Otto buoni motivi per chiudere le case di riposo per anziani

Otto buoni motivi per chiudere le case di riposo per anziani

Perché le istituzioni in cui teniamo gli anziani sono indegne, inadeguate e arretrate.

Peter Jansenn, gerontologo di fama internazionale, scrive sul giornale belga di lingua fiamminga De Standaard un j’accuse ben argomentato contro le case di riposo per anziani indicando la necessità di chiuderle. Di seguito la traduzione di ampi stralci del suo articolo.

Chiudere le case di riposo.

Dal XVIII secolo abbiamo fatto una campagna per l’abolizione della schiavitù. Poi alcuni hanno chiesto l’abolizione della pena di morte. Oggi altri denunciano la prostituzione, la tratta di esseri umani, la sofferenza degli animali. Cosa hanno in comune questi “abolizionisti”? L’indignazione contro l’ingiustizia.

La crisi del coronavirus ci ha mostrato che è giunto il momento per una nuova lotta: ci sono almeno otto buoni motivi per chiudere definitivamente le case di riposo.

1. Sono luoghi adatti al diffondersi delle malattie.

Il coronavirus ha colpito molto pesantemente anche il Belgio e anche qui la stragrande maggioranza delle vittime sono residenti in case di riposo. Questa situazione si spiega in particolare con una scarsa preparazione, misure prese troppo tardi e una mancanza di risorse materiali e umane. Il motivo principale, però, è da ricercare altrove: non è stato possibile applicare le misure cautelari in questi luoghi dove i residenti vivono in promiscuità. Si è cercato di isolarli nelle loro stanze ma questo metodo, invivibile quanto disumano, non è sostenibile a lungo termine.

2. Gli anziani non ci vogliono andare

Tutti i sondaggi mostrano che i nostri anziani non vogliono essere inseriti in una casa di riposo e preferiscono restare a casa. Tuttavia il più delle volte sono le famiglie a prendere la decisione, per mancanza di un’opzione migliore.

Con adeguati investimenti in cure preventive e servizi di assistenza domiciliare, potremmo offrire loro una seconda valida opzione. Tanto più che i baby boomer, una generazione per natura più “esigente”, saranno probabilmente meno inclini ad accettare il loro destino rispetto ai membri, forse più docili e concilianti, della “generazione silenziosa”.

3. Forniscono cure mediche d’altri tempi

L’invecchiamento della popolazione sta sconvolgendo il mondo medico. La maggior parte delle malattie non è più acuta, ma cronica. Si pensi a problemi cardiovascolari, diabete, cancro, obesità, depressione, demenza. L’assistenza primaria integrata (che può essere fornita a casa, in piccoli centri o in ambulatori privati) e la prevenzione stanno prendendo il posto delle cure residenziali fornite in ospedale. Le malattie croniche sono malattie lente, che richiedono un approccio preventivo restrittivo, simile a quello adottato contro il Covid-19.

Intervenendo strutturalmente a livello di ambiente e comportamento, è possibile, attraverso uno stile di vita sano (smettere di fumare, mangiare sano, esercizio fisico e assenza di sovrappeso), evitare fino all’80% delle malattie croniche.

Invece una casa di riposo è un ambiente favorevole alla perdita di autonomia e all’assunzione di malattie e favorisce anche la vulnerabilità a virus mortali.

4.Sono il contrario dei principi della gerontologia

L’obiettivo della gerontologia è permettere che l’invecchiamento avvenga in buone condizioni di salute. Questa scienza si basa su due principi fondamentali: autonomia e attività. In altre parole, per rimanere in salute negli anni, dobbiamo mantenere la nostra indipendenza e rimanere attivi. Un’assistenza di buona qualità deve contribuire a questo duplice obiettivo. In una casa di riposo si perde praticamente ogni autonomia, al punto che queste strutture diventano profezie autodistruttive. Promuovono esattamente ciò che dovrebbero evitare: dipendenza, malattia, abbandono.

5. Violano i diritti umani

I diritti umani sono universali e non hanno limiti di età. I residenti delle case di cura hanno quindi diritto alla libertà, alla dignità, al rispetto della vita privata e della casa e ad una buona assistenza sanitaria. Coronavirus o no.

Johan Leman, ex direttore e fondatore del Center for Equal Opportunities and the Fight against Racism, ora Unia, teme che la dipendenza dalle cure possa portare ad abusi (immobilizzazione) e trattamenti crudeli, inumani e degradanti (obbligo di indossare i pannolini). In un articolo pubblicato da De Standaard, chiede l’istituzione di una Commissione per i diritti degli anziani, che assicuri il rispetto dei diritti umani nelle case di riposo. Questo organismo sarebbe responsabile della gestione dei reclami, del dare voce alle vittime e della lotta alla discriminazione.

6. Ci dividono

Le case di riposo isolano gli anziani dal resto della società, il che conferma e rafforza l’immagine negativa della vecchiaia. L’esclusione degli anziani è come tutte le altre forme di esclusione: è un meccanismo di difesa e diniego che sostiene lo status quo. Proiettiamo sugli altri ciò che ci ispira disagio o paura e finiamo per bandirli dalla nostra vita. Alimentando gli stereotipi e l’immagine distorta di decrepitezza che di solito è incollata agli anziani, le case di cura promuovono la segregazione generazionale.

7. Sono obsolete

Il XIX e il XX secolo sono stati il periodo di massimo splendore dei conventi, delle caserme, dei complessi industriali, dei convitti. C’era la tendenza a rispondere ai problemi sociali e societari creando grandi istituzioni “normative”: asili per i poveri, orfanotrofi, riformatori e manicomi. E naturalmente c’erano già gli “ospizi”.

Ad eccezione di questi ultimi tutti gli esempi che ho citato, che i sociologi chiamano “istituzioni totali”, sono scomparsi e sono stati sostituiti da soluzioni più adeguate. In effetti, raggruppare i problemi insieme non significa risolverli. Anzi. Queste “istituzioni totali” hanno fatto il loro tempo perché non solo alimentano i problemi, ma soprattutto ne creano di nuovi. Anche le carceri, prototipo di un’istituzione totale, vengono gradualmente sostituite da centri di detenzione più piccoli.

8. Sono troppo costose e lo saranno sempre di più

L’assistenza agli anziani costa un sacco di soldi. E’ meglio investire le risorse a nostra disposizione nelle persone che nel mattone,  vale a dire nello sviluppo di cure ambulatoriali piuttosto che in strutture residenziali d’altri tempi. Tanto più che la visione e l’approccio attuali presto non saranno più sostenibili.

Infatti domani avremmo bisogno del doppio delle case di cura. Anche se immaginiamo di avere abbastanza soldi per finanziarle, non troveremo mai abbastanza personale per farle funzionare. Per questo dobbiamo spostare il cursore da curativo a preventivo: questo eviterà malattie e dipendenza dalle cure.

Chiudiamo le case di riposo.

Foto di Eberard Grasssteiger: “Mia mamma e la sua protettrice, le adoro”

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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