Oltre l’8 marzo, un passo avanti

Verso una Internazionale Femminista

L’8 marzo, per il terzo anno consecutivo, mostra un movimento straordinario perché diffuso ovunque, perché in grado di connettere lotte (contro i femminicidi e tutte le forme di violenza di genere, ma anche contro muri e confini, distruzione degli ecosistemi e dei cambiamenti climatici) e punti di vista, ma prima di tutto perché modellato dal Sud in senso geografico e politico. Un movimento che “sta dando speranza e una visione per un futuro migliore in un mondo decrepito”,  probabilmente il principale “freno di emergenza capace di fermare il treno capitalista che corre a tutta velocità… verso la barbarie”, scrive un gruppo di femministe (tra cui Angela Davis, Lucia Cavallero, Verónica Gago, Nuria Alabao, Cinzia Arruzza, Nancy Fraser) in un appello che invita a un passo avanti: la convocazione di riunioni transnazionali e assemblee dei movimenti

Oltre l’8 marzo: verso una Internazionale Femminista

Per il terzo anno consecutivo la nuova ondata femminista transnazionale ha indetto una giornata di mobilitazione globale l’8 marzo: scioperi legali dal lavoro salariato – come i cinque milioni di scioperanti dell’8 marzo 2018 in Spagna e le centinaia di migliaia dello stesso anno in Argentina e l’Italia; scioperi selvaggi per le donne senza diritti e protezioni del lavoro, scioperi delle cure e del lavoro non retribuito; scioperi degli studenti, ma anche boicottaggi, marce e blocchi stradali. Per il terzo anno consecutivo, donne e queer in tutto il mondo si stanno mobilitando contro i femminicidi e tutte le forme di violenza di genere, per l’autodeterminazione fisica e l’accesso all’aborto sicuro e libero, per la parità di retribuzione a parità di lavoro, per una sessualità liberata, ma anche contro muri e confini, incarcerazione di massa, razzismo, islamofobia e antisemitismo, espropriazione delle comunità indigene e distruzione degli ecosistemi e dei cambiamenti climaticiPer il terzo anno consecutivo, il movimento femminista ci sta dando speranza e una visione per un futuro migliore in un mondo decrepito. Il nuovo movimento femminista transnazionale è modellato dal Sud, non solo in senso geografico, anche in senso politico, ed è alimentato da ogni regione in conflitto. Questo è il motivo per cui è anticolonialista, antirazzista e anticapitalista.

Viviamo in un momento di crisi generale. Questa crisi non è affatto solo economica; è anche politica ed ecologica. Ciò che è in gioco in questa crisi è il nostro futuro e le nostre vite. Le forze politiche reazionarie stanno crescendo e si presentano come la soluzione a questa crisi. Dagli Stati Uniti all’Argentina, dal Brasile all’India, all’Italia e alla Polonia, governi e partiti politici di estrema destra erigono muri e recinti di confine, attaccano i diritti e le libertà LGBTQ+, negano alle donne la loro autonomia fisica e promuovono la cultura dello stupro, tutto in nome di un ritorno ai “valori tradizionali” e alla promessa di proteggere gli interessi delle famiglie a maggioranza etnica. La loro risposta alla crisi neoliberista non è quella di affrontare le sue cause profonde, ma quella di colpire i più oppressi e sfruttati tra noi.

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