Nel calcio italiano non esistono tifosi contenti

Nel calcio italiano non esistono tifosi contenti

La rabbia e la frustrazione sono elementi che accomunano i fan di tutte le squadre, compresa la Juventus. Tant’è vero che gli stadi sono diventati luoghi tristi.

Perché nel calcio italiano vincere è diventata una malattia, un’ossessione? E’ la domanda dell’anno e ovviamente non abbiamo una risposta. Però ci guardiamo attorno e fatichiamo sempre di più a comprendere la rabbia e la frustrazione che ormai accompagnano stabilmente quelli che definiamo tifosi.

Il calcio, in Italia, è ormai una forma di nevrosi. A qualsiasi latitudine. Partiamo dai più forti. Dalla Juventus. Dopo cinque anni di successi consecutivi: cinque scudetti, quattro Coppe Italia, l’allenatore toscano si è separato dalla dirigenza bianconera. E fin qui nulla di strano. Anzi. La stranezza è un’altra. I tifosi juventini sono divisi su Allegri. Non tutti lo considerano un grande allenatore, nonostante i record. E non pochi lo giudicano un tecnico all’altezza. Incapace di raggiungere l’unico reale obiettivo della Juventus: la Champions League.

L’obbligo di vincere. L’aberrazione dello sport. Se non vinci, hai fallito. Detto con rabbia. Con una rabbia tale che, in caso di vittoria, sarebbe impossibile goderne.

A Napoli, la situazione è più o meno simile. Il secondo posto conquistato con Ancelotti allenatore, è vissuto come una stagione deludente. Non all’altezza del campionato dello scorso anno e delle aspettative che l’arrivo dell’allenatore emiliano aveva creato. Come se il Napoli fosse un club che potesse sputare su un secondo posto in campionato. Il presidente De Laurentiis è contestato e avversato, e non soltanto dagli ultras. Lo stadio è spesso semivuoto.

Stessa situazione a Firenze dove tra l’altro la Fiorentina rischia persino di retrocedere in serie B. Ma la contestazione a Della Valle dura ormai da anni. I tifosi si sentono imprigionati dal patron di Tod’s, come se fosse un carceriere dei loro sogni. Anche a Firenze, come a Napoli e a Torino, la tifoseria proietta un’immagine irreale di sé. La Fiorentina si immagina il Barcellona, come a Napoli credono di essere il Real Madrid.

Torino, Firenze, Napoli. E anche Roma. Sia sponda romanista sia sponda laziale dove per anni Lotito è stato contestato. Adesso il fronte laziale si è un po’ placato. Ma quello giallorosso, invece, è ben oltre l’orlo della crisi di nervi. La scorsa settimana, la rottura tra la Roma e De Rossi ha provocato l’ennesima contestazione da parte dei tifosi.

A Roma contestano Pallotta che è americano. Così come a Napoli contestano De Laurentiis che è romano. Il sovranismo regna sovrano. Così come la frustrazione. Il calcio è diventato quasi unicamente un accumulatore di rabbia. Un gioco che non è nemmeno a somma zero. E’ un gioco che può finire soltanto in perdita. Si è perso il sorriso, tant’è vero che gli stadi – in Italia – sono fondamentalmente diventati luoghi lugubri. E un’inversione di tendenza sembra lontana.

Foto di Brian Dowden da Pixabay

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.