Parchi chiusi e fabbriche di armi aperte

Il fantastico mondo dell’Italia al tempo del coronavirus

Come è ormai arcinoto per contenere il contagio bisogna mantenere le “distanze sociali”. Significa mantenersi ad almeno un metro di distanza gli uni dagli altri, ci hanno spiegato.

Ciò che è meno noto è che questo metro di distanza, secondo chi sta emanando le regole di comportamento a cui ci dobbiamo attenere, è un metro mooolto flessibile.

Sempre meno di un metro; sempre di più di un metro; dipende

Esempi:

Sempre meno: Non si può andare in un parco o in spiaggia, neanche da soli, perché in spiaggia, anche in una spiaggia deserta, qualsiasi distanza tra le persone – è stato deciso –  è comunque inferiore ad un metro. Quindi non si può andare in spiaggia.

Sempre di più: Si può andare in metropolitana dove nelle ore di punta a Milano le persone sono ammassate l’una sull’altra per andare al lavoro perché sulla metropolitana qualsiasi distanza tra le persone – è stato deciso –  è superiore a un metro. Quindi si può andare in metropolitana, anzi vista questa regola si sono ridotte le corse aumentando l’affollamento. Tanto comunque in metropolitana qualsiasi distanza è sempre superiore a un metro.

Dipende: Ci sono poi dei casi in cui il “distanziamento sociale” dipende dal luogo in cui ci si trova. Se per esempio porti un cane a spasso e sei in prossimità di casa tua in città il distanziamento sociale è assicurato, se vai su un sentiero di campagna no, per questo è proprio vietato andarci.

Fra’ Gerolamo Savonarola

Complessivamente sembra che chi definisce le regole si stia ispirando a principi simili a quelli di fra’ Gerolamo Savonarola. Ciò che è fonte di piacere e svago è anche fonte di scelleratezza e causa di flagelli, sosteneva il frate, quindi da evitare assolutamente (unica eccezione consentita: cantare sui balconi, possibilmente l’inno d’Italia).

«È stata tua la colpa»

Una delle strategie più efficaci messe in campo dal potere durante ogni emergenza consiste nella colpevolizzazione degli individui, per ottenere il loro consenso acritico.

È una strategia ampiamente sperimentata nell’ultimo decennio con lo shock del debito pubblico, presentato a ogni individuo come la conseguenza della sua vita dissennata, vissuta colpevolmente al di sopra delle proprie possibilità, danneggiando e indebitando le generazioni future, una narrazione che ometteva e omette le responsabilità delle lobby finanziarie.

Così in questo periodo ci sentiamo ripetere “fate i bravi, state uscendo troppo di casa, non ci costringete ad essere ancora più severi” come se le dimensioni del guaio in cui ci troviamo dipendesse – prevalentemente o addirittura esclusivamente – da comportamenti “irresponsabili” degli individui, mentre nel frattempo il sistema sanitario è stato negli anni de-finanziato e privatizzato e si tengono aperte le fabbriche non essenziali, addirittura offrendo dei bonus per incentivare la presenza sul lavoro.

Fabbriche e virus

Scrive il Corriere della Sera:

Quasi un terzo dei contagi si trova tra le aziende d’ogni genere dei due polmoni economici d’Italia, Brescia e Bergamo. Brescia è la prima in classifica per densità produttiva, seguita da Milano e, appunto, Bergamo, che ha 4.305 contagi e 84 mila imprese attive nelle quali lavorano 385 mila dipendenti. Brescia ha 3.783 contagi, 107 mila ditte e 402 mila lavoratori. Stare a casa è più facile dirlo che farlo qui, dove per ammissione di Confindustria Lombardia il 73% delle imprese sta andando avanti, come in tutta la regione. Come dire che nelle aree più epidemiche mezzo milione di lavoratori continua a fare avanti e indietro casa-lavoro.

Il Presidente dell’Ordine dei medici di Milano Roberto Carlo Rossi tuona: «Mandare avanti la produzione è stato un gravissimo errore, dobbiamo chiudere tutto, lasciare aperto solo chi produce beni alimentari, prodotti per la salute e l’igiene. Vedo ancora capannoni e cantieri pieni di gente, è una follia». E che non siano tutte produzioni di beni essenziali lo si intuisce scorrendo l’elenco delle imprese nelle due province, dove troviamo aziende che producono acciaio, verniciature, calcestruzzi, auto di lusso, armi (220 nella sola Val Trompia, in provincia di Brescia – n.d.r.).

E ancora: i lavoratori dell’aeroporto di Linate denunciano che nell’aeroporto continuano i lavori di ristrutturazione dei negozi con squadre esterne che arrivano dalla bergamasca, come del resto in tutta la città di Milano continuano ad essere aperti cantieri non essenziali a cui lavorano persone che arrivano dal resto della Lombardia…

Il fantastico mondo dell’Italia ai tempi del coronavirus: parchi chiusi e fabbriche di armi aperte.

Foto di copertina di Bruno Patierno

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Bruno Patierno

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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