Cosa c’entra Shakespeare con il covid-19?

Oggi nasceva e moriva quel genio di un drammaturgo inglese

William Shakespeare nacque a Stratford-upon-Avon il 23 aprile 1564, per morire nello stesso posto esattamente 52 anni dopo, il 23 aprile 1616. È forse considerato il più eminente drammaturgo della cultura occidentale.

Il “Cigno dell’Avon” è stato tradotto in tutte le maggiori lingue del mondo e i suoi drammi sono stati inscenati di gran lunga più spesso di qualsiasi altra opera che l’umanità abbia mai realizzato. Come ricorda una critica letteraria sulla Bbc, tra le tante sue opere che possiamo rispolverare per festeggiare i quasi 500 anni dalla nascita, quelle che descrivono il personaggio di Sir John Falstaff Enrico IV e Le allegre comari di Windsor – sono le più vicine al momento storico pandemico che stiamo vivendo.

Un miscuglio di umanità

Shakespeare ha costruito Falstaff  come un personaggio comico: un gentiluomo giullare, con un appetito insaziabile di cibo, bevande e donne. Bugiardo e orgoglioso, riesce a liberarsi da situazioni pericolose grazie allo spirito che lo contraddistingue, nelle mille vicissitudini delicate o grottesche in cui si caccia regolarmente. È uno dei personaggi più comici di Shakespeare, anche se fa la sua comparsa per la prima volta in un dramma storico.

Si assume che il personaggio, un cavaliere grasso e vanaglorioso, si sia ispirato a sir John Oldcastle, militare che guidò le milizie inglesi durante una fase della Guerra dei cent’anni, poi ucciso sotto il regno di Enrico V.

L’ultimo aggrappato ai primi

Goduta la sua essenza comica, Falstaff ci fa scivolare nelle sue caratteristiche più profonde, con una commistione di generi che è tipica dei drammi shakespeariani. Le parole scelte per l’epilogo della sua vicenda rimandano a quelle che Platone utilizzò per la morte di Socrate, e che colpirono tanto Arrigo Boito, nella stesura del libretto dell’omonima opera di Giuseppe Verdi, Falstaff.

Cosa ci rende esseri umani

Nella vita John Falstaff fa compagnia al principe Henry, che presto sarà Enrico V. La simpatia è immediata: Falstaff ha bisogno di compagnia, cibo e amicizia, e soprattutto di accettazione sociale. Ci ricorda fino a che punto queste siano necessità primarie di tutta l’umanità, sebbene messe a dura prova dal covid. Ma certo non per tutti allo stesso modo. Falstaff ci ricorda che in fondo siamo tutti bambini che vogliono amore e attenzione, famiglia e comunità. Falstaff è un po’ il parente o l’amico pazzo e ribelle, che tutti sopportiamo, un personaggio in cui vediamo aspetti poco amati delle nostre personalità scorbutiche: racconta bugie e improvvisa, parla argutamente grazie al vino, ma non è certo un uomo d’azione.

L’abbandono del potere

Nel 2021, tra blocchi e isolamento, Falstaff è un potente simbolo di espropriazione e disgrazia sociale. Il suo status è dolorosamente precario, dipende dalla buona grazia e dall’umore del suo socio, il futuro re d’Inghilterra. Siamo noi, il re d’Inghilterra, in questa catastrofe umanitaria che si chiama covid, e come Falstaff improvvisamente perde il favore reale e il suo precario ordine sociale, così noi abbiamo semplicemente chiuso agli ultimi, ai senza tetto, ai bambini che a scuola mangiavano l’unico pasto della giornata.

“Falstaff è l’uomo del momento per tutti noi, e ci chiede di riconsiderare chi siamo, sia pubblicamente che privatamente”, conclude Sally Bayley, autrice di “No boys play here” – A Story of Shakespeare & My Family Missing Men”.

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista, responsabile sezione Green per People For Planet. Ambiente, femminismo e mobilità i miei temi culto. I commenti sono solo miei

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