Non possiamo farci togliere l’aria

Brevi riflessioni di cittadine milanesi sugli incendi e sulla qualità dell’aria in generale

In questi giorni Milano è stata investita dalla puzza degli incendi che sono scoppiati nei depositi di rifiuti di Novate e della Bovisasca. Si sta indagando sulle loro autorizzazioni, sui rifiuti che avrebbero o non avrebbero dovuto esserci e, dopo aver escluso che nel fumo ci fossero gli inquinanti più pericolosi, si stanno facendo le analisi sugli altri. Al momento, secondo le analisi dell’Arpa, la qualità dell’aria risulta alterata ma non peggio dei valori invernali tipici di Milano.

La vita di una mamma milanese in questa settimana

Ho raccolto la storia di Anita, una mamma milanese, per avere un’idea su come si è vissuto in certe zone della città in questi giorni in cui arrivava l’odore e il fumo degli incendi.
“Sono la mamma di due bambini di 3 e 1 anno, che vanno alla materna e al nido. Abitiamo in zona Fiera. Martedì mattina, alle 7.30, ho alzato le serrande e ho aperto la finestra. Sono stata investita da un odore fortissimo, insopportabile, di plastica bruciata. Chiusa la finestra, ho controllato le notizie sul cellulare: sapevo già del rogo a Quarto Oggiaro, ho appreso in quel momento che era in corso un secondo incendio a Novate. Ho guardato fuori: c’era la nebbia, o forse una nube tossica. Ero sola, mio marito in trasferta a Roma. Dovevo svegliare entrambi i bambini e portarli a scuola a piedi, passando per il parco di City Life. Saremmo stati fuori – in quella nebbia puzzolente – almeno 20 minuti. Ho optato per la macchina. Finestrini chiusi e trasbordi veloci. Non sapevo se sentirmi esagerata, iperprotettiva, o un’incosciente a uscire comunque di casa. Forse stavamo respirando davvero le peggiori sostanze possibili. Osservavo quelli che stavano fuori, a fumarsi una sigaretta, a far passeggiare il cane… e pensavo: ma come fanno? Bruciano gli occhi e la gola, il sapore di plastica bruciata rimane appiccicato alla lingua. Entrate tutti, chiudete le finestre per amor del cielo! Ma come si fa a stare fuori con questa nube irrespirabile? Arrivata al nido prima, e alla materna poi, mi sono confrontata con altri genitori. Alcuni non sapevano degli incendi e si chiedevano che cosa fosse quel cattivo odore nell’aria; altri erano più informati. D’accordo con molti di loro, ci siamo raccomandati con le educatrici di evitare le uscite al parco (previste per quella mattinata). Intanto le istituzioni tacevano. Nessuna notizia o aggiornamento dal Comune o dall’Arpa. E allora, se nessuno ci dice nulla, meglio prendere provvedimenti in maniera autonoma. Niente uscite per oggi, finestre chiuse. Non potevo fare altro. Anche adesso, che – seduta al mio pc – cerco compulsivamente aggiornamenti sulla situazione dell’aria e i risultati delle rilevazioni dell’Arpa, mi chiedo che cosa avrei potuto fare di più per i miei bambini. Mi auguro che il cattivo odore che da ormai tre mattine impregna il nostro quartiere se ne vada al più presto, e che arrivino finalmente i risultati delle analisi, per avere la consapevolezza di ciò che abbiamo respirato, o per tirare un sospiro di sollievo”.

Riflessioni: “Mi manca come l’aria”, “Ne ho bisogno come l’aria”

Non sono pochi i modi di dire in italiano che spiegano la necessità fisiologica che ognuno di noi ha, esseri umani e gran parte degli esseri viventi in generale, di far entrare aria nel proprio corpo per poter vivere.
Si può rinunciare per pochi giorni a bere, a mangiare anche per più giorni, ma se non respiriamo per qualche decina di secondi ci rimaniamo secchi.

Anche se non ci fosse nulla di pericoloso, chi ha girato per alcune zone di Milano in questi giorni ha camminato col pensiero di non respirare la puzza di plastica bruciata che si sentiva.

Anche se non ci fosse nulla di pericoloso, chi ha pensato di dare fuoco a quei rifiuti per disfarsene (ipotesi molto probabile secondo le prime indagini), oppure chi ha lasciato che succedesse per negligenza ci ha letteralmente rubato l’aria.

Non vi fa veramente arrabbiare questa cosa? Tra smog delle auto, Pianura Padana inquinata come pochi altri posti della Terra, Lombardia come “nuova terra dei Fuochi” dove ormai sono decine i depositi di spazzatura bruciati, non vi sembra che farci togliere anche l’aria che respiriamo sia un po’ troppo? E’ l’ultima cosa che ci rimane.

Questo è il pensiero che ho tutti i giorni quando aspetto il verde a un semaforo e in 30 secondi respiro smog di ogni tipo di mezzo, ed è il pensiero che avevo anche in queste mattine.

Non è possibile farsi togliere anche l’aria che respiriamo, senza quasi accorgersene e lamentandoci qualche volta. Dobbiamo al più presto ripensare ai nostri stili di vita seriamente e fare il possibile perché le istituzioni e gli organi di governo locali e nazionali perseguano politiche più verdi e vigilare in prima persona perché vengano rispettate. Come i bravi cittadini di Cornaredo che hanno segnalato e fatto scovare un deposito di rifiuti abusivo proprio nei giorni scorsi.

 

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Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi