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Generations rebellions: le lotte di Xr per denunciare l’emergenza climatica

Diversi studi diffusi nelle ultime settimane sostengono ci sia una relazione causale tra l’attuale pandemia di Covid-19 e lo sviluppo industriale dell’umanità negli ultimi decenni.
Già nel lontano 2004, come ricorda Ángel Luis Lara in un articolo uscito su El Diario, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’Organizzazione mondiale della salute animale (Oie) e l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), avevano segnalato l’incremento della domanda di proteina animale e l’intensificazione della sua produzione industriale come principali cause dell’apparizione e propagazione di nuove malattie zoonotiche sconosciute, vale a dire di nuove patologie trasmesse dagli animali agli esseri umani. “La continua distruzione degli spazi naturali – denuncia il movimento ambientalista Fridays for future in una lettera aperta all’Italia – costringe infatti molti animali selvatici, portatori di malattie pericolose per l’uomo, a trovarsi a convivere a stretto contatto con noi”.

Che il mondo stesse precipitando inesorabilmente verso il baratro, prima che una pandemia ci costringesse a ripensare il nostro modo di vivere, lo ha denunciato con forza negli ultimi anni Extinction Rebellion, un movimento ambientalista non violento nato a Londra a fine 2018. Ad oggi, ne fanno parte migliaia di persone di 54 paesi del mondo.

Extinction Rebellion, o semplicemente XR, fa della disobbedienza civile una delle sue principali modalità di denuncia. Nell’aprile 2019 per undici giorni migliaia di persone hanno bloccato la capitale inglese, formando catene umane per bloccare ponti e incroci, sdraiandosi lungo le strade, incollandosi all’ingresso della Borsa di Londra e sulle porte delle metropolitane. Oltre mille persone sono state arrestate: molti attivisti lo giudicano necessario per dare risonanza a una campagna che chiede con urgenza di affrontare il collasso climatico prima che sia troppo tardi.

Sono tre gli obiettivi dichiarati del movimento: chiedono che i governi dichiarino l’emergenza climatica, azzerino le emissioni di co2 entro il 2025 e istituiscano assemblee popolari per legiferare sui cambiamenti climatici. Studiando i movimenti di Gandhi e Martin Luther King, Extinction Rebellion ha calcolato che per cambiare il mondo è sufficiente mobilitare il 3,5% della popolazione. Per riuscirci, nel 2020 ha deciso di cambiare strategia. Abbassando i toni della disobbedienza, e unendo le forze con le altre associazioni ambientaliste come Fridays for future, a fine febbraio Xr ha organizzato una manifestazione a Londra dal nome “Enough is enough”. L’obiettivo era di coinvolgere il maggior numero di persone di età, classi sociali e contesti differenti, per mostrare all’opinione pubblica e al governo britannico che il movimento è pacifico, aperto a tutti e in grado di raccogliere adesioni intergenerazionali. Soprattutto, per mandare un forte messaggio alla polizia londinese, che lo scorso anno ha inserito il movimento nell’elenco delle ideologie estremiste, accanto a fondamentalisti islamici ed estrema destra.

In queste settimane di lockdown, XR si sta interrogando su come trasformare la propria ribellione in una “ribellione digitale”. Nel frattempo, le parole d’ordine rimangono le medesime. “Due terzi delle malattie infettive dell’ultimo secolo sono di origine zoonotica, ovvero passate da un animale selvatico all’uomo, spesso tramite un ponte, che il più delle volte è un animale da allevamento intensivo – scrivono sui social -. Questo contatto tra specie così diverse è favorito da noi umani che deforestiamo, scaviamo pozzi e miniere, catturiamo e uccidiamo questi animali e li priviamo del loro habitat naturale, sconvolgendo così gli ecosistemi naturali”. Per poi concludere: “Quando ci prenderemo finalmente la responsabilità di quanto sta accadendo e decideremo di invertire la rotta? Quando capiremo che, anche a livello economico, prevenire è meglio che curare? Chiediamo di pensare una nuova “normalità” verso cui andare, una normalità in cui sia l’essere umano al centro delle politiche”.

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