Obbligo Vaccini: 10 sono troppi?

Facciamo il punto con due esperti a confronto: Silvio Garattini e Pier Paolo Dal Monte

Il nuovo libro di Silvio Garattini è l’occasione per fare il punto con due esperti a confronto. Con una certezza: tutti sono d’accordo sull’utilità di fare anche 10 vaccini. “Contestiamo solo le modalità dell’obbligo”, spiega Dal Monte, che contesta l’efficacia del piano nazionale

Sono le modalità di imposizione a creare il problema. Di fronte alle epidemie di morbillo, non si è capito perché si è scelto di estendere l’obbligatorietà a così tanti vaccini, e di usare toni che minacciavano di togliere la patria potestà ai genitori inadempienti: cosa tra l’altro incostituzionale”. È solo questo che sembra creare scontro tra gli esperti del settore e questo, secondo Pier Paolo Dal Monte, medico chirurgo, coautore del libro “Immunità di legge” (Imprimatur) – uscito a fine settembre e arricchito dalla prefazione di Giancarlo Pizza, presidente al quinto mandato dell’Ordine dei medici di Bologna e anch’egli noto critico del sistema vaccinale attuale – aiuterebbe a ingrossare le fila degli scettici e anche dei no-vax: non è sbagliato vaccinarsi, in poche parole, ma imporre l’obbligo. Risponde Garattini: La Francia ha imposto 11 vaccini obbligatori e la cosa ha creato qualche subbuglio, sì, ma non tanto come da noi, dove non si contano le interrogazioni parlamentari e gli interventi della politica su un tema che assolutamente non merita questa attenzione”.

Silvio Garattini, ricercatore scientifico in farmacologia, medico e docente in chemioterapia e farmacologia, presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, ma anche, tra le altre cose, consulente dell’organizzazione Mondiale della Sanità e membro del Consiglio di amministrazione dell’Istituto Superiore di Sanità, ha scritto un libro dedicato ai genitori che devono – anche se dovessero non volerlo – vaccinare i figli. Si chiama “Le vaccinazioni spiegate beneObblighi e raccomandazioni per bambini, adulti e anziani. Quando occorre farle e perché. Come difendersi da bufale e fake news

La questione è notoriamente spinosa, vuoi per colpa dei troll russi, incolpati in una celebre inchiesta della Bbc di aver diffuso via twitter dubbi e cattiva informazione al solo scopo di creare polveroni sociali e politici in Occidente; vuoi per colpa della scomparsa di molte malattie, resa possibile proprio dalla diffusione dei vaccini, e inevitabilmente capace di rendere meno impellente l’utilità percepita degli stessi.

Sia come sia, leggerlo è certamente utilissimo: la forma, estremamente semplice, a domande e risposte, rende il fascicolo un aiuto pratico, ma soprattutto fondato, a districarsi nella lettura dei dati ad oggi disponibili, mentre gli autori – Silvio Garattini è coautore insieme a Antonio Clavenna e Maurizio Bonati, del Laboratorio per la Salute Materno Infantile al Dipartimento di Salute Pubblica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – contribuiscono enormemente a dare valore all’opera, specie oggi che l’informazione è così ampia e dunque così annacquata.

Faccio qualche esempio: si parte dalla domanda delle domande. 14 vaccini, di cui 10 obbligatori, non sono troppi?Alcuni ricercatori degli Stati Uniti – si legge nel libro – hanno stimato (qui lo studio) che teoricamente il sistema immunitario potrebbe “sopportare” senza “ingolfarsi” fino a 10.000 vaccini somministrati contemporaneamente. Ciò significa che i 10 vaccini oggi obbligatori, anche se fossero eseguiti nella stessa seduta, andrebbero a impegnare solo un millesimo della capacità totale del sistema immunitario. Inoltre, pur essendo aumentato il numero dei vaccini, con il passare del tempo è diminuito il numero degli antigeni somministrati, dal momento che i vaccini sviluppati in questi ultimi anni sono tecnologicamente più evoluti”. Quindi, spiega per esempio il testo, mentre il vaccino contro la pertosse utilizzato in passato conteneva circa 3mila antigeni, l’attuale vaccino ne contiene 3. Confrontando in generale il numero di antigeni per dose di vaccino somministrati obbligatoriamente nel 1970 e nel 2017, si vede che prima si arrivava a 215 antigeni, oggi a 116. Quindi più vaccini sì, ma molto più “leggeri” ed evoluti di un tempo.

Tuttavia, chi è critico verso i vaccini, nel senso che ha dubbi che non tutto ciò che li riguarda sia fatto nel modo migliore, ha degli appigli, se non delle ragioni?

Certamente sì“, mi risponde Silvio Garattini. “Se non si fa informazione è chiaro che si crea confusione. Prendiamo la grande polemica nata dopo l’inchiesta di Report, alcuni anni fa, sul vaccino contro il papilloma virus. In quell’occasione ero stato intervistato da Report, perché anche io avevo firmato la petizione dei ricercatori che chiedevano all’Ema, l’Ente europeo dei farmaci, di riportare tutti i dati a loro conoscenza sulle possibili reazioni avverse. Sono assolutamente d’accordo che serva la massima trasparenza e, voglio dire, mi sono anche personalmente battuto per questo. I vaccini hanno come tutti i farmaci potenziali effetti negativi. Sono, tra i farmaci, i migliori – va detto – perché costano poco, bastano poche somministrazioni per avere un effetto protettivo di lunga durata, e sono fortemente protettivi rispetto alle malattie. Ma hanno effetti negativi che devono essere e sono tenuti in considerazione: tenuto conto dei pro e dei contro, sono altamente raccomandabili”. Un parallelo banale? “Accettiamo un rischio ben maggiore guidando un auto: il rischio incidenti è notoriamente molto alto, ma valutandolo ognuno di noi lo accetta. Ecco, per i vaccini, il rapporto rischi/benefici è enormemente più vantaggioso”. Ma come è andata a finire con il vaccino contro il papilloma virus? “È finita che l’Ema ha reso noti i dati, ed è emerso che non c’erano effetti collaterali così rilevanti. Quindi questo vaccino è assolutamente raccomandabile oggi”.

Fino a qui, nessuna opposizione neppure da chi i vaccini li critica: chiunque si possa informare in modo costruttivo e consapevole, lo sa. Dal Monte, nel suo libro, critica fortemente la legge sui vaccini obbligatori introdotta dall’ex ministro della Salute Lorenzin per i bambini che vanno a scuola. Ma il genitore di un figlio senza particolari problematiche di salute fa bene a vaccinarlo con i 10 vaccini oggi obbligatori, se fossero solamente raccomandati? “Sì, e credo che anche io lo farei se avessi figli”. Il problema, secondo lui, il grosso problema delle vaccinazioni, si concentra solo sul concetto di obbligatorietà, ma neppure troppo.

Perché è contrario all’obbligo vaccinale?Non lo sono in senso assoluto. Ho criticato il decreto Lorenzin perché è stato un obbligo vaccinale arbitrario. Non c’era urgenza, se non per il morbillo, e la metodologia era sbagliata, mentre la comunicazione delle motivazioni è stata carente se non fuorviante: se c’era emergenza per il morbillo, allora perché rendere obbligatori 12 vaccini? E poi ridurli a 10? Già questo lascia basita la popolazione: il passo indietro. Tutti concordano – l’OMS per esempio, e un recente articolo su Nature – che l’obbligo non è la strategia migliore quando si vuole convincere la popolazione a vaccinarsi, quanto piuttosto una corretta promozione. Per non parlare delle misure draconiane e incostituzionali come la minaccia di togliere la patria potestà”. Secondo Dal Monte, il movimento “no vax” è stato molto stimolato dalle modalità di questa legge.

Altro grande tema che circola tra i genitori malcontenti è quello degli interessi economici delle case farmaceutiche. “Se lei mi conosce sa che non sono amico delle case farmaceutiche”, chiarisce subito Garattini. “Ma questa è la più grande di tutte le balle messe in giro sui vaccini: se le industrie dovessero scegliere in base al denaro, abolirebbero i vaccini, perché avrebbero molte più malattie e farmaci da vendere senza i vaccini. Questo è complottismo astruso. Io ho vissuto un’epoca in cui i bambini poliomelitici erano 3mila in Italia: oggi sono zero ed è merito dei vaccini. Capisco che molti giovani genitori non lo sappiano, ed è nostro dovere informarli”.

Che le cose possano e debbano migliorare non c’è tuttavia alcun dubbio, da entrambe le parti. Silvio Garattini, lei si è vaccinato contro l’influenza di quest’anno? “Sì, ho una certa età e rientro nelle categorie a rischio. Ogni anno l’influenza uccide 5/6mila persone in Italia. Raccomando il tetravalente perché si attende un’influenza pesante”. In generale però, ed è una tra le critiche più valide alle vaccinazioni, c’è un’incomprensibile astensione del personale medico e paramedico a farsi vaccinare. E il libro che Dal Monte ha scritto a quattro mani con il blogger il Pedante giustamente lo ricorda.

