Non c’è 2 giugno senza 25 aprile: Salvini, Meloni ed estrema destra, oggi in piazza, lo sanno?

Oggi la memoria va a quel 54% di italiani che il 2 giugno 1946 votarono per una nuova idea di patria

Il 2 giugno 1946 ci furono 10.718.502 voti per il Re contro 12.718.641 voti per la Repubblica. Il 46% degli italiani voleva continuare con la monarchia che aveva appoggiato fascismo e leggi razziali. E oggi, in piazza, ci sono anche gli eredi di quel 46%.

Ulivo, stella, ruota, quercia, sono questi gli elementi che compongono il simbolo della Repubblica Italiana che troviamo impresso sul passaporto e che vediamo sventolare oggi nelle piazze e sui social. Il ramo di quercia simboleggia la forza del popolo italiano, la ruota dentata d’acciaio simboleggia il lavoro, la stella è simbolo patrio italiano dai tempi dell’Antica Grecia, mentre l’ulivo simboleggia la pace. Una pace raggiunta faticosamente, al prezzo di migliaia di morti, migliaia di giovani che hanno combattuto il fascismo, i suoi soprusi, le sue stragi, pagando il prezzo della vita. Non c’è 2 giugno senza 25 aprile, chissà se Matteo Salvini e Giorgia Meloni lo sanno. Che lo sappiano gli infiltrati dell’estrema destra che oggi hanno partecipato alla manifestazione indetta dai due politici è improbabile. In questi mesi di emergenza sanitaria, lavorativa, economica, sociale, politica, culturale, totale, hanno protestato per ogni cosa, contro ogni cosa, offrendo in cambio poco. “Siamo qui per ascoltare, non per protestare” ha detto Matteo Salvini oggi a Roma, salvo poi aggiungere “Ci saranno partite IVA, commercianti, artigiani e medici, raccogliamo proposte da trasformare in proposte di leasigge in Parlamento, in emendamenti. Noi oggi chiediamo che siano coperti tutti i lavoratori del pubblico e del privato, è una giornata di ascolto, di memoria e di passaggio. Domani cadranno i muri, ci si potrà spostare di regione in regione nella nostra splendida Italia”. 

Cosa c’entrino le partite IVA, la politica, i viaggi al mare a partire da domani con la celebrazione di oggi è un mistero. Ad ogni modo, niente proteste oggi, assicurano protestando Salvini e Meloni. L’ultima protesta rivendicata apertamente l’hanno fatta quando gli è stato negato il permesso di recarsi oggi all’altare della patria, “che democrazia è mai questa – hanno tuonato via – che non permette di onorare con un fiore i caduti per la patria?”. Mai come negli ultimi mesi la destra, compresa l’estrema destra che oggi ha sfilato al fianco di Fratelli d’Italia e Lega, ha mostrato attaccamento per la democrazia. Mai come negli ultimi mesi la destra, compresa l’estrema destra, si è fatta sentinella della democrazia e, novella depositaria dei principi della Costituzione, mai come in questi mesi la destra, compresa l’estrema destra, ha gridato ai quattro venti la morte della democrazia.

“Non si tratta di immaginare di sospendere, o annullare, la normale dialettica politica. La democrazia vive, e si alimenta, di confronto fra posizioni diverse. Ma c’è qualcosa che viene prima della politica, e che segna il suo limite. Qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: l’unità morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l’uno dell’altro”, ha detto oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

La cerimonia all’Altare della Patria non ha certo il carattere di un “onore alle armi”, è piuttosto un pietoso, amaro riconoscimento alle tante, troppe vittime, che costellano il nostro passato “nazionale”, prima dell’avvento della Liberazione. Oggi non si celebra “Dio, patria e famiglia”. Oggi si celebra il cosiddetto “referendum istituzionale” del 2 giugno 1946, che è ben altra cosa. Oggi si celebra un’idea di patria intesa come res publica, un bene pubblico regolamentato con leggi giuste e garantito da una Costituzione, qualcuno dice la più bella del mondo, scritta, sì, da italiani, ma guidati da principi universalistici. Vista l’aria sovranista che tira, vale la pena chiarirlo: oggi si celebra la sovranità di un popolo che ha rifiutato ogni continuità con il passato violento, razzista e antidemocratico del Paese. Oggi la memoria va a quei 12.718.641 italiani che il 2 giugno 1946 votarono per una nuova idea di patria, lontana anni luce dalla retorica nazionalistica, militarista, monarchica e fascista. Non c’è tempo, né spazio, per i 10.718.502 italiani attaccati al passato monarchico, razzista, militarista, nazionalista e fascista che il 2 giugno votarono contro l’istituzione della Repubblica.

Niente di personale o politico, è la democrazia, bellezza. 

Leggi anche:
“Nessun partigiano colpito da Covid”: intervista al Presidente del Museo della Resistenza di Torino

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

Potrebbe interessarti anche

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

Consigli per gli acquisti

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy