Ormoni della crescita e antibiotici nella carne: possono esserci ancora?

Quali sono le categorie di sostanze pericolose che possono essere rilevate nella carne e avere differenti impatti sulla salute delle persone?

Sono due. La prima riguarda i contaminanti ambientali, cioè quelli che arrivano alla carne dall’ambiente esterno e su cui non c’è un intervento volontario dell’allevatore. Per fare un esempio, se c’è una zona di combustione vicina all’allevamento, gli animali finiscono per mangiare alimenti o bere acqua contaminati da diossine. Queste sostanze passano poi inalterate nella carne, nel latte o nelle uova dell’animale.

La seconda categoria riguarda sostanze che l’allevatore somministra volontariamente ai propri animali. Possono essere illecite, come gli ormoni e altri anabolizzanti, o lecite, come cortisonici, antibiotici o altri farmaci che vengono usati per curare l’animale. Queste ultime sono permesse solo a fini di cura, terapia e profilassi, sono dunque soggette a prescrizione e al rispetto di dosi e tempi di somministrazione che devono essere studiati in modo da non avere residui significativi dopo la macellazione, al momento del consumo.

Ormoni e Antibiotici. Prescrizioni, utilizzi, truffe e controlli

Ormoni

Nell’Unione Europea, l’uso di promotori di crescita ad azione ormonale, quali ormoni sessuali e corticosteroidi, è vietato dal 1996. La constatazione dei rischi correlati all’uso di queste sostanze ha portato l’UE ad adottare alcune direttive per regolamentare in modo uniforme la materia, ovvero la direttiva n. 96/22 CE e la 96/23 CE concernenti il divieto di utilizzazione di sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze beta antagoniste nelle produzioni di carni animali. Ma non è sempre stato così.

In passato gli ormoni erano usati a scopo anabolizzante, con lo scopo di far crescere l’animale più velocemente, di creare più masse muscolari che depositi di grasso – visto che gli ormoni modificano il metabolismo – e per contribuire ad avere una carne più tenera. In certi casi questa operazione diventava una vera e propria truffa, perché ormoni come gli estrogeni causano anche ritenzione idrica nell’animale: in questo modo veniva trattenuta più acqua nella muscolatura, quindi nella carne, e questa andava a pesare di più.

In Europa questi provvedimenti sono stati presi soprattutto dopo le crisi alimentari, in primis quella della mucca pazza negli anni Novanta. Ma anche dopo che l’uso incontrollato di ormoni negli anni Sessanta e Settanta, e quindi il consumo di carni piene di ormoni, venne riconosciuto come causa dell’aumento di alcuni tumori.

Al contrario negli Usa, in Canada e in alcuni altri Paesi, gli ormoni approvati possono essere acquistati senza ricette ed essere utilizzati senza la supervisione di veterinari. Come conseguenza in Europa è proibito importare carne proveniente dagli Stati Uniti, almeno quella che non rispetta le nostre leggi. La carne proveniente dagli USA in Italia però si può ugualmente trovare, almeno su internet è facilmente reperibile.  Per cui conviene comunque fare attenzione con la carne extra UE.

Antibiotici

Sono utilizzabili solo quelli preventivamente autorizzati dalle Autorità sanitarie e per motivi di cura dell’animale. Gli antibiotici utilizzati a scopo preventivo sono invece vietati in Europa dal 2006.

La prescrizione del farmaco deve garantire che nella carne, al momento della macellazione, non vi sia un valore della sostanza superiore al MLR (limite massimo residuale). Questa soglia di sicurezza è stata definita per assicurare residui minimali che non hanno effetto sulla salute umana neppure se fossero ingeriti ogni giorno. Se la soglia non viene rispettata, allora, siamo di fronte a un reato.

Efficacia dei controlli

Non è possibile, nonostante il divieto, escludere che ci siano comunque tentativi illegali per trattare gli animali con ormoni, che si possono trovare sul mercato nero; è per questo che i controlli sono fondamentali per rilevare o escludere ogni illecito. A oggi i controlli sugli ormoni sono regolamentati e prevedono una prima fase da effettuarsi in azienda, seguita da quelli al macello e in fase di vendita; gli ormoni fanno crescere alcune ghiandole all’animale che, per ogni singolo animale, vengono controllate da un veterinario ASL al momento della macellazione e, poi, c’è un controllo finale in sede di vendita.

