“Non c’è più tempo”. Le misure di Conte basteranno?

L’Italia si sveglia zona rossa (e reagisce assaltando i supermercati)

«Non c’è più tempo». Con questa frase il premier Giuseppe Conte pone tutta Italia e i suoi 61 milioni di abitanti in zona protetta. Spostamenti vietati se non per comprovate necessità, che è però possibile auto-certificare, in tutto il Paese, come fino a ieri era per la Lombardia e le 14 province focolaio dell’epidemia di Coronavirus.

Contagi in costante crescita

“Abbiamo adottato una nuova decisione che si basa su un presupposto: tempo non ce n’è”, ha detto Conte in conferenza stampa, ieri sera. «I numeri ci dicono che stiamo avendo una crescita importante dei contagi, delle persone ricoverate in terapia intensiva e subintensiva e ahimè anche delle persone decedute. Le nostre abitudini quindi vanno cambiate. Vanno cambiate ora. Ho deciso di adottare subito misure ancora più stringenti, più forti». E il riferimento sembra esplicito alle immagine circolate nei giorni scorsi su ogni tipo di assembramento – aperitivi, giornate in spiaggia, cene e party – che gli italiani continuavano a concedersi nonostante l’esempio delle zone rosse, dove le strutture ospedaliere sono da giorni oltre l’emergenza, con diversi ospedali lombardi che selezionano chi intubare in base all’età e alle prospettive di sopravvivenza. Come in guerra.

Basterà?

Secondo le proiezioni, se non invertiamo il trend in atto, tra una settimana il sistema sanitario nazionale sarà definitivamente in ginocchio. La Cina è riuscita a fermarsi sotto gli 80mila contagi: ma il 10% di terapie intensive – 8mila – per noi sarebbero comunque un disastro. Se è vero che la Cina ha una popolazione non paragonabile alla nostra, è anche vero che le misure messe in atto dal governo e dai singoli – estremamente rispettosi e disciplinati, perfino “troppo” – sono state sin da subito totalmente diverse e molto più stringenti delle nostre. Aspetti positivi, vien da dire, della mentalità da regime autoritario.

Il parere di The Lancet

Non a caso la prestigiosa rivista Lancet ha promosso la reazione cinese e bocciato in blocco quella europea: troppo tardiva e troppo debole. I cinesi hanno raggiunto l’obiettivo svuotando le strade per un mese. Hanno fatto tamponi a tappeto, centinaia di migliaia, controllando – in apposite “fever clinics” – tutti quelli che si presentavano con la febbre, facendo praticamente una scansione di tutti i casi sospetti. Sembra il contrario di quello che facciamo noi, che eseguiamo tamponi solo in casi di contatti accertati con contagiati. I coreani stanno facendo come i cinesi. Hanno praticamente lo stesso numero di contagi che abbiamo noi (li abbiamo superati oggi, loro ne hanno 7.478 contro i nostri 7.985) ma 51 morti contro i nostri 463. «Finora, i colossali sforzi di salute pubblica del governo cinese hanno salvato migliaia di vite – scrive Lancet. – I paesi ad alto reddito, che ora affrontano i loro stessi focolai, devono assumere rischi motivati ​​e agire in modo più deciso. Devono abbandonare i loro timori per le conseguenze economiche e pubbliche negative nel breve periodo, che potrebbero derivare dalla limitazione delle libertà personali, come parte di misure di controllo delle infezioni più assertive».

Mezzi operativi, stop al campionato e chiusura locali e scuole

 «Non è all’ordine del giorno una limitazione dei trasporti pubblici, per garantire la continuità del sistema produttivo e consentire alle persone di andare a lavorare», ha precisato ancora ieri sera il premier. Sarà possibile “l’autocertificazione” per giustificare gli spostamenti, e in caso di false autocertificazioni si rischiano fino a 3 mesi di galera.

La prima reazione stamani è stata la presa d’assalto ai supermercati. Cosa ovviamente inutile perché circoscrivere un territorio non implica la fine dei rifornimenti.

Per quanto riguarda scuole e manifestazioni sportive, in tutta Italia gli istituti rimarranno chiusi almeno fino al 3 aprile. Gli eventi sportivi sono bloccati, compreso il campionato di Serie A.
«Aggiungiamo anche il divieto degli assembramenti all’aperto e in locali aperti al pubblico», ha detto il presidente del Consiglio.
In tutta Italia, bar e ristoranti chiuderanno alle 18.

Basterà?

Come ha detto qualcuno, in casi come questo la mentalità democratica ha sicuramente una marcia in meno.

E allora ricordiamo:
Per chi non capisse l’italiano, proviamo con il dialetto abruzzese: #stetevealacase..
E ancora:
E per chi non capisse l’abruzzese (ri)proviamo con l’italiano: #iorestoacasa…

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

Potrebbe interessarti anche

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy