Oggi non si va a “manifestare per Greta”

Si va perché fra 50 anni si possa ancora manifestare, tutti.

No, oggi non si va a “manifestare per Greta”. Si va perché fra cinquanta anni si possa ancora manifestare, tutti.

Sono più di 150 le nazioni che hanno aderito al terzo sciopero globale organizzato dal movimento Fridays For Future che stavolta ha raggruppato persone di tutte le età e professioni. Al fianco degli studenti ci sono genitori, insegnanti, scienziati, sindacati. Milioni, per le strade, e non può che venirne qualcosa di buono. Era dai tempi di Nologo e prima ancora dal ’68 che non si assisteva a mobilitazioni di questa portata. Certo, a differenza che prima, oggi il movimento ha un volto, quello di Greta Thunberg, ma al di là della carica sentimentale nei suoi discorsi, il messaggio fondamentale è sempre lo stesso:Don’t listen to me, listen to scientists.

Non ci sono ragioni per ritenere che Greta ignori di essere una persona comune come la maggior parte di quelli che hanno aderito alla causa ambientalista, semplicemente ha capito (da sola o aiutata da terzi, poco importa) che il primato della politica sulla scienza è da eliminare in fretta e si è adoperata perché il messaggio arrivasse forte e chiaro. E che male ci sarebbe stato se avesse chiesto “Listen to me”? Che male c’è nel chiedere alla politica, alle istituzioni e ai poteri costituiti “ascoltami”? Serve una giustificazione?

La notizia della circolare del Miur relativa alle giustificazioni degli studenti che oggi non si sono presentati in classe per manifestare contro il cambiamento climatico è stata diffusa con il paternalismo solito di questo Paese. “Ministro Fioramonti firma le giustifiche degli studenti che scioperano”, hanno titolato i giornali. In realtà, la circolare, come ha chiarito lo stesso Fioramonti, dice:

“Una cosa molto semplice, e cioè che per la prima volta nella storia di questo Paese una famiglia potrà indicare la verità e cioè: essere orgogliosa che il proprio figlio o la propria figlia abbia partecipato alla manifestazione contro i cambiamenti climatici e scriverlo sul libretto. E la scuola può decidere di accettarlo senza indicare ‘motivi familiari’ o altre scuse”.

Lo sciopero non è un compito in classe, non va privato del senso di responsabilità individuale e del concetto sano di “conflitto non violento” che è alla base del vivere civile e della dialettica politica, quindi, per cortesia, finiamola tanto con i paternalismi. E con i bullismi nei confronti di Greta. Forse per via della sua espressione seria, del suo parlare direttamente alle colpe, senza mediazioni, Greta è mal tollerata, se non addirittura odiata da molti, specie in Italia, specie da un certo tipo di maschio attempato e benestante

Del resto nessuno ama chi paventa la fine, anche se ha ragione, soprattutto se ha ragione, la storia è costellata di numerose e infelici Cassandra. Tanta è la paura suscitata dal concetto di finitezza nell’animo umano che il sospetto su chi possa nascondersi dietro Greta supera quello per ciò che, limpido, sta di fronte: una fine annunciata.

E così l’opinione pubblica diventa schermaglia tra pro e contro Greta, ottimisti e catastrofisti, gente di mondo e poveri ingenui, tutto, pur di distogliere gli occhi dalla fine, da ciò che spaventa. C’è un filo rosso che lega il ragionamento di chi analizza i fatti adottando sempre e solo una visione binaria tra sistema e anti-sistema, giusto e sbagliato, globalisti e sovranisti, turbocapitalisti e comunisti, buoni e cattivi.

Beninteso, esiste senza dubbio un sistema, una direzione tracciata da chi ha più potere degli altri, ed esistono forze che a questa direzione si oppongono. Non rendersene conto è da ingenui. E tuttavia la contrapposizione non rimane mai netta. Certi fenomeni che nascono spontaneamente da una volontà anti-sistema possono diventare pro-sistema o essere sfruttati dal sistema, così come a volte possono esserci intenti comuni, così capita che il sistema assuma le sembianze dell’anti-sistema e (soprattutto) viceversa, così come iniziative prodotte in seno al sistema possono essere positive e altre promosse dall’anti-sistema negative. Dal vertice che nel 1992 a Rio de Janeiro ha inaugurato la stagione dei summit sull’ambiente, le emissioni di CO2 da energia sono cresciute del 58% e ai 32 miliardi di tonnellate attestate al 2018 si sono aggiunti altri 12 miliardi. Il fatto che al sistema conviene iniziare a produrre macchine elettriche perché danno più profitto è un motivo sufficiente per opporsi alle macchine elettriche? 

Può anche essere che Greta sia inconsapevolmente o consapevolmente sostenuta da qualche plutarca che vede nel fenomeno mediatico intorno a lei un vantaggio per i propri propositi ma questo significa che i cambiamenti di produzione, di mercato e di cultura di cui il fenomeno Greta porta i prodromi debbano essere necessariamente negativi e da combattere? 

Stela Xhunga

Stela Xhunga