime con una norma condivisa e sostenibile. Noi non chiediamo di stare chiusi sempre, ma di restare aperti solo quando e dove necessario, come ad esempio nelle località turistiche”.

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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