Traggo da “Immunità di legge”: “Se infine volessimo desumere le posizioni dei sanitari (rispetto ai vaccini, ndr) dai loro atti e non dalle parole, dovremmo prendere atto che quasi la metà di loro non ritiene opportuno vaccinare se stesso contro il morbillo e altre «malattie prevenibili con un vaccino», mentre solo poco più del 10-15% si vaccina ogni anno contro l’influenza (trend in linea con il resto d’Europa). E che, all’ipotesi di rendere alcune vaccinazioni obbligatorie per il personale medico ospedaliero in Emilia Romagna, i rappresentanti degli interessati hanno respinto il provvedimento perché «coercitivo», «punitivo» e incompatibile con «l’autodeterminazione sancita dalla Costituzione»”.

Garattini infatti afferma: “Dovremmo introdurre l’obbligo non solo tra medici e paramedici, ma anche tra il personale delle scuole”.

L’articolo di Nature già citato, molto in voga tra chi critica l’attuale politica coercitiva, spiega perché la forza non funziona, specie quando si tratta di bambini, ma anche Nature suggerisce di imporre l’obbligo al personale sanitario: personale teoricamente informato, e adulto, e che sarebbe molto utile desse il buon esempio.

Va ricordato a questo a punto che c’è chi, anche tra personaggi illustri della medicina, è invece scettico proprio sull’utilità dei vaccini in termini assoluti. O comunque lascia dichiarazioni ambigue.

Ad esempio, cosa risponde Garattini al Nobel per la medicina Luc Montagnier, che lo scorso marzo ha detto, a un’assemblea di biologi, che è un errore medico e politico rendere i vaccini obbligatori, ma anche che un loro utilizzo potrebbe essere oggi più rischioso di un tempo, perché ci sono nuovi elementi e interazioni da tenere presenti, come ad esempio l’inquinamento? “Dissento totalmente. Si prende in considerazione un altro problema, grave e reale, ma che non c’entra niente, ovvero l’inquinamento. L’obbligatorietà nasce dal fatto che la vaccinazione spontanea è calata troppo. In molte regioni è diminuita fortemente, e quindi serve un obbligo. Una certa percentuale di bambini non può essere vaccinata per ragioni mediche, e dunque l’obbligatorietà serve per proteggere tutti. È un dovere di solidarietà. In tanti Paesi in cui i vaccini vengono richiesti come un diritto non c’è bisogno di obbligatorietà, come in Svezia per esempio: da noi evidentemente non c’è altrettanta cultura scientifica tra la popolazione, e dunque è indispensabile imporre un obbligo. Tra l’altro questa obbligatorietà è stata fissata per soli 3 anni, poi si rivaluterà in base ai risultati raggiunti. Il problema in realtà non esiste. Che poi serva prima di tutto informazione è fuori di dubbio: si fa troppo poco… ci sono iniziative spontanee ma che non partono dal governo. In attesa che questo si avveri, per la pubblica sicurezza, è indispensabile imporre un obbligo”.

Ma perché pensare di imporre il vaccino contro la varicella, che non è pericolosa? “Può esserlo invece, soprattutto per il discorso degli immunodepressi che facevo prima. Ma anche quest’obbligo si può ridiscutere: se ci si accorge che è inutile si può togliere. L’opportunità di vaccinare una fascia d’età contro una malattia è anche quella di sradicarla. Ricordiamoci che la vaccinazione agisce su una determinata malattia e in molti casi la può abolire. Di vaiolo ci si vaccinava un tempo, ma oggi il vaiolo non esiste più, e non ce lo ricordiamo più. Se l’antipolio fosse estesa a chi la rifiuta per motivi religiosi, scomparirebbe. Il mio ragionamento è: c’è un vaccino? Usiamolo, perché ha solo vantaggi: estendendo a tutti riusciamo a abolire la malattia e di conseguenza anche il vaccino”.

Alcuni dicono che affrontare la malattia non è come vaccinarsi, che il corpo non si rafforza allo stesso modo? “Non è vero! Se abbiamo una malattia sviluppiamo gli stessi anticorpi che avrebbe sviluppato il vaccino. L’unica differenza è che la malattia può danneggiarci, il vaccino no”. Dello stesso parere Dal Monte: malattia e vaccino “rafforzano” il corpo allo stesso modo.

