Non lasciamo ai daltonici le politiche verdi, ma alle donne e ai Verdi

Il governo fa porcate in Sud Italia, ma il futuro è donna, verde e ambientalista. È la green wave, bamboline.

Pare proprio che il futuro sarà donna, ambientalista, e verde. Anzi, che lo sia già. È dell’ 8 Marzo il post via Instagram scritto da Katharina Schulze, leader del partito dei Verdi in Germania: «In #Baviera, #Germania e #Europa c’è ancora molto da recuperare per parlare di giustizia di genere. Le donne continuano a guadagnare meno degli uomini – in Germania il divario salariale è maggiore che nella maggior parte degli altri paesi dell’UE. Per cambiare questa situazione, chiediamo salari uguali per lo stesso lavoro, in Germania e in tutta Europa, in particolare per le professioni di assistenza”. Insomma, è chiaro, in Germania il partito dei Verdi si sta prendendo i temi sociali cari alle socialdemocrazie di destra e ai movimenti populisti che sul sentimento di revanche popolare costruiscono comizi e slogan. Non di solo clima e ambiente si occupa l’onda green che sta attraversando il mondo, specie l’Europa.

Accanto ai soliti comizi, la Schulze si è spesa molto sul territorio e ha fatto la cosiddetta ‘politica di strada’, bussando a parecchie porte: 4mila porte per la prima campagna regionale in Baviera e 10mila in occasione della seconda tenutasi a Ottobre 2018, quando i Verdi hanno vinto con il 17,5%, raddoppiando il risultato del 2013 e divenendo a tutti gli effetti il necessario alleato di chiunque governerà da qui ai prossimi anni in Germania, compresa l’Unione Cristiano-Sociale (CSU), il partito conservatore di destra storicamente alleato della CDU di Angela Merkel.

L’onda green non è solo un dato statistico ma documentato e con una tendenza che si prevede sarà a lungo termine. In vista delle prossime Europee, la fotografia che i sondaggi forniscono sulla base dei sondaggi nazionali e comparando le attuali proiezioni con quelle dello scorso 18 febbraio, è piuttosto eloquente. Ppe e Socialisti continuano a tenere la maggioranza dei seggi, sebbene questa sia in calo rispetto a quella del 2014, il Movimento 5stelle cala di seggi, da 21 a 20, la Lega aumenta da 27 a 28 i suoi eurocandidati e i Verdi salgono da 44 a 49 seggi, registrando il trend più positivo del panorama politico in Europa. No, il futuro non è affatto in mano ai populisti né ai sovranisti euroscettici. E siamo solo all’inizio.

Come spiegato da Ludwig Maximilian, politologo all’Università di Monaco, il tradizionale conflitto tra destra e sinistra, con le rispettive visioni socioeconomiche e i rispettivi programmi di redistribuzione della ricchezza è stato sostituito da una nuova divisione ideologica: «Cosmopoliti contro isolazionisti, vedute liberali-alternative contro opinioni tradizionali autoritarie, europeisti contro euroscettici».

Lungi dall’avere superato le ideologie tout-court come vorrebbe la narrazione imperante, il sentimento ideologico si è semplicemente rinnovato, tinto di verde, e articolato in un programma chiaro. «Lotta alla crisi del clima, che abbiamo poco tempo per affrontare e per la quale serve un’azione immediata, poi le questioni sociali, come l’occupazione e la lotta alla povertà, per le quali gli obiettivi dell’Unione devono diventare vincolanti, e poi democrazia e stato di diritto»; così recita il manifesto dei Verdi in corsa al Parlamento Europeo (consultabile qui). Un manifesto che ruota intorno a 12 punti che non lasciano spazio ad ambiguità e margini per dietro front come invece sta facendo il Movimento 5stelle, che pure ha sempre fatto dell’ambientalismo e della salute dei cittadini divise propagandistiche privilegiate. Dice bene Angelo Bonelli, presidente della federazione italiana dei Verdi: «Con la legge di Bilancio Di Maio avrebbe potuto abrogare l’art. 38 della “Sblocca Italia” voluta da Renzi, che consente di unificare l’autorizzazione di ricerca con la concessione ad estrarre idrocarburi, ma come ha fatto con Ilva ha confermato per intero quello che ha fatto il precedente governo“.

Anziché migliorare le strutture già in uso,  il governo apre a nuove trivellazioni in Basilicata e in Puglia. Nel generale silenzio dei media, forse alle prese con i preparativi del cenone di fine anno, il 31 dicembre 2018 il Mise di Luigi di Maio ha firmato l’autorizzazione per tre nuovi permessi di ricerca petrolifera su una superficie complessiva di 2200 km/q a favore della società USa Global MED LLC, con sede legale in Colorado. Le politiche verdi lasciamole fare ai Verdi, non a chi è daltonico.

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Stela Xhunga

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