“Nessun partigiano colpito da Covid”: intervista al Presidente del Museo della Resistenza di Torino

Dal partigiano Bruno Segre a Michel Foucault, due chiacchiere con Roberto Mastroianni, Presidente del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà.

Sul finire degli anni Novanta, quando ancora nessuno si sognava di dire che il 25 aprile fosse una festa divisiva, la città di Torino fu sollecitata dalle associazioni della Resistenza affinché si dotasse di un museo dedicato alla storia della Seconda Guerra Mondiale e delle sue conseguenze, la Resistenza e la Deportazione. Era importante che si edificasse lì, nell’ex città sabauda, un luogo in cui ricordarsi le difficoltà del farsi grandi, liberi e repubblicani, così nacque il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà. Perché la resistenza, è un concetto diffuso e da diffondere. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Roberto Mastroianni, Presidente del Museo e da sempre promotore di iniziative culturali e artistiche.

Ha notizia di qualche partigiano ammalato di Covid? 

A quanto mi risulta nessun partigiano è stato colpito dal Covid, anzi, a Torino abbiamo Bruno Segre, ex partigiano, avvocato e campione della lotta per i diritti civili per tutta la storia repubblicana, che oggi, a 102 anni, è ancora con noi ad animare attività culturali e politiche in difesa di diritti e libertà. Mi sembra un buon esempio di quanto la resistenza sia anche resilienza.

Come commenta la proposta di sostituire il 25 aprile con una giornata dei caduti del Covid19? 

Come si potrebbe commentare l’avanspettacolo o il cabaret. Il 25 aprile è, insieme al 2 giugno, la data più importante del nostro calendario civile: è festa di liberazione, perché si festeggia l’elemento fondante della nostra storia e identità repubblicane. La liberazione infatti è la rottura storica che permette di fondare l’ordine repubblicano e riscattare la barbarie nazi-fascista, ricucendo un territorio e una collettività. Non c’è storia repubblicana, non c’è democrazia e non c’è Italia, senza liberazione. Francamente trovo imbarazzante che ci siano ancora esponenti politici che mettono in discussione la storia repubblicana, senza avere il coraggio di farlo apertamente e inventandosi delle boutade da avanspettacolo come questa. Strano paese l’Italia, unico in Europa, in cui ci sono ancora politici che rifiutano un elemento fondante dell’identità nazionale ed europea, definendosi patrioti. Strano paese sul serio.

È una guerra il Covid? 

No! È un’epidemia e dovremmo finirla di usare la metafora bellica, che non solo non è utile cognitivamente, culturalmente e politicamente, ma crea problemi nell’azione di contrasto del fenomeno. Le epidemie sono eventi tragici e traumatici, a volte di portata maggiore delle guerre, forse ancora più traumatici e imprevedibili delle guerre aggiungerei e per nostra sfortuna non facilmente gestibili come invece in qualche modo sono i conflitti bellici. La guerra in fin dei conti ha una sua razionalità geopolitica, mentre le epidemie si ascrivono ai fenomeni naturali, insondabili e ingestibili nelle loro logiche ed è per questo che ci fanno ancora più paura. 

Quindi il Covid è peggio di una guerra.

Michel Foucault, un grande filosofo francese del secolo scorso, scriveva negli anni Settanta che le epidemie sono ciò che di più sconcertante esista, in quanto mettono in crisi i nostri sogni modernisti di controllo e dominio della realtà. Ed è interessante, in questa prospettiva, che pochi stiano ricordando che l’epidemia della spagnola produsse in Europa nel secolo scorso più morti che entrambi i conflitti bellici. Forse usare la metafora bellica è una forma di esorcismo, che però rischia di divenire retorica politica utile a forme di controllo.

Anziani, cura degli anziani, cura del passato. Come conciliare passato e futuro, oggi?

Nell’idea di persona e di libera espressione della persona umana, che si trovano così bene espressi nell’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale; nella necessità di mettere assieme passato e presente, memoria e innovazione. Per questo non possiamo che pensare a un welfare che tenga assieme giovani e anziani in una prospettiva di conciliazione. 

Un pensiero resistente per oggi? 

Resistere è volontà di non essere governati. Nel senso di non essere governati da apparati e forme di governo che non siano capaci di permettere la libera espressione della persona umana.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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