Ogni Stato Membro, allo scopo di verificare l’ottemperanza al divieto imposto, predispone annualmente un piano di controllo (PNR), per la ricerca nei tessuti e nelle matrici biologiche, mediante metodi chimici quali-quantitativi, di residui di sostanze che si presume possano essere utilizzate illecitamente. Questo metodo di analisi però presenta delle carenze perché non riesce a tracciare la presenza di ormoni illegali dopo diversigiorni dai trattamenti.

Gli strumenti sono sensibili alla ricerca di una molecola specifica, ma per ottenere lo stesso effetto l’allevatore può usarne un’altra che lo strumento non riconosce. Altrimenti, c’è l’utilizzo di cocktail di molecole diverse in bassissime concentrazioni dove i singoli principi attivi non possono venire rilevati perché presenti in dosi minime.

Per quanto riguarda i bovini, è stato recentemente preso in considerazione un metodo di screening più innovativo, l’esame istopatologico, poiché è in grado di rilevare le gravi lesioni provocate dai trattamenti ormonali a carico degli organi bersaglio, che permangono per un tempo abbastanza lungo da poter essere svelate al momento della macellazione. Anche dopo 2 o 3 mesi dall’illecito, ma, per contro, tale approccio, ha lo svantaggio di non consentire un’identificazione a livello di singola molecola.

La carne rossa europea e italiana, quindi, non è a rischio zero, sia per gli ormoni immessi illegalmente e sfuggiti ai controlli sia per gli altri farmaci residuali (superiori al MLR) benché legali; ma secondo recenti analisi sono allarmanti i dati sugli allevamenti avicoli e ittici, dove è stato riscontrato un altro problema: l’antibiotico-resistenza nelle carni nonostante l’etichetta riportasse la dicitura “allevato senza uso di antibiotici”.

L’indagine in questione è realizzata da Altroconsumo: su 42 campioni di carne di pollo “senza antibiotici” acquistata a Milano e Roma sottoposti al test, erano presenti i geni tipici dell’antibiotico-resistenza. L’antibiotico-resistenza è la capacità sviluppata dai microrganismi (i batteri) di sopravvivere e moltiplicarsi, nonostante la somministrazione dell’antibiotico. Quando il microrganismo è un patogeno – cioè pericoloso per l’uomo – e sviluppa nel tempo un meccanismo di resistenza, il farmaco antibiotico risulta inefficace per la cura.

In quali animali potrebbero essere utilizzati illegalmente gli ormoni?

Gli animali più a rischio sono i bovini. Sono animali a crescita piuttosto lenta, la carne tenera ha un pregio e ogni animale ha un grande valore economico. Altri animali a rischio sono i suini, che sono però interessati meno dei bovini dagli ormoni e hanno una crescita meno lenta. I cavalli possono essere interessati dagli ormoni, ma di fatto solo quelli che possono essere macellati clandestinamente, senza che vengano effettuati controlli nel momento della macellazione, altrimenti verrebbero scoperti. I cavalli trattati con ormoni sono quelli sportivi, che per legge non possono essere macellati; per recuperare qualche soldo, però, potrebbero essere macellati illegalmente, ed arrivare sempre illegalmente in tavola. Infine, gli avicoli, così come ovini e caprini, non sono interessati dagli ormoni nella carne. Questo perché crescono già velocemente e l’ormone non darebbe alcun vantaggio se fosse somministrato.

Quali sono questi ormoni e quali i principali rischi per la salute se utilizzati illegalmente?

Vediamo quali sono i principali ormoni e quali possono essere i loro effetti sulla salute umana, iniziando dal fatto, essenziale, che i più colpiti dal problema sono i bambini, perché gli ormoni della carne interferiscono con il processo di crescita, che negli adulti non c’è. Infatti l’esposizione eccessiva agli ormoni, tra le potenziali conseguenze avverse per la salute umana, produce alterazioni nei riguardi delle ghiandole endocrine nella fase puberale, del sistema immunitario e può avere effetti genotossici e carcinogenici.

