Non “maschi contro femmine” ma un sano vivere civile: di grazia, è possibile?

Un sano vivere civile in cui non ci sia bisogno di ricorrenze e giornate dedicate per evitare che ogni tre giorni una donna venga uccisa, una comunità in cui a doversi vergognare sia chi diffonde un video privato, non chi lo fa. Di grazia, è possibile?

Possiamo realmente attuare quel processo trasformativo della società oggi tanto atteso? Un sano vivere civile dove non ci sia bisogno di ricorrenze e giornate dedicate per evitare che ogni tre giorni una donna venga uccisa dal convivente, dall’ex, da un parente? Una comunità in cui a doversi vergognare sia chi diffonde un video privato, non chi lo fa? Un sistema del lavoro che non costringa all’uscita “spontanea” il 73 per cento delle lavoratrici madri? Di grazia, è possibile?

Il VII rapporto Eures sul femminicidio pubblicato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2020 ha incrociato i dati del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia: sono 3.344 le donne uccise in Italia tra il 2000 e 31 ottobre 2020. A riprova del fatto che il femminicidio non è “un neologismo” degli ultimi anni, né “un’esagerazione delle femministe arrabbiate”, ma un fenomeno profondo, radicato, che insegue costantemente il percorso di autodeterminazione delle donne e di trasformazione delle famiglie italiane in corso.

La violenza ha però vari gradi, diverse forme di applicazione, in molteplici ambiti, incluso quello economico (quasi il 20 per cento delle donne lavoratrici non possiede un conto corrente, il che significa che non dispone del denaro guadagnato). Emblematico, in queste settimane, è il caso della maestra il cui video privato è stato divulgato nella chat del calcetto, costandole diffamazioni, ritorsioni e licenziamento. Della vicenda colpisce soprattutto il bigottismo delle donne coinvolte. Sono madri con figli che vanno all’asilo, dunque si presume che siano giovani, un minimo scolarizzate. E tuttavia crudeli e violente come le comari di “Bocca di rosa” di De André. Ecco, perché la giornata odierna non scada nella solita retorica oppositiva del “noi contro voi”, e se davvero si vuole evitare che la lotta alla violenza di genere presti il fianco a visioni binarie dove da una parte ci siano innocenti donne immolate al culto mariano e dall’altra bruti in balia delle proprie passioni, si cerchi di fare del concetto di “noi” l’unica bandiera possibile. Noi, individui, umanità.

(Immagine tratta dal fim “Much Loved” di Nabil Ayouch)

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet, riviste e altri quotidiani online. Collabora con la Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

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