“Odio gli uomini” di Pauline Harmange: il pamphlet femminista diventato caso letterario

La recensione del libro di Pauline Harmange, edito in Italia da Garzanti

Ha attirato l’attenzione sin da subito “Odio gli uomini” di Pauline Harmange, recentemente pubblicato in Italia da Garzanti, divenendo a tutti gli effetti un caso editoriale prima in Francia e poi nel resto del mondo. Questo piccolo pamphlet di appena 98 pagine fa parlare di sé dallo scorso autunno, quando, poco dopo la sua pubblicazione, il funzionario del ministero francese delle Pari Opportunità Ralph Zurmély minacciò l’editore Monstrograph di denunciarlo per incitamento all’odio sulla base del genere, se non ne avesse ritirato tutte le (pochissime) copie dal mercato. Successivamente, da tale posizione prese esplicitamente le distanze il ministero delle Pari Opportunità stesso, addossando a Zurmély tutta la responsabilità delle sue dichiarazioni. Questo episodio ha giovato molto alla fama della giovane autrice, blogger e attivista, fino a quel momento sconosciuta ai media, e della sua prima opera, tradotta in 17 paesi.

Odiare gli uomini come paradigma di libertà

Sin da bambine viene inculcata alle donne la necessità di piacere agli uomini, i loro pareri hanno sempre più importanza e, sempre di più nella crescita, la loro figura diventa imprescindibile per la realizzazione femminile. Tant’è che generalmente una donna single e senza figli dopo una certa età, ancora oggi, viene stigmatizzata nello stereotipo della “zitella”. Le donne, per essere accettate nella società patriarcale, devono dunque costantemente allinearsi a modelli che generano spesso insicurezza e insoddisfazione personale, dall’essere belle e sexy per gli occhi maschili, all’essere madri amorevoli pronte a farsi carico delle necessità di tutta la famiglia. Questa esigenza di costante allineamento fa sì che le donne spesso non si sentano all’altezza di determinate situazioni, perché a loro viene richiesto sempre il massimo, quando agli uomini spesso basta fare il minimo.

Pauline Harmange (fonte: Facebook)

È dunque nella misandria che Harmange concentra la sua rivendicazione femminista: “la misandria nasce dall’ira e se ne nutre”, ma come attestano le reazioni che ha suscitato la sua di rabbia, spesso le donne non hanno diritto di essere arrabbiate con gli uomini, né tantomeno di odiarli apertamente. Nel diritto all’ostilità aperta verso gli uomini, Harmange ravvede la piena liberazione delle donne dall’influenza degli uomini e quindi la loro realizzazione, alla larga dai giudizi maschili.

Nel suo libro, Harmange focalizza la sua attenzione anche sul contraltare della misandria, ovvero la misoginia. Se la misoginia è “misurabile” con il numero di vittime di femminicidi, stupri e violenze domestiche e, soprattutto, è socialmente accettata, l’odio delle donne verso gli uomini fa indignare molto, ma allo stesso tempo non è sinonimo di violenza o di usurpazione ma di separazione e liberazione dagli schemi maschili.  “L’accusa di misandria è un meccanismo di silenziamento” scrive Harmange nell’introduzione.

La sorellanza per ribaltare la società patriarcale

Ma soprattutto, il libro di Harmange è un invito alla sorellanza politica, culturale e sociale, come arma di affermazione delle proprie idee e della propria indipendenza, utile a combattere tutti quei meccanismi di ricerca dell’apprezzamento maschile attuati dalle donne stesse per sentirsi accettate. “È la nostra rabbia che costringe gli uomini ad assumersi la responsabilità delle loro azioni e imprime slancio a tutte le nostre rivoluzioni”. La causa femminista è una causa di sole donne e pertanto sono le donne che devono alimentare e sostenere le proprie battaglie, senza avere paura di essere apostrofate come isteriche o streghe. Solo le donne, per l’autrice, possono sostenere le rivendicazioni femministe, nessun uomo, neanche con le migliori intenzioni potrebbe riuscirci fino in fondo, proprio per via della società patriarcale in cui siamo immersi che ripropone sempre gli stessi schemi.

“Odio gli uomini” di Pauline Harmange è in fondo una mano tesa, un atto di sorellanza, nei confronti di tutte le donne che lo leggeranno.

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Caterina Conserva

Caterina Conserva

Giornalista con la passione per l'ecologia, i libri e le lunghe camminate in giro per il mondo

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