vivisezione - tipologia cavie

Non solo topi e scimmie: tutti gli animali della sperimentazione

Quale criterio per selezionare la cavia giusta?

Gli animali utilizzati nella sperimentazione non appartengono solo alle specie più conosciute. Oltre ai primati e ai roditori, una fitta schiera di esemplari e razze viene ogni giorno sacrificata in nome della scienza in Italia e nel mondo.

E’ credenza comune che per la ricerca vengano utilizzate solamente alcune specie di animali, ad es. topolini, scimmie, conigli. Al contrario, secondo i dati comunicati annualmente dal Ministero della Salute in osservanza delle disposizione UE, l’insieme di cavie utilizzate a fini scientifici è ben più ampio e assortito.

Le categorie in Italia e nel mondo

In Italia nel 2017 (G.U. 2 febbraio 2019, tabella 4), risultavano 23 categorie di specie su un tot. di 580.073 animali associati alle varie procedure (compresi i riutilizzi, per cui lo stesso esemplare è stato conteggiato in taluni casi più volte). Al primo posto compariva il macro-gruppo dei roditori: topi in primis (358.128), poi ratti (118.104), porcellini d’India (14.357), criceti siriani (277), altri roditori (647). Al secondo posto, quello degli uccelli: polli domestici (34.715) e altri uccelli (420). Al terzo posto, quello dei pesci: pesci zebra (19.508) e altri pesci (10.715). Al quarto, i conigli (19.325). Al quinto, i suini (1.657). A seguire: cani (639), primati non umani (587, di cui 582 macachi di Giava, 4 macachi Rhesus, 1 uistiti), rane (401), bovini (279), pecore (192), furetti (42), altri mammiferi (30), capre (23), equidi (17 tra cavalli, asini o ibridi), cefalopodi o molluschi marini (10).

In totale, nel 2017 sono stati registrati 31.634 utilizzi in meno (5%) rispetto all’anno precedente. Ma, a livello di specie, negli ultimi 3 anni è stato rilevato un forte aumento di cani e, in particolare, macachi. Come pure, sempre in termini di utilizzi, si è riscontrato nel triennio un incremento di: conigli, suini, bovini, furetti, pesci, cefalopodi.

Non in tutti i Paesi è lecito servirsi dello stesso genere di cavie. Ad es. ad oggi il gatto, piccolo amatissimo felino, non è impiegato in Italia, ma lo è altrove, come in Brasile, nel Regno Unito, etc. Negli Stati Uniti, invece, l’Epa (Agenzia per la tutela dell’ambiente statunitense) ha stabilito che l’uso di gatti e altre specie a fini scientifici, dovrà essere ridotto del 30% entro il 2025, per essere eliminato del tutto entro il 2035.

I gatti, in genere, vengono impiegati per testare prodotti chimici e pesticidi, nella ricerca neurologica e pediatrica e, ove consentito, a fini didattici. Uno degli studi che li ha visti protagonisti è quello sugli impianti cocleari per i non udenti umani.

Provenienze e ambito d’uso

Gli animali rinchiusi negli stabulari-acquari possono provenire da allevamenti (UE, extra-UE, mondo) o essere catturati in natura (per i primati non umani, Africa e Asia). In base alla Direttiva n.63 del 2010, nell’Unione Europea è persino ammesso servirsi di gatti e cani randagi, anche se in Italia è stata successivamente introdotta una norma restrittiva che inibisce tale pratica.

Dalla tabella 5 pubblicata in G.U., emerge che il maggior numero di utilizzi nel 2017 era per  “uso a fini regolatori e produzione ordinaria”, ovvero per le autorizzazioni obbligatorie del settore farmaceutico (ca. il 38% del tot., che riguarda soprattutto i 639 cani della tabella 4, topi, ratti, polli, conigli). A seguire, in ambito biomedico, per “la ricerca di base” (33% ca., soprattutto topi, ratti, pesci zebra e polli) e per “la ricerca traslazionale e applicata” (26,5% ca. del tot., relativo in gran parte a topi, ratti, pesci e porcellini d’India).