Allo stato dell’arte, si sa che 2 bambini su 10 hanno conseguenze come effetti indesiderati dei vaccini. Di cosa si tratta? Forme allergiche in primis, risponde Garattini, che possono essere prevenute sapendo le allergie e conoscendo i rimedi, comunque problemi per i quali non si muore e non si hanno disabilità. Il grosso degli effetti collaterali sta invece in una lieve febbre. Comunque “la ricerca ha creato vaccini semplificati, le cose migliorano, e i vaccini di oggi di sicuro sono  molto migliori rispetto a quelli di un tempo“.

Cosa pensa invece Dal Monte della necessità di fare un’anamnesi di ogni caso, invocata da molti genitori per capire quale è la storia di ogni paziente, prima di vaccinarlo? Non le sembra un’ipotesi un po’ irrealistica dal punto di vista finanziario, per uno Stato che non riesce a garantire, con il sistema sanitario nazionale, neppure tempi di attesa decenti per gli esami di controllo?

Non so se possa essere economicamente sostenibile, ma una volta le vaccinazioni le facevano i pediatri, e sarebbe giusto che fosse così perché conoscono il bambino e la sua storia. Io sono per il principio di precauzione e questa sarebbe un’ottima soluzione” risponde Dal Monte. “In primis però, quello che manca è una campagna di promozione: io ho fatto da cavia per il vaccino contro l’epatite, quindi sono favorevole ai vaccini. Sono solo critico rispetto alla loro gestione: serve promozione attiva e spiegazioni molto accurate: la paura sembra esser nata proprio dalla coercizione, che ha fatto emergere paure irrazionali”.

Per ovvie ragioni in questa sede non prendiamo in considerazione la posizione no vax, insostenibile culturalmente e scientificamente. Tuttavia vorrei elencare in chiusura alcune tra le risposte (parecchio riassunte) più utili che il libro di Garattini riserva ai genitori più scettici:

Il sistema immunitario del bambino è troppo fragile per sostenere i vaccini?

In sintesi, il testo spiega che “Il programma di vaccinazione inizia a 2 mesi compiuti per tre ragioni: 1) a 2 mesi il sistema immunitario del bambino è già in grado di rispondere ai vaccini; 2) attendere di più non aumenta la sicurezza della vaccinazione; 3) dopo i 2 mesi l’eventuale protezione garantita dagli anticorpi della mamma scompare (gli anticorpi vengono eliminati) e ogni ritardo nell’inizio delle vaccinazioni prolunga il periodo in cui il bambino è suscettibile alle infezioni”. Inoltre, molte malattie, come per esempio la pertosse, “sono più gravi e comportano rischi maggiori nei primi mesi di vita”.

Additivi e conservanti: sono un rischio?

“I vaccini pediatrici attualmente disponibili non contengono thiomersal (o etilmercurio, un sale del mercurio impiegato fino al 2002 come conservante). La sua eliminazione è stata dettata dal principio di precauzione, nonostante vari studi epidemiologici non abbiano dimostrato conseguenze per la salute dei bambini vaccinati con prodotti contenenti tale conservante”. Ci sono vaccini che contengono sali di alluminio aggiunti “per ottenere una risposta immunitaria più efficace”. Ma la quantità è ampiamente sotto “al livello di sicurezza stabilito dall’Agenzia Federale Americana”. L’alluminio inoltre non è presente solo nei vaccini, ma nel cibo, nell’acqua potabile, nell’ambiente, nel latte materno e in quello artificiale.

Discorso simile per la formaldeide (presente in molti cibi: per esempio, 1 kg di pere contiene 39-60 mg di formaldeide, 1 kg di mele 6-22 mg), e prodotta dall’organismo durante il metabolismo.

Nei vaccini sono contenute nanoparticelle di metalli pesanti?

La presenza di nanoparticelle in alcuni vaccini è stata segnalata da due ricercatori italiani. L’Agenzia Francese del Farmaco ha valutato il problema arrivando alle seguenti conclusioni: “Le nanoparticelle sono presenti in tracce (nei vaccini, come anche nei farmaci e nella soluzione fisiologica), molto probabilmente perché si trovano nell’ambiente, e la quantità eventualmente somministrata attraverso il vaccino è di molto inferiore a quella che quotidianamente assumiamo attraverso l’aria, l’alimentazione, l’acqua potabile”. Nella sua valutazione, l’Agenzia Francese del Farmaco conclude che l’eventuale presenza di nanoparticelle di metalli pesanti non comporta un rischio per la salute.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

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