Parmitano in videochat con il Museo della Scienza: Milano, abbiamo un problema

L’astronauta dallo Spazio: “Il pianeta è malato”

Milano, 30 luglio 2019 – «Quui c’è poco spazio», scherza Luca Parmitano in collegamento con il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, nella sua prima conferenza stampa dall’arrivo sull’Iss, la stazione spaziale internazionale. È la battuta più ricorrente che in questi giorni si scambiano gli astronauti, impegnati nel trasloco all’interno dell’Iss delle attrezzature e dei materiali appena arrivati da un’astronave cargo. In una frase è riassunto l’ossimoro del trovarsi nello spazio e doversi muovere in pochi metri quadrati, di guardare la Terra fuori dall’oblò invece che sotto i piedi, di rispondere alle domande dei giornalisti sdraiandosi e mettendosi a testa in giù senza che nessuno trovi questo irrispettoso.

È un Luca Parmitano rilassato quello che appare nel primo collegamento interspaziale Terra-Iss, e le ragioni le spiega lui stesso: «L’adattamento è stato velocissimo rispetto alla prima volta, mi sono sentito subito a casa, il mio corpo ha capito subito come muoversi e come spostarsi. E ho iniziato subito a godere della bellezza della microgravità: il piacere di muoversi in libertà, non avere un peso, volare da una parte all’altra spostandosi con un dito», spiega. La cosa più difficile a cui abituarsi? Il caffè a bordo». Parmitano è partito sabato 20 luglio alle 18.28 dal cosmodromo di Bajkonur, in Kazakistan. Dopo 4 orbite attorno alla terra e un viaggio di circa sei ore, alle 3.08 del giorno dopo la navicella ha attraccato e per i tre astronauti a bordo – con Parmitano dell’Esa, l’agenzia spaziale europea, anche Drew Morgan della Nasa e Alexander Skvortsov della Roscosmos – si sono aperti i portelloni della stazione internazionale. Ad accoglierli c’erano due astronauti della Nasa e uno russo. L’attuale comandante a settembre tornerà sulla Terra e Luca prenderà il suo posto, diventando il primo italiano e il terzo europeo a coprire questo ruolo. Nei sei mesi della missione Beyond, gli astronauti condurranno oltre 50 esperimenti europei e 200 internazionali, tra cui alcune ricerche con risvolto neurovestibolare: «È qualcosa di molto nuovo, abbiamo imparato molto in passato in ambito cardiovascolare e osteomuscolare. In questo caso studiamo il modo con cui il cervello integra tutti i sensori del corpo, quindi non solo i cinque sensi ma anche i propriocettori, che ci permettono di capire il nostro orientamento nello spazio». Oltre alle ricerche con un risvolto medico, dalle missioni spaziali ha sempre tratto enorme forza propulsiva anche la tecnologia: «Ho detto che nelle stelle si può vedere il futuro, ed è così – conferma Parmitano – sono circondato da macchinari che parlano di futuro e lo creano. Proprio di fronte a me per esempio il mio collega Nick Hague della Nasa sta utilizzando una stampante tridimensionale per costruire tessuti biologici. Il futuro qui è quello che facciamo ogni giorno».

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Foto di skeeze da Pixabay 

Redazione People For Planet

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