Ore 12.00: 5 minuti di silenzio

È l’appello del poeta Franco Arminio per ricordare le migliaia di persone che stanno morendo lontano dai loro cari

Di lui abbiamo già raccontato: il «Poeta al telefono» lo abbiamo definito, perché più di due settimane fa ha pubblicato su Facebook il messaggio «Se qualcuno vuole chiamarmi al telefono per farsi due chiacchiere, sono a disposizione tutte le mattine dalle nove a mezzogiorno»

Un pensiero collettivo

E qualche giorno Franco Arminio ha lanciato un appello: oggi, domenica 29 marzo, a mezzogiorno spegniamo tutti i nostri cellulari, le televisioni e le radio, chiudiamo i nostri computer, e per 5 minuti osserviamo il silenzio.

Il silenzio come gesto simbolico di vicinanza a chi ha perso i propri cari senza poterli salutare, senza poter dire loro addio, e a chi è morto senza il saluto della sua comunità: «Abbiamo bisogno di un pensiero collettivo dedicato a tutte le persone che stanno morendo in questi giorni senza funerale», scrive sulla sua pagina Facebook.

Il suo appello è stato raccolto da tanti, tra i quali il capogruppo del Movimento cinque stelle alla Camera, Davide Crippa, che il 25 marzo a Montecitorio lo ha fatto suo, chiedendo l’adesione a tutto il Paese. Hanno risposto inoltre numerosi sindaci, l’associazione Borghi autentici, e tante associazioni di volontariato e culturali (tra cui Lucania Film Festival).

5 minuti di silenzio…

… durante i quali fare ciò che ci viene meglio. «Non saranno cinque minuti banali; – scrive Arminio – partecipare a un rito collettivo, anche se a casa propria, è un bel gesto di salute morale e credo sia interesse di chi ci governa, a livello centrale e locale, avere una popolazione coesa e attenta, rispettosa delle regole e vicina al dolore di chi ha perso i suoi cari.
Restare umani è un compito che non contrasta con quello di rimanere sani

Preghiera per i morti

Per celebrare la solennità di questo momento, Arminio ha scritto una poesia; ve la proponiamo.

Noi lo sappiamo che quando si muore
accade una cosa che dura un tempo infinito
e non possiamo accompagnare nessuno in questo tempo,
vuoto o pieno che sia.
Si resta qui sempre un poco stupiti
dal morire: si va a guardare chi è morto
stamattina sperando che non sia vero
e invece il morto è lì, morto come prima.
Vivere è pregare anche quando poco ci pensiamo,
preghiamo in pizzeria, durante un amplesso,
mentre ci allacciamo le scarpe, preghiamo
la vita di restare vita e di darci quel soffio
di tempo che non è il morire.
Noi preghiamo sempre
pure quando litighiamo, quando
portiamo rancore agli innocenti.
Non c’è nessuna vita al mondo
che non abbia un senso, un dono.
Il caso è azzurro e non è detto che la morte
sia nera. È solo la più strana
la più indecifrabile delle nostre gioie,
vediamo solo che comincia col silenzio,
un silenzio fermo da cui non esce niente,
un silenzio sigillato per sempre,
un silenzio che non si lascia scuotere.
Pregare per i morti
è quello che facciamo sempre,
senza saperlo, senza sapere
che forse noi stessi siamo
la preghiera che fanno i morti.
I vivi escono dal canto di chi non c’è,
dalla sguardo di chi non vede.

Fonte: https://www.facebook.com/franco.arminio.1

Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

Fa parte della Redazione di People For Planet. Scrive e si occupa dell'editing e della revisione dei contenuti

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