Olga, arrestata perché legge la Costituzione: è uno schiaffo a Putin

La diciassettenne che legge in ginocchio la Costituzione davanti a una schiera di poliziotti in assetto antisommossa è uno schiaffo a Putin

Simbolo delle proteste in Russia, il 27 luglio, durante l’ennesima manifestazione anti-Putin, l’attivista diciassettenne Olga Misik è stata arrestata per avere recitato in luogo pubblico gli articoli 3, 27 e 32 della carta costituzionale russa. L’articolo 31 prevede la libertà di assemblea, il 29 tutela la libertà di parola, e l’articolo 3 definisce la sovranità del popolo.  

Con lei, stando all’ong Ovd-Info, la polizia avrebbe fermato almeno mille delle circa 3.500 persone che hanno partecipato alle manifestazioni organizzate dall’oppositore Alexei Navalny in vista del rinnovo del consiglio comunale moscovita fissato a settembre. «Se perdiamo ora, le elezioni cesseranno di esistere come strumento politico», ha dichiarato uno degli esponenti dell’opposizione arrestati Dmitry Gudkov. «Ciò di cui stiamo parlando è se è legale partecipare alla politica oggi in Russia, stiamo parlando del paese in cui vivremo». 

La stessa Olga a un notiziario web di Riga ha dichiarato di volere «solo ricordare alla polizia che siamo qui a scopo pacifico e senza armi, a differenza loro». «Non mi è venuto in mente prima che qualcuno al di fuori di loro potesse notarmi. Mi sono seduta a terra e ho iniziato a leggere i nostri diritti costituzionali, specificando che quello che sta succedendo qui è illegale», ha poi detto la ragazza, che prima di essere arrestata ha aggiunto: «Voglio una Russia libera, nella quale non avvengano azioni illegali. Nessuno deve avere paura della polizia e dei tribunali».

Un anelito di democrazia evidentemente intollerabile per un Paese illiberale come la Russia, dove i brogli elettorali avvengono talmente alla luce del sole che nel 2012 il conteggio finale dei votanti moscoviti era addirittura superiore degli aventi diritto. Proprio in vista del rinnovo del consiglio comunale di Mosca, le autorità hanno bloccato le sei liste indipendenti e arrestato tutti i candidati indipendenti per motivi che definire oscuri è un eufemismo. Come confermato anche dai cronisti dell’Afp, la polizia russa prima ha arrestato sul posto diverse decine di manifestanti poi ha fatto irruzione nelle case e nei quartieri generali dei cittadini sospetti di avere organizzato le proteste. L’intelletuale dissidente Alexej Navalny è stato incarcerato per 30 giorni con l’accusa di convocazione di «manifestazione illegale». 

Da ormai vent’anni in Russia ogni tentativo di opposizione deve scontrarsi con ostruzionismi, repressioni, processi sommari, avvelenamenti e uccisioni nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica e dei governi europei, alle prese con le politiche clientelari che Putin tiene con alcuni, tra cui l’Italia. Durante la visita istituzionale a Roma lo scorso 3 luglio, una ventina di giorni prima delle manifestazioni a Mosca, il Presidente della Russia Vladimir Putin ha incontrato Papa Francesco, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e i due vice-premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Un’agenda così fitta di impegni da lasciar pensare che Putin stia cercando nell’Italia – soprattutto in Salvini – un alleato europeo contro le sanzioni e, forse, un mediatore con gli Usa di Trump. 

È ormai nota la registrazione delle trattative che il collaboratore leghista Savoini teneva con gli oligarchi russi vicino a Putin: Savoini avrebbe promesso appalti petroliferi, in cambio i russi avrebbero offerto tangenti con le quali si presume che la Lega abbia finanziato la propria campagna elettorale. Soldi sporchi da parte di russi che «non sono ancora sulla lista rossa dell’Interpol, quindi non c’è da preoccuparsi», come ha detto Savoini in una intercettazione. Da una parte oligarchi sfuggiti all’Interpol che finanziano il partito oggi maggioritario in Italia, dall’altra cittadini comuni che inseguono la democrazia leggendo la costituzione nelle piazze, distribuendo giornali, volantini e adesivi, con unico mezzo di comunicazione quello di Telegram. Davide contro il gigante Golia, ma stavolta Davide è una giovane ragazza che vive a 100 km di distanza dalla capitale e che da poco si è avvicinata alla politica, nonostante il padre, come molti russi, veda in Putin il fautore di una stabilità che dopo gli anni Novanta sembrava impossibile da raggiungere. Sul concetto di “possibilità” la generazione di Olga Misik, Greta Thunberg, Malala Yousafszai e Emma González ha però molto da dire. 

E un primo schiaffo di “possibilità” Putin se lo è preso.

Stela Xhunga

Stela Xhunga