Come si seleziona una cavia

Ma quale criterio viene adottato per selezionare il cosiddetto organismo modello, ovvero come si abbina ad una data procedura una specie piuttosto che un’altra? I criteri sono molteplici.

Come riporta il sito della Fondazione Veronesi, in linea di massima il “Refinement” (secondo il principio delle 3R) suggerisce di prendere in esame “animali col più basso sviluppo neurologico possibile”. Quindi, per realizzare la scelta finale, entrano in gioco almeno altri 6 fattori: i costi, per cui a minori consumi corrispondono maggiori risultati – la facilità d’uso, ovvero la facilità di gestione della singola specie e la rapidità con cui si consegue il risultato – la velocità di riproduzione e il numero della progenie – le dimensioni dell’organismo, poichè sono preferibili esemplari che non occupino tutto lo spazio del laboratorio – il fattore genoma, per cui quanto maggiore sarà la distanza nella scala filogenetica tra essere umano e animale, tanto minore sarà la coincidenza genetica tra i due e, di conseguenza, l’utilità del test – la questione funzionale, per cui se si affronta un problema complesso l’organismo cavia dovrà essere altrettanto complesso.

Per quanto riguarda la questione funzionale, ad es., i ricercatori sostengono che maiali e cani sono adatti alla ricerca in campo cardiovascolare e respiratorio. Mentre il pesce zebra sembra idoneo agli studi in embriologia. Per quanto riguarda il fattore facilità d’uso, probabilmente la scelta ricade su cani e macachi anche perché entrambi possiedono un’indole socievole e giocosa (in particolare il cane beagle) e, dunque, sono ben gestibili. In merito alla sperimentazione sui canidi, è opportuno aggiungere che ad oggi si tende ad impiegare meno nuovi esemplari (naive) e ad effettuare più riutilizzi che in altre specie, per “rispettare” sia le misure restrittive previste, sia il conclamato status di miglior amico dell’uomo che fido possiede da sempre.

Uno sguardo alla storia sugli esperimenti

La Fondazione Veronesi ha pubblicato online i dati relativi alle principali scoperte e innovazioni ottenute nel mondo, e nel tempo, dalla sperimentazione animale. Non sono precisati dettagli importanti (quali ad es. numero di modelli utilizzati, eventuali retest umani con relative percentuali di rigetto, margine di errore e correzione), ma scorrendo la lista, riusciamo comunque ad inserire il binomio specie- procedure all’interno della cornice storica di riferimento e ad acquisire informazioni in grado di illuminare il nostro quotidiano.

Tanto per fare qualche esempio, in era pre XX secolo, porcellini d’India, conigli, bovini e uccelli sono stati utilizzati per studiare la causa della tubercolosi e delle malattie infettive. Topi e ratti per i vaccini contro la febbre tifoide, colera e peste.

Nel decennio 1900-1910, i conigli sono stati impiegati per effettuare il trapianto di cornea e i porcellini d’India per scoprire la vitamina C.

Il retrogusto delle trasfusioni sanguigne – siamo nel decennio 1910- 1920  è sgradevole: sa di cani, porcellini d’India e maiali. La scoperta dell’insulina – siamo nel decennio successivo -gronda sangue di cani, conigli e topi.

Quando ci viene somministrato un moderno anestetico, le cui indagini risalgono al 1930-1940, incrociamo la sofferenza di ratti, conigli, porcellini d’India, gatti, cani, scimmie. Nello stesso decennio, conigli, porcellini d’India, topi e gatti hanno segnato la scoperta e lo sviluppo degli anticoagulanti, mentre cavalli e porcellini d’India quella del vaccino antitetanico.

Nel decennio 1940- 1950, sono stati impiegati topi e conigli per i vaccini anti-pertosse. Solo topi per scoprire la penicillina e macachi Rhesus per il fattore sanguigno Rh.

Nel decennio 1950- 1960, su topi e scimmie è stato testato il vaccino antipolio. Sui cani il trapianto dei reni e il pacemaker cardiaco. Su ratti, topi e cani i farmaci per l’ipertensione.

