Paolo Polidori sbaglia cassonetto, se questo è un uomo (multato)

In attesa dell’abolizione della povertà, Paolo Polidori abolisce le tracce di «un barbone volontario: guadagna 1800 euro al mese»

Paolo Polidori sbaglia cassonetto ma è pronto a rifarlo. «Un barbone volontario, guadagna 1800 euro al mese, 60 al giorno. Ogni giorno, me lo dicono i commercianti, andava a cambiare da loro i soldi raccolti» dice ospite da Giuseppe Cruciani e David Parenzo durante la trasmissione radiofonica La zanzara, riferendosi al clochard a cui ha sottratto coperte e pochi averi per buttarli nell’indifferenziata con tanto di prove video.

E sì che “Paolo Polidori” foneticamente suona bene, fa pensare al pandoro, alla polis greca, a cose buone. «Da normale cittadino, che ha a cuore il decoro della città», il vicesindaco di Trieste la sera del 6 gennaio era passato da Via Carducci e aveva buttato nel cassonetto dell’indifferenziata coperte, giacche, un piumino, e altro. Praticamente l’insieme delle cose che fanno la casa di un clochard durante la stagione dell’inverno. Piaccia o no la forzatura, quella che Paolo Polidori ha gettato nel cassonetto è la casa di una persona, che poi si è rivelato essere Mesej Mihaj, un mite uomo di 57 anni arrivato in Italia dalla Romania il 12 ottobre 2018, nel tentativo fallito di raggiungere la sua famiglia in Francia. Gli hanno rubato i documenti, o forse li ha persi riferisce, senza documenti né residenza doveva andarsene dal centro di accoglienza. Da lì il suo vagabondare.

Il resto è cosa nota: la foto pubblicata su Facebook, i cittadini di Trieste che chiedono scusa al clochard a nome della città e fanno a gara di solidarietà, i politici, anche di centro destra, come Forza Italia, che si dissociano dal gesto, chiedono le dimissioni di Polidori, e poi la storia della multa, capolavoro di inettitudine. La polizia municipale di Trieste, della quale il vicesindaco è responsabile, avendo nelle proprie mani la delega alla Sicurezza, è pronta a sanzionarlo per avere gettato gli averi di Mesej Mihaj nell’indifferenziata. Il buon Polidori ha così a cuore il decoro della propria città da non sapere infatti che i materiali tessili integri vanno buttati negli appositi cassonetti gialli o destinati ai centri di raccolta, e ignora che la plastica ha i suoi contenitori dedicati. Prova dell’ignoranza, video e foto da lui stesso postati sui social, e poi fatti spariti, del cassonetto dove ha gettato, ripetiamolo ancora una volta, la casa di un altro uomo. Se questo è un uomo.

Il vicesindaco di Trieste è social-addicted vero, fa spesso parlare di sé. Suo il tentativo di censurare il manifesto realizzato da Marina Abramović in occasione del 50° anniversario di Barcolana, definendolo un’opera «orribile, nonché strumentalmente politica». Sue uscite come questa, pubblicata il 16 gennaio 2018, dove in un tripudio di esclamativi in Caps Lock faceva sapere via Facebook:

Ho proprio le palle piene di decenni di devastante deculturalizzazione “politically correct”!!!! È giunta l’ora che in quelli prossimi si ritrovino gli equilibri! A tutti i livelli!!
Il sonno della ragione genera mostri… di sinistra!
Quindi… SVEGLIAMOCI!!!!
Orgoglioso di essere di razza bianca!!!
SCRIVETELO ANCHE VOI!!!

Il post è pubblico, chiunque può commentarlo. Come pubblico è il post di Massimo Asquini, l’assessore comunale alla Sicurezza di Monfalcone, città poco distante da Trieste, anch’essa a guida leghista. Mentre Paolo Polidori gettava nell’indifferenziata la casa di un altro uomo, nelle stesse ore, Massimo Asquini elargiva al mondo la seguente filastrocca:

Il migrante vien di notte
con le scarpe tutte rotte
vien dall’Africa il barcone
per rubarvi la pensione
nell’hotel la vita è bella
nel frattempo ti accoltella
poi verrà forse arrestato
e l’indomani rilasciato.

Un poeta.

Rancorosi, urticanti come spray al peperoncino, talvolta poveri che odiano altri poveri, i fans di Polidori e Asquini sono tantissimi e sono specchio di un’Italia reale, che è inutile quanto dannoso minimizzare. Malgrado Polidori&Co, c’è poi una fetta di Paese altrettanto presente, attiva, cui si dà poco spazio mediatico, fatta eccezione per alcune notizie sensazionalistiche e pietose, che anziché diffondere esempi di un sano vivere civile, collaborativo, al di là delle ideologie di destra e di sinistra, hanno l’unico merito di alimentare l’insofferenza nei confronti di chi, colto in atteggiamenti altruisti, viene automaticamente bollato come buonista.

Di cittadini né buoni né buonisti è però piena l’Italia. È grazie ad associazioni come Avvocati di strada Onlus che si riesce a fare dormire in un letto anche i senzatetto più recidivi nelle notti più fredde. È grazie a preti come Luca Favarin che il Vangelo, per alcuni credenti, ha ancora la meglio sulla politica. Paradossalmente, è grazie a Paolo Polidori che questa fetta di Paese, discreta, ma tangibile e disobbediente all’occorrenza, di fronte al gesto di un uomo che getta (ripetiamolo per l’ultima volta) la casa di un suo simile, si chiede se questo è un uomo. Polidori non ci crederà, ma è anche grazie a lui che può nascere la prurigine di fare meglio, di guadagnarsi un titolo di “uomo”, o giù di lì,  che non si riduca alla pura biologia.

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Stela Xhunga

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