Parte l’app Immuni. E ha tutti i presupposti per essere un flop

Parte in via sperimentale in quattro regioni e con molti problemi

Dopo un lungo periodo di attesa (era annunciata per i primi di maggio) l’app Immuni è pronta a partire in via sperimentale in 4 regioni italiane: Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia dall’8 giugno.

E’ già possibile scaricarla da qualche giorno negli store di Apple e Android e, secondo quanto comunicato dal commissario Domenico Arcuri, è già sul telefonino di 1.150.000 italiani. Sempre secondo Arcuri, l’operatività di Immuni dovrebbe essere diffusa a tutto il territorio italiano dopo altri 15 giorni.

Di Immuni e come si utilizza, ci siamo già occupati qui. Della sua genesi ci siamo occupati qui.

Una app, tanti problemi

Ma quali chance ha Immuni di dimostrarsi utile? Poche, temiamo. Ecco perché

Perché Immuni possa funzionare bisogna sapere chi ha il covid-19. Ovvio, peccato che una campagna sistematica di test di massa non sia mai partita in Italia, per cui Immuni non potrà segnalare chi abbia il virus e non sia stato testato (e molti stimano che i casi non accertati in Italia siano molti ma molti di più di quelli accertati)

Immuni senza tamponi non serve. Immuni in teoria dovrebbe essere parte di un sistema che, oltre alla segnalazione del contatto che io potrei avere avuto con una persona positiva al virus, dovrebbe anche mettermi in grado di verificare se io a mia volta sono stato infettato, altrimenti questa informazione è inutile. Ora come è ben noto la possibilità di farsi fare un tampone in varie parti d’Italia è tutt’altro che scontata, meno ancora sono scontati i tempi per farlo.

Oltre al fatto che in Lombardia, ad esempio, i costi del test e del tampone sono a carico del cittadino che voglia farlo e la regione promette un rimborso solo a chi risulti positivo, come se fare i test fosse un affare di interesse privato!

Non tutti possono scaricare Immuni. Immuni funziona sugli smartphone Android e Ios, NON funziona su quelli Huawey, NON funziona su quelli che hanno sistemi operativi “vecchi”, NON può funzionare ovviamente se non hai uno smartphone.

I conti sono presto fatti: si stima che il 20-25% dei possessori di smartphone in Italia abbiano Huawey, il 10-15% degli smartphone Android o Ios hanno sistemi operativi non sufficientemente aggiornati, il 15% delle persone (soprattutto anziani, i più esposti al coronavirus) non hanno uno smartphone.

In sintesi: Immuni può essere utilizzato (che è diverso dal poter essere scaricato) forse dal 50-60% degli over 14 (età minima indispensabile per poter utilizzare l’app) e questa percentuale è pericolosamente vicina a quella che secondo gli esperti è quella minima necessaria di utilizzatori perché l’app possa servire a qualcosa. Insomma, perché Immuni possa avere una qualche utilità la dovrebbero scaricare e utilizzare quasi tutti quelli che possono.

Le segnalazioni di Immuni sono condizionate dalla scelta individuale

Facciamo l’ipotesi che io abbia fatto un test e sia emerso che io abbia il coronavirus, in questo caso sarò io a dover segnalare tramite Immuni la mia positività, se non lo faccio non lo saprà nessuno dei miei contatti

Poi mettiamo che io autorizzi Immuni a trasferire questa informazione ai miei contatti, ciascuno di loro dovrà a propria cura avvertire il medico di base che potrebbe essere stato infettato e aspettare di fare i tamponi (almeno 2 negativi, tempi di realizzazione non definiti) prima di poter uscire dall’isolamento. Quelli tra i miei contatti che non lo faranno terranno per sé questa segnalazione senza darle alcun seguito.

Mentre invece in altri Paesi…

Proprio perché un’app (come è il caso di Immuni) da sola non può risolvere la questione degli accertamenti limitandosi alla buona volontà degli individui, in altri Paesi come abbiamo già raccontato (per esempio in Corea del Sud, in Irlanda e Regno Unito) affiancano all’app team di persone che contattano gli infetti, determinano con loro quali sono state le altre persone che potrebbero essere state esposte al virus, contattano queste persone e i loro medici di base, fanno tutto un lavoro che si è rivelato indispensabile per far funzionare il meccanismo e senza il quale una app, purtroppo, rischia di servire a poco.

Da chi potrebbero essere composti questi team in Itlia? Per esempio da persone sotto contratto con lo stato ma poco o per nulla impegnate. Per esempio i Navigator.

Attenti alla falsa sensazione di sicurezza

Ho la app Immuni, non ho segnali di allarme dall’app, vuol dire che non ho avuto contatti pericolosi e posso stare tranquillo.

NO! Immuni non rende immuni.

Foto di Daria Nepriakhina

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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Bruno Patierno

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Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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