Nel decennio successivo, sono stati utilizzati cani per il trapianto di cuore e per il by-pass coronarico. Ratti, conigli e porcellini d’India per i farmaci antidepressivi e per gli antipsicotici.

Nel decennio 1970- 1980, la tecnica dignostica della TAC è stata sperimentata sui maiali. Su ratti e cani i farmaci anti-ulcera. Mentre l’esame diagnostico della Risonanza Magnetica, elaborato nel decennio successivo, odora di conigli e maiali. Il vaccino per l’epatite B sa di scimmia e la cura per la lebbra ha il gusto misto di scimmia e armadillo.

Nel decennio 1990- 2000, topi e scimmie sono stati utilizzati per la terapia combinata HIV. Topi, cani e ratti per il cancro al seno e alla prostata, solo topi per il diabete di tipo2.

Nel nuovo millennio (2000- 2010), le scimmie sono state impiegate nella stimolazione  cerebrale profonda per il Parkinson. Conigli e bovini hanno testato il vaccino contro il tumore del collo dell’utero, polli e furetti il vaccino antinfluenzale. Infine, dal 2010 in poi, su topi, ratti e scimmie sono state collaudate le cellule staminali per la cura delle patologie neurodegenerative. Solo su topi l’insulina orale per il diabete di tipo1 e il vaccino, tuttora in corso di studi, per l’Alzheimer.

Gli effetti degli esperimenti

Sembra che nel 2017, in Italia, 267.129 animali (ca. il 46% del totale) abbiano subito manipolazioni invasive con un grado di dolore “moderato” o “grave”, come segnalato dalla LAV Lega Antivivisezione.

Gli effetti della sperimentazione e della vivisezione si estendono ad un vasto spettro di sofferenze, sintomi e danni, degni della miglior narrativa dell’orrore più che della manualistica medico- veterinaria d’ordinanza. Ma l’elemento significante riguarda, in ogni caso, la soppressione delle cavie a fine progetto, qualora nei protocolli approvati non compaiano specifiche istruzioni sul loro recupero. Prendiamo ad es, “Lightup” (Accendi la luce) delle Università di Torino e Parma: se l’ennesimo ricorso legale degli attivisti non riuscirà ad ostacolare nuovamente l’esperimento, di recente sbloccato dal Tar del Lazio, i 4-6 macachi impiegati verrano obbligatoriamente soppressi. Non tanto per i guasti fisici subiti, quanto perché, dopo 5 anni di lavori forzati e cecità indotta, perderanno il senno. Semplicemente, impazziranno.

Siamo giunti al termine del breve viaggio tra studi e specie, al centro del quale nugoli di esseri, dichiarati “senzienti” dal Trattato di Lisbona del 2007 e “consapevoli” dalla Cambridge Declaration on Consciousness del 2012 (Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza), sono all’atto pratico considerati ancor meno di meri oggetti nei laboratori di ricerca. Creature alle quali non si chiede di sottoscrivere il modulo del consenso informato al trattamento sanitario e il modulo privacy. Che tutto subiscono, senza poter proferire parola. Se in preda ad un improvviso moto di empatia e commozione, avete immaginato di udire le loro grida di dolore, ebbene sappiate che il macro- gruppo dei pesci, al terzo posto nella classifica 2017, è muto fin dalla nascita, Mentre per le altre specie, la Direttiva UE n. 63/2010 (contraddetta in Italia dal DL 26/2014), ove richiesto per fini scientifici, prevede la recisione delle corde vocali.

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Paola Caracciolo

Paola Caracciolo

Appassionata di animali, natura e musica. Scrive articoli. Laureata in psicologia, psicoterapeuta. Ha seguito il settore clinico, le risorse umane e altri progetti

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Paola Caracciolo

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Appassionata di animali, natura e musica. Scrive articoli. Laureata in psicologia, psicoterapeuta. Ha seguito il settore clinico, le risorse umane e altri progetti

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