Estrogeni (estradiolo, zeranolo), progestinici (progesterone, melengestrolo), androgeni (testosterone, trombolone) possono dunque, a seconda dei casi, avere effetti deleteri sulla salute umana.

Le prove esistenti sono sufficienti a dimostrarlo, anche se riguardano livelli diversi e i dati disponibili non consentono una valutazione quantitativa dei rischi, che sono comunque reali anche in caso di impiego di piccole dosi. Infatti, per nessuno di questi ormoni è possibile stabilire una soglia critica.

Dunque gli ormoni nella carne, in base alla normativa attuale, non ci devono essere e difficilmente si trovano, a causa dei controlli che gli animali devono subire prima e durante il processo di macellazione. L’unica possibilità di trovarne è nell’illegalità, ovvero laddove non si seguano le norme o si eludano i controlli.  In ogni caso, la legislazione vigente, in caso di sospetto trattamento illecito, prevede la disposizione di ulteriori controlli analitici, a sondaggio, sugli animali presenti in azienda, sugli alimenti a loro destinati e sull’acqua di abbeveraggio.

Quali sono le regole da seguire che possono dare maggiore sicurezza possibile?

Ci sono alcune regole che non andrebbero mai dimenticate quando si ha a che fare con la carne; queste regole valgono tanto per il problema degli ormoni quanto per altri problemi simili da altri contaminanti, come gli antibiotici, per essere sicuri di mangiare carne più sana possibile. In particolare il gruppo più a rischio è costituito dai bambini e dai ragazzi fino alla pubertà. Per cui le maggiori precauzioni devono essere prese per loro.

  • In linea generale, i bambini non dovrebbero mangiare spesso carne bovina e dovrebbero  evitare la carne di vitello. Una volta o due alla settimana va bene, ma negli altri giorni è da preferire il consumo di altri tipi di carne (di qualità), più digeribile e in cui c’è meno probabilità di trovare ormoni immessi nell’animale in maniera illegale.
  • Cercare di acquistare carne di qualità superiore, da produttori o fornitori che propongo un prodotto di qualità elevata (e controllabile). Meglio mangiare la carne una volta in meno, ma che sia di buona qualità. Inoltre è indispensabile leggere sempre le etichette che devono riportare la provenienza delle carni, ossia dove l’animale nasce, viene allevato e macellato. Se ci si affida anche ai prodotti DOP e IGP, si è probabilmente più sicuri in quanto il produttore è obbligato a seguire un preciso disciplinare di produzione.
  • Attenzione alla carne importata o a mangiare la carne all’estero (ma solo se per lunghi periodi), soprattutto in quei paesi dove è legale l’uso di ormoni (come Stati Uniti o Canada), in particolare evitare quanto più possibile di farla mangiare ai bambini.
  • L’allevamento biologico è in linea generale una garanzia in più per poter evitare gli ormoni che potrebbero essere presenti nella carne. Infatti, nell’allevamento biologico i trattamenti terapeutici con farmaci tradizionali (esclusi omeopatici e fitosanitari) sono molto limitati nel corso dell’anno. Difficilmente, quindi – pena la perdita della qualifica di biologico – verranno somministrati farmaci.

Queste semplici regole permettono, in generale, di limitare l’ingestione degli ormoni e di residui provenienti da farmaci legali provenienti dalle carni, e garantiscono quindi, insieme ai controlli sanitari statali e allo sviluppo di tecniche di rilevazione sempre più precise, che la carne che mangiamo sia quanto più possibile sicura.

Altre Fonti:

https://www.cibo360.it/alimentazione/chimica/contaminanti/ormoni_negli_alimenti.htm

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/lesperto-risponde/carne-con-ormoni-mito-o-realta

http://www.maurolombardo.it

http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=54410

Il 15% della carne bovina italiana è trattato con ormoni e sostanze vietate. Il dato emerge dalle analisi istologiche del Centro di referenza nazionale sugli anabolizzanti

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/03/08/news/alimentazione_pollo_senza_antibiotici_l_etichetta_non_basta-220972168/?ref=fbpa&fbclid=IwAR2HZm9OtIed-OvO3kGb21KBWlfcnTCIqQ8MhlkuAPQv9j94iz7bmzIKV0s

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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