Nonostante il lockdown, continua la strage di squali nel Mediterraneo

Nonostante il lockdown, continua la strage di squali nel Mediterraneo

Gli animali marini non vengono risparmiati nemmeno in piena pandemia

Se da un lato l’emergenza coronavirus sembra aver lasciato spazio al naturale svolgimento della vita animale e vegetale sul Pianeta, dall’altro l’uomo non riesce proprio a rinunciare a pratiche molto discutibili e crudeli.

I mari sono limpidi e puliti come non mai e le creature marine sono libere di nuotare e godersi la loro casa liquida. Chi ci dà, quindi, il diritto di sterminare delle specie a rischio e, tra l’altro, innocue per l’uomo?

Tuttavia alcune cattive abitudini umane non sono facili da sradicare e la brama di sangue dell’uomo è ancora difficile da tenere a bada.

Nei giorni scorsi, l’associazione tunisina Houtyiat, che si occupa della tutela dei cetacei e della fauna marina, ha pubblicato delle foto terribili per denunciare la strage di squali avvenuta nelle acque del Mediterraneo che bagnano Kelibia, località costiera della Tunisia a nord di Hammamet, di fronte alla costa siciliana di Mazara del Vallo.

Fonte immagine: rasadar.com

Nelle immagini si vedono schiere di squali della specie capopiatto privi di vita sulla banchina del porto. Secondo i pescatori, gli squali, che in genere vivono lontano dalla costa e in profondità superiori ai 200 metri, si erano avvicinati troppo, costringendo le autorità locali a chiudere i porti. Tuttavia, secondo le associazioni animaliste, questa versione dei fatti non è esatta e gli squali sono stati cacciati e uccisi nel canale di Sicilia e trasportati sulle coste di Kelibia.

Tra l’altro, questa specie non risulta essere pericolosa per l’uomo. Perché, allora, le stragi di animali marini nel Mediterraneo continuano nell’indifferenza generale? Secondo la World Conservation Union, il capopiatto è una specie in via d’estinzione, seppur non sia stato ancora inserito tra le specie protette. Ogni anno, infatti, nel mondo, un numero molto elevato di squali viene letteralmente sterminato; si parla di cifre che oscillano tra gli 80 e i 100 milioni di esemplari. Questa pratica mette in serio pericolo la conservazione della specie e l’equilibrio degli ecosistemi mediterranei.

Siamo così sicuri che la paura della pandemia ci abbia condotto a portare maggiore rispetto per tutte le creature viventi?

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Maria Grazia Cantalupo

Maria Grazia Cantalupo

Social Media Manager di People For Planet

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