Non si può non amare Bahia, Brasil

E’ una terra fra l’equatore e il tropico del Capricorno, dove dire che  la natura è stata  generosa è troppo poco, qui non è solo abbondanza, questo è spreco a piene mani.

Il litorale dello stato di Bahia è benedetto da un clima eccezionale, caldo asciutto, il sole è forte, ma a rinfrescare la temperatura interviene una gradevolissima e immancabile brezza marina. Non a caso le grandi tartarughe marine scelgono queste spiagge per depositare le uova: caldo sufficiente per scaldarle,  ma non troppo caldo per i piccoli che, appena rotto il guscio, corrono verso il richiamo delle onde.
Il luogo  è un’autentica festa anche per gli occhi, la luce e i colori sono così intensi che i primi giorni bisogna a volte socchiudere le palpebre per assorbirli gradualmente, è un’esplosione di vita quasi invadente, la natura ti ubriaca di colori  di giorno e di profumi nelle tiepide notti stellate.

Venendo dall’Europa ci si  impressiona per le dimensioni di flora e fauna, si vedono lucertole così grandi da sembrare piccoli sauri, da ferme tengono la testa eretta e quando corrono il ventre è a 2-3 cm da terra. Capita anche di vedere serpenti, che gli abitanti dividono in due grandi  famiglie, i “sucurì”  parola di origine india per indicare i constrictors, (pitoni, bao, anaconda) mentre per gli altri usano il termine portoghese  “cobra” che significa serpente, dal latino “colubro”  (il cobra indiano non è presente in Brasile, chiamano così i serpenti piccoli, non stritolatori, indipendentemente dal fatto che siano o no velenosi, come il corallo o il jararacasu).
La vegetazione non è solo bellissima, ma anche imponente, ci se ne accorge appena fuori dell’aeroporto, anzi già per uscire dal parcheggio bisogna attraversare un tunnel naturale formato da piante di bambù, cresciute tanto da flettersi e intrecciarsi con quelle del lato opposto della strada.

Uscita dal tunnel di bambù entro nella Autovia dos Cocos fiancheggiata, come dice il nome, da alte palme da cocco, percorro 90 km  lungo i quali  attraverso vari fiumi, dal nome indio: Jacuipe, Pojuca, Capivara, Saco, Sauipe … conosco il significato solo di Capivara, che è un roditore di grosse dimensioni e di Sauipe che vuol dire ‘terra di formiche’.  Con tutto quello che c’è, ci soffermiamo sulle formiche? Ebbene, qui non bisogna sottovalutare nessuna creatura.
Ne sa qualcosa Luiz, che tratta con familiarità sia i serpenti stritolatori che quelli velenosi, ma per poco non ci lascia le penne a causa delle formiche.
Come detto, da quelle parti può capitare di trovarsi un sucuri o un cobra in giardino e mentre gli abitanti locali non ci fanno quasi caso, un europeo può avere una crisi di panico. Quello che non tutti  sanno è che anche il serpente è un essere paurosissimo, e se è preso dal terrore e non vede via di fuga si immobilizza, quindi fra il turista impietrito e il rettile terrorizzato la cosa potrebbe andare per le lunghe.

In questi casi, nel villaggio, se i ragazzi della Segurança sono troppo impegnati per accorrere per una quisquilia del genere, arriva Luiz a dare una mano, saluta, e  con garbo e rapidità, senza sudare o spettinarsi,  afferra il rettile alle due estremità e lo getta nella foresta o nella laguna. Siccome io ho  paura dei serpenti, quando sono a Sauipe tengo sempre una buona scorta di birra in  frigo, così al massimo  il problema diventa liberarsi di Luiz.
Non immaginatevi una specie di Crocodile Dundee, Luiz non è per nulla appariscente, non è né muscoloso né alto, peserà si e no 50 kg. Viene dal sud del Brasile e alcune vicende hanno fatto sì che in qualche periodo della sua vita si fidasse più dei serpenti che degli esseri umani. Fra una birra e l’altra mi ha insegnato come riconoscerli, quelli che  strisciano in modo rettilineo sono in genere innocui, mentre se strisciano in modo sinuoso sono quasi senz’altro velenosi, perchè ad ogni cambio di posizione sono pronti ad attaccare. Rifletto che i movimenti base di alcune arti marziali si basano sullo stesso principio, ruotare a semicerchio muovendo braccia e gambe in modo da reagire ad attacchi provenienti da ogni parte.
Luiz mi ripete che di per sé i serpenti non sono pericolosi, sono paurosi e tendono a fuggire, il vero pericolo è pestarli inavvertitamente, questo li farebbe sentire attaccati e si difenderebbero con le armi date loro dalla natura. Prova a spiegarmi che per catturare i serpenti devi mettere loro davanti un bastone da mordere o qualcosa in cui affondare i denti, e in quel momento si potrà afferrarli rapidamente con una mano dietro la testa e con l’altra bloccare la coda per impedire di arrotolare le spire. Lo ringrazio per le spiegazioni e aggiungo che non se ne abbia a male se non mi presenterò alle lezioni pratiche.

Daniela Trenti

Daniela Trenti

Collaboratrice di redazione

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Daniela Trenti

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