Patrick Zaki ha compiuto 28 anni in carcere

Senza fornire spiegazione, Il Cairo ha prolungato di 45 giorni la detenzione dello studente Patrick Zaki. L’Italia intanto ha venduto 871,7 milioni di armamenti all’Egitto.

Il governo egiziano da febbraio tiene in ostaggio uno studente dell’università di Bologna, Patrick Zaki, accusato di diffusione di informazioni dannose per lo Stato e incitazione ad azioni contro lo Stato. Proprio 5 giorni fa la procura del Cairo ha deciso di prolungare la detenzione del giovane, 28 anni compiuti in cella, per altri 45 giorni. E anche stavolta, la decisione non è accompagnata da alcuna spiegazione, come consentito dalla assai poco democratica legge egiziana vigente. Il calcolo dei giorni parte dalla data dell’ultima udienza: Patrick resterà dunque in carcere almeno fino a fine agosto, in quello che la sua legale, Hoda Nasrallah, ha descritto come “un gioco legale”. 

Una delusione amara per i familiari di Patrick, “devastati”, a detta di chi li conosce. Nelle settimane scorse erano infatti riusciti ad avere l’appoggio di molti esponenti della chiesa copta e avevano sperato che questo, unito alle pressioni dall’Italia e dall’Unione europea, potesse finalmente risultare decisivo per la scarcerazione del giovane studente.

David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, ha commentato duramente via Twitter la decisione del Cairo:

“Ancora una decisione incomprensibile e crudele della giustizia egiziana nei confronti di Patrick Zaki, con altri 45 giorni di custodia cautelare in condizioni di detenzione inumane.
E tutto questo contro un ragazzo che non ha fatto assolutamente nulla, che non ha commesso alcun reato.
L’Europa continuerà a chiedere ogni giorno libertà e giustizia con ancora maggiore convinzione, e determinazione ostinata.
Mai compromessi sui diritti umani!”

Un messaggio cui hanno fatto seguito esternazioni di solidarietà soprattutto da parte del centro sinistra e dei Radicali, ma a non giocare un ruolo chiaro nella vicenda è proprio l’Italia. In audizione in commissione Esteri alla Camera sulla relazione 2019 sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, Emanuele Russo, presidente di Amnesty International Italia, ha rilevato un incremento esponenziale della vendita di armi all’Egitto.

Il 2019 attesta una conferma dell’Egitto come destinatario principale dell’export di materiali di armamento con 871,7 milioni di euro e come secondo partner il Turkmenistan. Su questo punto mi preme rilevare che nel 2018 il quantitativo totale di vendita si attestava a 69 milioni di euro, quindi c’è stato un incremento mastodontico di vendite verso questo paese. In entrambi i casi , Egitto e Turkmenistan, rileviamo quindi la stessa problematica emersa negli anni passati ossia quella relativa alla vendita di materiale d’armamento a Paesi che non rispettano i diritti umani o sono impegnati in conflitti”.

Quale potere negoziale, quale soft power è possibile attuare con l’Egitto, dove l’impoverimento dei diritti dei suoi cittadini è direttamente proporzionale all’arricchimento che l’Italia trae vendendogli armi?

Leggi anche: Egitto: arrestate due influencer di TikTok perché donne e “immorali”

Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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Stela Xhunga

Stela Xhunga

Scrive per People for Planet e per riviste e quotidiani, sia digitali che cartacei, tra cui Fanpage, Fondazione per la critica sociale, Il Manifesto, Il Reportage, Minima&Moralia. È collaboratrice della Radio Televisione Svizzera.

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