Neofascisti italiani e mercato nero dei missili in Ucraina

È di criminalità e fondi illeciti che vive l’estrema destra, non certo di “Dio, Patria e famiglia”

«Ho un missile aria-aria di fabbricazione francese da vendere. Ti interessa?». A scrivere è Fabio Del Bergiolo, 60 anni, ex ispettore delle Dogane in servizio a Malpensa, candidato al Senato nel 2001 per Forza Nuova nel collegio di Gallarate. Il destinatario del messaggio intercettato via WhatsApp dalla Digos di Torino è un combattente italiano reduce del Donbass.

La notizia dell’operazione della polizia coordinata dalla procura torinese che ha portato all’arresto di tre persone per detenzione e posta in vendita di arsenali militari e armi da guerra sta facendo il giro dei giornali nazionali. Pistole, in prevalenza di produzione austriaca, tedesca e statunitense trovate sotto il letto dell’ex aspirante senatore Del Bergiolo. Ma anche fucili d’assalto tipo «bullpup» Steyr Aug, Colt M16 in dotazione all’esercito Usa, una Steyr Mannlicher usata dai Gis dei carabinieri. E un moschetto Carcano 91, del tutto simile a quello utilizzato da Lee Oswald per uccidere John Fitzgerald Kennedy. Un pezzo d’antiquariato che inserito in un contesto fatto di svastiche e monili nazi-fascisti assume un valore quantomeno simbolico.

Agli agenti dell’antiterrorismo De Bergiolo ha confessato il piano di vendita del missile: «Sono amico di Alessandro Monti, per motivi lavorativi, commercializzando aerei. Alcuni mesi fa mi ha detto di avere un contenitore con dentro un missile e che gli serviva la mia consulenza per venderlo». In un magazzino di Oriolo, nei pressi di Voghera, Del Bergiolo ha visionato l’arma. «Abbiamo aperto il portellone e fatto scivolare fuori la testata». Ha scattato delle foto e ha stimato un prezzo, come usa fare ogni consulente: tra i 450 e 500 mila euro. Poi il missile, fatto arrivare in Italia lungo un percorso ancora ignoto, è stato trasferito a Rivanazzano Terme.

Elementi a sufficienza per destare la preoccupazione di chiunque. Difficile immaginare la pioggia di dichiarazioni se dietro l’arsenale ci fosse stata una qualche cellula anche lontanamente collegata a islamici, immigrati, ong, Soros, e via dicendo. Dal Governo però tutto tace, solo Matteo Salvini, poche ore fa da Genova, sulla questione ha detto: «L’ho segnalata io, sono contento di essere stato utile a trovare dei missili. Era una delle tante minacce di morte che mi arrivano quotidianamente di cui non faccio pubblicità ma questa volta i servizi segreti parlavano di un gruppo ucraino che attentava alla mia vita. Penso di non aver mai fatto niente di male agli ucraini ma abbiamo inoltrato la segnalazione e non era un mitomane. Sono contento sia servito a scoprire un arsenale di qualche demente». Peccato che, a detta della stessa procura, la pista dell’attentato contro Matteo Salvini si sia rivelata da subito un vicolo cieco senza «consistenza investigativa».

Un manipolo di neofascisti “isolati”, dunque, possedeva un arsenale militare. Cosa potevano mai farsene? Immetterlo nel mercato nero, ad esempio. Un mercato illecito di armi tutt’altro che piccolo e con piazza l’Ucraina, specie la regione del Donbass dove si consuma la battaglia silenziosa della Russia.

Nel corso della Guerra Fredda l’Ucraina produsse per l’Unione Sovietica i missili più avanzati (tra cui gli SS-18) e continuò a farlo anche dopo il crollo dell’URSS. La fabbrica di Yuzhmash è stata uno dei principali fornitori della Russia fino alla deposizione dell’ex presidente filo-russo dell’Ucraina Viktor Yanukovych e la conseguente frattura commerciale con la Russia. La fabbrica, in forte crisi, ha così iniziato a vendere armi tramite i canali del mercato nero. Un mercato internazionale frequentato da acquirenti illustri, almeno stando a un report pubblicato ad agosto 2017 dall’International Institute for Strategic Studies (IISS).

Michael Elleman, esperto in difesa missilistica presso l’IISS e autore del report, ha indicato la fabbrica di missili Yuzhmash nella città ucraina di Dnipro come uno dei più accreditati fornitori della Corea del Nord, il cui progresso nei test dei missili balistici si spiega solo con l’ipotesi che abbia acquistato tecnologie militari dall’estero. Traffici ingenti dove non si esclude la presenza attiva di frange dell’estrema destra italiana, rispetto alla quale lo Stato italiano dovrebbe alzare il livello di guardia. «Il materiale sequestrato – ha spiegato il questore di Torino Giuseppe De Matteis – merita la massima attenzione. È un’operazione che ha pochi precedenti investigativi in Italia».

È di criminalità e fondi illeciti che vivono le cellule estremiste, comprese quelle di estrema destra, non certo di «Dio, Patria e famiglia».

Photo Credit: www.tpi.it

Stela Xhunga

Stela Xhunga